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L'epatite B: un virus molto contagioso

L'epatite virale B è una malattia grave che può evolvere in infezione cronica. Questo rischio è tanto più importante quanto più il soggetto colpito è giovane. Il germe responsabile appartiene ai dieci virus più temibili del mondo.

L'epatite B: un virus contagioso
© Getty Images

L'epatite B è causata da un virus che provoca lesioni infiammatorie del fegato. La contaminazione avviene soprattutto per via sessuale, ma anche per via sanguigna (aghi contaminati, in particolare nei tossicomani, in occasione di tatuaggi o piercing…) e più raramente dalla madre al bambino durante il parto. Il virus è altamente contagioso, 100 volte di più del virus HIV. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, esisterebbero 350 milioni di portatori del virus nel mondo. Le zone fortemente endemiche (zone in cui la malattia è molto presente) riguardano principalmente il continente africano e il Sud-est asiatico.

Sintomi non sempre presenti

Nel 67% dei casi, l'epatite B passa inosservata. La diagnosi viene eseguita in occasione di un test sistematico o quando il paziente riferisce una stanchezza apparentemente immotivata.

Come per tutte le epatiti, nel caso in cui siano presenti, i sintomi sono stanchezza, mal di testa, dolori addominali, nausee, anoressia, poi un ittero dopo circa due mesi dal contatto con il virus. In questo caso, il paziente ha la pelle e gli occhi gialli, le urine sono poco abbondanti e scure. Le analisi biologiche mostrano un aumento rilevante degli enzimi epatici (transaminasi). Il dimagrimento può essere notevole.

In qualche raro caso, meno di 1 su 100, l'inizio è ancor più violento: si parla allora di epatite fulminante, che si manifesta immediatamente con disturbi dello stato di coscienza, poi un coma. Occorre agire tempestivamente.

A prescindere dal fatto che l'epatite si sia manifestata o meno, 9 pazienti su 10 guariranno spontaneamente, mentre in 1 paziente su 10 la malattia evolverà in un'epatite cronica. In questo caso, l'infiammazione del fegato avanza in sordina ed esiste il rischio di ricomparsa nel lungo periodo di una cirrosi, poi di un'insufficienza epatica o di un tumore del fegato potenzialmente letale. Inoltre, il paziente rimane portatore del virus e diventa contagioso per i famigliari. Questi ultimi devono prendere diverse precauzioni come non scambiarsi gli accessori da toilette, proteggersi in occasione di rapporti sessuali eccetera.

Qual è il trattamento?

Non esiste un trattamento specifico per l'epatite B acuta. Il paziente dovrà necessariamente interrompere il consumo di alcolici e l'assunzione di farmaci potenzialmente tossici per il fegato. Nel caso di contagio sessuale, è opportuno individuare la malattia e la cura di eventuali altre malattie sessualmente trasmissibili (MST).

Oggi sono a disposizione due grandi tipologie di farmaci: l'interferone pugilato e degli antivirali di nuova generazione: l'entecavir e il tenofovir (una compressa al giorno). Rispetto agli antivirali di vecchia generazione (la lamivudina e l'adefovir), questi farmaci presentano due grandi vantaggi: sono più efficaci contro i virus e non comportano più alcun problema di resistenza. Anche se è ancora impossibile guarire da un'epatite B, questi trattamenti permettono comunque di stabilizzare i due terzi dei pazienti. La replica del virus è bloccata così come l'evoluzione della malattia, impedendo in tal modo l'insorgere di eventuali gravi complicazioni. Il trattamento deve essere somministrato nel lungo periodo.

Meglio prevenire che curare

L'epatite B deve innanzitutto essere prevenuta mediante rapporti sessuali protetti, l'utilizzo di aghi sterili per le iniezioni e così via.

Gli operatori sanitari che possono essere contaminati dagli aghi sporchi vengono sistematicamente sottoposti a vaccinazione obbligatoria. A un soggetto non immunizzato che viene a contatto con il virus verranno somministrate delle immunoglobuline e verrà sottoposto a vaccinazione.

La vaccinazione contro l'epatite virale B è raccomandata e offerta gratuitamente agli operatori sanitari e al personale infermieristico che opera all'interno di ospedali e case di cura private, alle persone che convivono con portatori cronici del virus dell'epatite B, agli operatori di pubblica sicurezza, ai politrasfusi e agli emodializzati e a tutte le altre categorie indicate nel D.M. del 4 ottobre 1991; l'aggiornamento del protocollo per l'esecuzione della vaccinazione contro l'epatite virale B è stato effettuato con il D.M. 20 novembre 2000, con relativa circolare esplicativa n. 19 del 30 novembre 2000.

Qualche anno fa, la questione del vaccino aveva suscitato l'interesse mediatico, poiché lo si era ritenuto responsabile di alcuni casi di sclerosi a placche. Nuovi studi hanno finalmente confutato la correlazione tra vaccinazione e questa malattia neurologica. La profilassi è tuttora raccomandata per i neonati.

Dr.ssa Christine Bouche

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16/05/2012

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