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Epatite A: nella maggior parte dei casi benigna

L'epatite virale… Malattia benigna o malattia grave? In pratica dipende dal virus in questione e dalla forma della malattia. Se si tratta di un'epatite A, la malattia può essere lunga e all'origine di una grande stanchezza. Salvo qualche rara eccezione, la guarigione è completa.

Epatite A spesso benigna
© Getty Images

L'epatite A è la più frequente delle epatiti virali. È causata dal virus dell'epatite A (VHA), che provoca lesioni infiammatorie del fegato. Ogni anno in Italia il SEIEVA (Sistema epidemiologico integrato dell'epatite virale acuta) rileva circa 10.000 casi di epatite all'anno, con il 52% di epatite A.

Attenzione: rispettare alcune regole igieniche

Si parla di contaminazione feco-orale per riferirsi alla contaminazione delle mani o degli alimenti attraverso le feci di un soggetto affetto. In pratica, avviene tramite l'acqua o gli alimenti contaminati (molluschi, crostacei, frutta, verdura…). I viaggi nei paesi in via di sviluppo sono a rischio a causa dello scarso livello igienico: Africa, Asia, Europa dell'Est, America centrale o America meridionale. L'epatite A si trasmette solo molto di rado per via sessuale o sanguigna, diversamente dagli altri tipi di epatite.

Sintomi talvolta assenti

Alcune epatiti A passano inosservate, in particolare nel bambino: il soggetto non si sente malato, ma gli esami del sangue permettono di rilevare la presenza degli anticorpi che attestano di un contatto con il virus.

Poco specifici, quando esistono i sintomi sono svariati: stanchezza, mal di testa, dolori addominali, nausee, anoressia, dolori articolari e orticaria. In seguito, nei 15 - 45 giorni dopo il contatto con il virus sopraggiunge l'ittero: la pelle e gli occhi del paziente sono gialli, le urine si presentano poco abbondanti e scure. La diagnosi viene confermata dagli esami biologici: gli enzimi epatici sono elevati e la presenza di anticorpi anti-HAV permettono di caratterizzare un'epatite da virus A.

L'ittero (fase itterica) dura in genere da 2 a 6 settimane, periodo durante il quale la stanchezza e le nausee persistono. Il paziente perde spesso alcuni chili. Alla fine il paziente ritrova gradualmente il colorito abituale e anche l'appetito. In alcuni casi, la malattia si protrae per alcuni mesi, ma non diventa mai cronica (a differenza di altre forme di epatite) e la guarigione è completa. La maggior parte dei pazienti non viene ospedalizzata e la media delle interruzioni di lavoro è di circa un mese. In genere, più il paziente è anziano, più la malattia può essere grave e di lunga durata.

In casi assai rari, quando l'epatite A è molto grave (forma fulminante) può manifestarsi attraverso disturbi dello stato di coscienza, poi il coma. In questi casi, il paziente deve essere ricoverato con urgenza.

Un vaccino efficace al 100%

Non esistono cure tradizionali. È consigliato il riposo, anche se non deve essere assoluto. È possibile seguire un'alimentazione normale durante la fase acuta, mentre il consumo di alcol è assolutamente vietato. All'occorrenza, sarà anche necessario evitare l'assunzione di farmaci che presentano una tossicità per il fegato. La migliore prevenzione dall'epatite A è l'igiene: in occasione di viaggi nei paesi in via di sviluppo, occorre fare attenzione a lavarsi sempre bene le mani ed evitare di consumare acqua non trattata, bibite contenenti ghiaccio, crostacei e molluschi crudi, frutta e verdure crude.

Per chi viaggia, si raccomanda una vaccinazione, generalmente ben tollerata, anche se talvolta può causare febbre e mal di testa. In generale, si propone una vaccinazione almeno quindici giorni prima della partenza, poi il richiamo a distanza di un anno. In seguito, i viaggiatori internazionali si sottoporranno a una vaccinazione ogni dieci anni. I pazienti che sono stati affetti da un episodio di epatite A sono immunizzati a vita e non hanno bisogno di essere vaccinati.

Dr.ssa Christine Bouchet

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16/05/2012

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