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Diagnosticare la scoliosi per evitare complicazioni

La scoliosi può purtroppo passare inosservata. Tuttavia, spesso è sufficiente un rapido esame clinico spesso per distinguerla da una semplice postura errata. Doctissimo fa il punto su questa malattia della schiena con il Prof. Jean-Marc Vital, presidente di un gruppo di studio sulla scoliosi.

La diagnosi della scoliosi
© Getty Images

Comparendo in genere verso i 10 anni nelle bambine e un po’ più tardi nei bambini, la scoliosi colpisce 3 persone su mille. Si tratta di una malattia della colonna vertebrale in tre dimensioni, con una curvatura di oltre 10° di ampiezza che implica la torsione di una o più vertebre su se stessa/e. Vista davanti o di spalle, la colonna vertebrale non appare più dritta. Tale deviazione comporta una deformazione del torace, dell’addome e delle zone vicine alla colonna vertebrale.

“S” come scoliosi

Attenzione a non confondere la scoliosi con l’atteggiamento scoliotico! Quest’ultimo è tipico di un bambino che ha una postura scorretta, spesso a causa di una diseguaglianza nella lunghezza degli arti o di una cattiva seduta in classe, ecc. L’atteggiamento scoliotico, però, non diventa scoliosi, che è invece una deformazione della colonna vertebrale nelle tre dimensioni. Questa prende l’aspetto di una S o di una C. “In posizione sdraiata, l’atteggiamento scoliotico scompare. Solo la scoliosi presenta una rotazione delle vertebre”,precisa il Prof.Jean-Marc Vital, presidente del gruppo di studio sulla scoliosi e primario del reparto di chirurgia ortopedica del Centro Ospedaliero Universitario di Bordeaux (Francia).

Le femmine ne sono colpite da cinque a sei volte più dei maschi. La scoliosi può manifestarsi sin dalla nascita e nel bambino piccolo (la scoliosi infantile compare prima dei 3 anni) e comparire a qualunque età, fino all’adolescenza (la scoliosi giovanile compare tra i tre anni e la pubertà). È più frequente nelle femmine che nei maschi. Il 2-3% degli adolescenti è affetto da scoliosi, ma solo tra lo 0,3 e lo 0,5% presenta curvature che oltrepassano i 20°. Le cause della scoliosi sono sconosciute, ma probabilmente la sua origine è multifattoriale e comprende fattori genetici ed ereditari non trascurabili. La maggior parte delle scoliosi sono dette idiopatiche, non hanno cioè un’origine definita (70%). Le altre sono dette secondarie, derivanti cioè da malattie all’origine della malformazione (paralisi, miopatia...).

L’alimentazione, la postura, la pratica di alcuni sport o il portare una cartella troppo pesante, invece, non sono responsabili della sua comparsa.

Genitori, siate vigili!

  • La scoliosi è una malattia grave. Quanto più compare in tenera età, tanto più rischia di essere severa.Per evitare aggravamenti è fondamentale diagnosticarla il prima possibile.
  • Pediatri, medici curanti e medici della scuola vi prestano attenzione, ma tocca prima di tutto ai genitori controllare la schiena dei propri bambini.
  • Esistono alcuni semplici gesti che consentono di individuare una scoliosi: basta far piegare il bambino in avanti per veder comparire una“gobba” sul rilievo della colonna vertebrale.

La diagnosi della scoliosi

La diagnosi della scoliosi si basa sulla misura della gibbosità, delle deformazioni e delle angolazioni e dello squilibrio rispetto alla piega tra i glutei. Dietro questo termine barbaro, si nasconde un esame clinico piuttosto semplice. In piedi, il dottore deve osservare l’equilibrio del rachide seguendo la linea dell’occipite fino alla piega del sedere. Sempre di schiena, il bambino dovrà poi piegarsi in avanti, con le mani giunte tra le gambe. In caso di scoliosi, il medico riscontrerà un gibbo (gibbosità). Per evitare che una differenza nella lunghezza degli arti interferisca nella diagnosi, l’esame può essere eseguito anche da seduti. “Questi semplici gesti devono essere eseguiti durante gli esami di medicina scolastica, ma dovrebbero essere insegnati anche ai genitori”, sostiene il Prof. Vital.

Ex medico-dirigente del centro di rieducazione funzionale di Villenave d’Ascq (Francia), il Dott. Jean-Michel Bruandet insiste sulla possibilità d’instaurare uno screening scolastico sistematico attraverso un esame clinico, ma anche grazie a un processo fotografico che alterni ombre e luci (processo“Moire”). “Oggi non sufficiente, lo screening scolastico deve essere eseguito tra gli 11 e i 13 annidi età ossea nelle ragazze e tra i 13 e i 15 anni di età ossea nei ragazzi”, precisa. Il suo interesse risiede nella possibilità di orientare il bambino verso uno specialista, che potrà precocemente prendere in carico la deviazione scoliotica e quindi arginare un’eventuale evoluzione sfavorevole. Il Prof. Vital ritiene che, dopo molti anni in cui ha lasciato a desiderare,la diagnosi della scoliosi sia oggi migliorata. Un esame radiologico potrà inoltre confermarla, valutando l’ampiezza della scoliosi così come quella della maturità ossea (età ossea reale valutata grazie a una radiografia delle ossa della mano).

Complicazioni rare ma a volte gravi

Il rischio maggiore di una scoliosi è il rischio di aggravamento. Oltre alla deformazione della colonna, le principali complicazioni sono:

  • Il carattere antiestetico: la gobba (gibbosità) può evolvere e diventare prominente;
  • Il disagio funzionale: la deformazione della colonna vertebrale può rendere difficile la camminata e dolorosi alcuni sforzi;
  • Dolori: la rotazione delle vertebre a volte è tale da causare una compressione nervosa, creando così attacchi di sciatica;
  • Complicazioni respiratorie: quando la deformazione del torace è molto importante. Questi casi gravi, tuttavia, vengono oggi diagnosticati prima di raggiungere un simile avanzamento.

Il rischio di evoluzione in una scoliosi non è costante ma varia in base all’importanza e al tipo di curvatura, del sesso e della potenziale crescita del paziente. L’inizio della pubertà rappresenta il periodo più critico nell’evoluzione di una scoliosi.  È proprio all’inizio della pubertà che il rachide cresce di più: tra gli 11 e i 13 anni nelle ragazze e tra i 13 e i 15 anni nei ragazzi il rachide cresce in media di 8 cm. È in questo periodo che il rischio di aggravamento della scoliosi aumenta e la sorveglianza deve quindi essere maggiore.Una volta terminata la crescita, il rischio di sviluppo è scarso, se non addirittura nullo nei pazienti adulti. Al fine di evitare le complicazioni, la scoliosi deve essere diagnosticata e trattata il più rapidamente possibile.

Conseguenze prima di tutto estetiche

Non tutte le scoliosi si aggraveranno. Solo il 10-15% è suscettibile di evolvere in maniera sfavorevole. Uno studio apparso nel febbraio del 2003 nella prestigiosa rivistadel “Journal of the American Medical Association” tende anzi a minimizzare l’impatto sulla vita quotidiana delle scoliosi idiopatiche dette tardive (cioè non trattate precocemente).Dopo uno studio di 50 anni, i ricercatori non hanno riscontrato differenze tra gli scoliotici e le persone in buona salute in termini di mortalità, di funzionalità o di vita attiva. Solo le lombalgie e la preoccupazione per il proprio aspetto sono maggiori nelle persone affette da scoliosi.

 
“Attenzione a non sottovalutare il carattere antiestetico, i dolori lombalgici e i rischi di evoluzione sfavorevoli di alcune scoliosi!Anche se si tratta di uno studio interessante, non rimette in discussione le carenze nella diagnosi e nella formazione per la presa in carico di questa malattia”, smorza il Dott. Jean-Michel Bruandet.

La scoliosi deve essere trattata non appena si nota un aggravamento. Secondo il Prof. Vital, la presa in carico si basa su tre grandi tecniche adattate allo stadio e al carattere evolutivo di ogni caso: la rieducazione attraverso la fisioterapia, il corsetto raddrizzatore e la chirurgia.

 

Fonti:

JAMA 2003;289:559-567

 

di Anne-Sophie Glover-Bondeau

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27/10/2014

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