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La paralisi del sonno

Esistono diversi tipi di paralisi. Quella del sonno è molto rara e viene spesso associata alla narcolessia. Scopri cos'è su Doctissimo

Paralisi del sonno
© Getty Images

Che cos'è la paralisi del sonno?

La paralisi del sonno è un disturbo del sonno durante il quale un paziente che si sveglia da un sogno è lucido ma si trova nell'incapacità di muovere gli arti.

Durante il sonno paradossale, fase del sonno durante il quale sopraggiungono i sogni, a parte i movimenti rapidi dell’occhio, il corpo è atonico, in un immobilismo ‘‘paralitico’’ che contrasta con un’intensa attività corticale. Svegliarsi in questa fase può dare luogo a un prolungamento di questo stato paralitico per una manciata di secondi o minuti. Si tratta della paralisi del sonno.

La paralisi del sonno può anche essere associata alla narcolessia.

Le cause

Paralisi del Sonno

A causare la paralisi del sonno è il rilascio anomalo, prolungato oltre il risveglio o anticipato prima dell'addormentamento, di quegli ormoni che determinano la paralisi e il rilassamento muscolari, tipici della fase REM. In altre parole, i meccanismi ormonali che caratterizzano la fase REM, anziché interrompersi al momento del risveglio, proseguono ancora per qualche istante, tanto che l'individuo sofferente è vigile, ma immobilizzato. Poiché la paralisi del sonno può verificarsi anche prima di addormentarsi, in tali frangenti i processi ormonali delle fasi di sonno si instaurano con leggero anticipo, nonostante la persona sia ancora sveglia.

 

 

 

 

I sintomi della paralisi del sonno

Come anticipato, il principale sintomo della paralisi del sonno è la temporanea incapacità di muoversi e parlare, che può manifestarsi al risveglio o prima dell'addormentamento. Si tratta di una sensazione alquanto strana e, per certi aspetti, angosciante, in quanto chi è vittima di un siffatto episodio rimane cosciente ma non può reagire, né eseguire alcuna movenza. Sentirsi incapaci di muoversi non è l'unico sintomo della paralisi del sonno. Talvolta, infatti, può capitare che la persona abbia delle allucinazioni e percepisca delle presenze o dei suoni non reali.

Un esempio classico, descritto dai protagonisti di fenomeni del genere, è la sensazione di non essere soli nella stanza in cui ci si trova.

Le allucinazioni, se si verificano nel passaggio dalla veglia al sonno, sono dette allucinazioni ipnagogiche; se, invece, si verificano al risveglio, sono definite allucinazioni ipnopompiche.

 

 

 

La terapia

Poiché, molto spesso, lamentano paralisi del sonno coloro che dormono poco e male, per curare il disturbo può essere sufficiente ristabilire delle abitudini notturne consone alle richieste dell'organismo umano. La terapia farmacologica della paralisi del sonno viene prescritta solo nei casi più gravi, quando cioè gli episodi sono cronici. Essa consiste nell'assunzione di farmaci antidepressivi.

Il nostro organismo e il nostro cervello hanno bisogno, per stare in salute, di circa 6-8 ore di sonno notturno. Pertanto, il primo passo da fare, per chi soffre di paralisi del sonno, è dormire un numero di ore adeguato. Inoltre, è altrettanto essenziale coricarsi e svegliarsi sempre alla stessa ora, in altre parole avere un ritmo di sonno regolare. Accanto a queste due contromisure più importanti, è bene ricordare qualche altro piccolo accorgimento. Ad esempio:

  • Creare un ambiente notturno accogliente: stanza buia, non troppo calda, ma neppure troppo fredda
  • Letto confortabile
  • Praticare esercizio fisico con regolarità, ma mai poco tempo prima di coricarsi
  • Limitare il consumo di caffeina
  • Non mangiare e non bere alcolici poco prima di andare a letto.
  • Per i fumatori, non fumare prima di coricarsi, in quanto la nicotina è uno stimolante

Come anticipato, si ricorre al trattamento farmacologico a base di antidepressivi quando la paralisi del sonno è cronica e crea sconforto a chi ne è vittima.

Il farmaco più utilizzato è, solitamente, la clomipramina, un antidepressivo triciclico che deve essere prescritto su indicazione del medico curante.

Il motivo per cui si somministrano questi preparati è il seguente: essi riducono l'intensità con cui avviene il rilassamento muscolare notturno e la profondità del sonno, in particolare della fase REM.

La durata del trattamento può variare da un mese a due; in ogni caso, sono i miglioramenti del paziente, e soprattutto il consulto medico, a stabilire se interrompere o meno la terapia.

 

 

 

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15/12/2014

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