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Lombalgia: come curarla

La lombalgia è un dolore della regione lombare, il male che si prova nella parte bassa della schiena. Esistono diverse cure per arginare il problema. Scopri quali sono.

Come curare la lombalgia
© Getty Images

La lombalgia è un dolore della regione lombare, il male che si prova nella parte bassa della schiena. Esistono diverse cure per arginare il problema. Scopri con Doctissimo quali sono. 

Tra le prime tipologie di cura, la prima che riveste un ruolo molto importante è il riposo: riposo assoluto, a letto, su un piano solido, senza cuscino ne guanciale, con le gambe semiflesse. La durata di questo riposo è controversa. Per alcuni medici deve essere il più breve possibile: 48 ore arebbero sufficienti per un recupero più rapido successivamente.

I farmaci

A volte vengono somministrati dei farmaci. Gli analgesici periferici vengono prescritti in caso di dolori fastidiosi: aspirina, paracetamolo. Può essere necessario, a volte, assumere antinfiammatori non steroidei (FANS) e miorilassanti.

L'utilizzo del calore a livello locale: bagni caldi

Le infiltrazioni epidurali di corticosteroidi hanno lo scopo d’introdurre un cortisonico in sospensione (cortivazol o Altim) a contatto con la radice infiammatoria e con diffusione della sostanza lungo la guaina che circonda il nervo.

I metodi ortopedici

Da non dimenticare il ricorso a metodi ortopedici. Ad esempio: 

  • Le trazioni meccaniche hanno lo scopo di allargare lo spazio tra le vertebre in modo da favorire la reintegrazione del nucleo erniato. Possono essere eseguite a letto, con l’aiuto di una cinghia stretta in vita a cui vengono sospesi dei pesi, con una forza di trazione uguale al 25% del peso del soggetto. Queste trazioni concedono un certo sollievo in alcuni casi di sciatica;
  • Le manipolazioni vertebrali hanno lo stesso obiettivo delle elongazioni e consistono in un movimento di torsione elicoidale, allo scopo di ottenere l’allargamento forzato dello spazio tra le vertebre, con aspirazione o rimozione tramite il legamento posteriore del pezzo di disco spostato. I rischi di aggravamento clinico e di complicazioni gravi (fratture, compressione della cauda equina) giustificano un controllo medico rigoroso;
  • I massaggi restano il trattamento da privilegiare, a condizione che siano delicati e accompagnati dalla fisioterapia;
  • L’agopuntura può aiutare a dare sollievo al paziente;
  • La talassoterapia: bagni, getti d’acqua, piscina, movimenti sott’acqua, massaggi, rieducazione localizzata, ginnastica di adattamento allo sforzo.

La rieducazione

La rieducazione è un elemento fondamentale nel trattamento dei pazienti che soffrono di lombosciatalgie.

In modo schematico, questa rieducazione:

  • Deve iniziare dopo un certo distacco dalle crisi dolorose (tranne che per le tecniche sedative);
  • Richiede la collaborazione di un paziente motivato;
  • Deve essere adattata a ogni paziente.

Il massaggio fa parte integrante della seduta di rieducazione. Alcune manovre globali sono sedative, altre cercano di trattare precise zone dolorose:

  • Il massaggio trasversale profondo di Cyriax (MTP) ha un effetto analgesico sui dolori di origine legamentosa o articolare posteriore;
  • Le manovre di Wetterwald mirano a disorganizzare le infiltrazioni cellulitiche riscontrate nel lombalgico.

L’effetto benefico del calore sul dolore è noto. Si utilizzano diverse fonti di calore: raggi infrarossi, bendaggi caldi, balneoterapia calda.

Si possono utilizzare varie tecniche di elettroterapia: ultrasuoni, onde radar, onde corte pulsate, correnti di bassa e media frequenza, ionizzazioni, laser.

La balneoterapia ha una buona azione sedativa grazie all’alleggerimento del rachide, al calore del mezzo acquatico e all’utilizzo delle tecniche di doccia, di massaggio con il getto dell’acqua e di bagni bollenti.

L'educazione della schiena

Il bloccaggio lombare insegna al paziente a immobilizzare volontariamente il rachide lombare nella posizione intermedia. Il bloccaggio è attivo e si ottiene grazie alla contrazione simultanea dell’insieme dei muscoli della regione.

Questo bloccaggio lombare è indispensabile durante il maneggio dei carichi pesanti.

Il controllo dei movimenti libera il paziente dal bloccaggio che, in realtà, non è mai totale. Questo controllo si basa su due parametri:

  • La velocità;
  • L’ampiezza.

Il movimento deve essere lento e distribuito sul rachide, sulle anche, sulle ginocchia e sui piedi, con una partecipazione ben coordinata dei diversi gruppi muscolari.

La fisioterapia riguarda anche le diverse articolazioni e i muscoli degli arti inferiori.

Si utilizzano varie tecniche di distensione: allungamenti attivi, passivi.

Al paziente vengono insegnati esercizi semplici e regolari da fare a casa propria, e l’esercizio di postura autopassiva dei muscoli ischiotibiali: il soggetto, disteso sulla schiena e con il rachide lombare aderente al suolo, mantiene uno degli arti inferiori teso, posizionando il più in alto possibile il tallone sul muro in prossimità di un angolo.

Il fisioterapista ricerca un equilibrio di forza tra i muscoli anteriori e posteriori della colonna vertebrale. In caso di insufficienza addominale, il fisioterapista fa lavorare gli addominali.

I muscoli paravertebrali sono oggetto di rieducazione.

Un esercizio semplice consiste, con il paziente seduto a un tavolo e con le mani poggiate sul piano, nel fare uno sforzo simultaneo di auto-ingrandimento, di spinta verso l’alto con le ginocchia e verso il basso con le mani.

Gli apparecchi di contenimento lombare

Sono a volte utilizzati nelle lombalgie alcuni apparecchi di contenimento lombare.

I busti rigidi sono in gesso, resina scotchcast o materiali termo-modellabili. Il busto rigido non riduce del tutto la mobilità lombare ma ha soprattutto lo scopo di dissuadere il paziente dal portare la colonna in posizione estrema ed effettuare movimenti inconsulti. Sono riservati al trattamento delle lombalgie e delle lombosciatalgie discali, dopo un periodo di riposo in posizione orizzontale, o subito per alcuni pazienti che non possono smettere di lavorare. Vanno indossati per circa 4-6 settimane.

Si utilizzano inoltre cinture di contenimento vertebrale (CCV), addominale (CCA), lombare (CCB), lombare rinforzato (CCC).

I trattamenti chirurgici

Nei casi più gravi il paziente è costretto a sottoporsi a trattamenti chirurgici:

  • La chemionucleolisi discale: la distruzione chimica del disco viene effettuata attraverso l’iniezione di un enzima, la chimopapaina, nel disco. Questa tecnica non è priva di rischi.
  • La nucleotomia percutanea: è una tecnica di aspirazione del nucleo del disco attraverso una cannula, sotto controllo radiologico.

La microchirurgia permette, dopo incisione cutanea e dissezione muscolare, un accesso diretto alla radice compressa e al disco erniato. La recisione del disco è così più semplice.

La microchirurgia comporta un rischio di fibrosi post-operatoria che può provocare dolori forti e prolungati per uno o due anni, nonostante il trattamento con infiltrazioni e neurostimolazione. Attualmente non è possibile prevedere questo rischio.

La protesi discale consiste nel sostituire il disco. Il materiale di protesi è un disco di polietilene inserito a mo’ di sandwich tra due lame d’acciaio.  È un intervento allettante che non presenta gli stessi inconvenienti della fibrosi intracanalare e che evita, restituendo l’altezza del disco, il rischio di infilzamento discale che esiste con le altre tecniche. Restituisce una funzione fisiologica alla regione lombare. Si tratta, in ogni caso, di un intervento chirurgico pesante.

L’artrodesi intersomatica consiste nel fusione dei corpi vertebrali tra i quali il disco non è più funzionale. Questo intervento allevia i dolori e restituisce la stabilità della colonna. Si esegue solo se i precedenti trattamenti sono stati fallimentari.

Condotta del trattamento

In primo luogo il medico prescrive:

  • Il riposo a letto più breve possibile;
  • Un analgesico;
  • Un antinfiammatorio non steroide (FANS);
  • Con o senza miorilassante o neurosedativo centrale.

Di solito, il dolore sparisce rapidamente e la prevenzione delle recidive consiste nella ripresa prudente e progressiva dell’attività professionale che coinvolge il rachide lombare, l’eventuale utilizzo di un busto e un trattamento fisioterapico a distanza dall’episodio acuto.

In caso questo trattamento fallisse, si propongono:

  • Infiltrazioni corticosteroidi epidurali precedute da una intradurale;
  • Trazioni lombari a letto o su un tavolo;
  • Alcune sedute di manipolazioni vertebrali;
  • L’utilizzo di un busto per 4-6 settimane.

In caso di insuccesso saranno necessarie esplorazioni neuroradiologiche allo scopo di scegliere tra la chemionucleolisi o la nucleotomia e la chirurgia.

La nucleolisi resta il primo trattamento da proporre di fronte a una sciatica discale resistente al trattamento medico.

In caso di controindicazioni, viene proposta la nucleotomia percutanea.

La chirurgia si attiene ad alcune indicazioni: sciatiche discali iperalgiche o deficitarie, sindrome della cauda equina, sciatiche non guarite dai precedenti trattamenti.

In caso di sciatica cronica post-operatoria, occorre ripetere gli esami neuroradiologici. Talvolta è necessario un nuovo intervento chirurgico. La neurostimolazione transcutanea e il trattamento sintomatico sono spesso insufficienti in caso di fibrosi epidurale.

La chirurgia di exeresi si esegue solo nel 10-20% dei casi, quando la sciatica ha resistito ai trattamenti medici per più di 3 mesi.

Autori: dott. Lyonel Rossant e dott.ssa Jacqueline Rossant-Lumbroso

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16/10/2014

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