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Il reflusso gastroesofageo

Patologia sconosciuta ai più, il reflusso gastroesofageo colpisce tra il 30 e il 45% degli italiani almeno una volta al mese. Alcune persone ne soffrono addirittura più volte al giorno. Ma di cosa si tratta esattamente e da cosa è provocato? Come diagnosticarlo? Come evitarlo?

Reflusso gastroesofageo
© Getty Images

Nel reflusso gastroesofageo una parte del liquido contenuto dallo stomaco risale verso l’esofago. Questo fenomeno viene spesso accompagnato dalla sensazione di bruciore e acidità in gola. Capita di frequente dopo i pasti o in posizione supina.  

Una patologia diffusa e che influenza negativamente la qualità della vita

I risultati1 ottenuti da una ricerca condotta dalla Society Research International per conto di Astrazeneca su 5000 pazienti europei (Italia, Francia, Germania, Inghilterra e Svezia) hanno permesso di dimostrare che nella popolazione europea:

  • Il 65 % delle persone non ha mai sentito parlare del reflusso gastroesofageo;
  • Il 21 % delle persone ha già manifestato i sintomi tipici del reflusso (bruciori al petto e sapore acido in bocca);
  • Tra questi pazienti, il 50% circa ha modificato le proprie abitudini alimentari (evitando alcuni alimenti e bevande) e il 24% presenta disturbi del sonno. Quest’ultimo punto è stato confermato da uno studio giapponese2;
  • Un paziente su dieci ammette che il reflusso ha influenzato la propria vita affettiva e sessuale.

Di fronte a questi numeri, si stima che tra il 30 e il 45% della pooplazione occidentale soffra di sintomi legati al reflusso gastroesofageo almeno una volta al mese e che tra il 5 e il 10% ne soffra quotidianamente. A questi numeri, possiamo aggiungere quelli delle forme atipiche della malattia: senza sintomi caratteristici, questi casi sfuggono ai sondaggi. Ci si confronta quindi a un problema di notevole impatto sullo stile di vita di un numero elevato di persone.

 

Le cause del reflusso gastroesofageo

Il reflusso gastroesofageo è stato a lungo considerato un disturbo benigno dello stomaco legato a delle abitudini alimentari sbagliate (cibo in eccesso o troppo piccante), allo stress e a uno stile di vita poco adatto. Oggi, invece, sappiamo che si tratta di un disturbo di origine neurologica. La causa principale del reflusso gastroesofageo è un difetto nel rilassamento di un muscolo dello sfintere inferiore dello stomaco. Questo difetto sarebbe responsabile dell’80% dei reflussi gastroesofagei, circa. Nella maggior parte dei malati, questi reflussi avvengono ogni tanto, mentre in altri possono diventare ricorrenti e provocare disturbi dolorosi.

L’ernia iatale (che consiste nel passaggio di una parte dello stomaco al di sopra del diaframma, nel torace) rappresenta un fattore aggravante del reflusso, e non la causa principale dello stesso, come si è pensato a lungo.

Consigli igienici e dietetici contro il reflusso gastroesofageo

Tra i fattori che aumentano il rischio di reflusso, si trova la gravidanza, che per ragioni anatomiche predispone le donne a soffrire di questa patologia (leggi l'articolo: I bruciori di stomaco in gravidanza). Inoltre, l’alcol, i pasti irregolari, troppo grassi o troppo consistenti, alcuni medicinali e lo stress potrebbero favorire i sintomi del reflusso. Come anche il fumo e l’obesità, ma quest’ultima ipotesi rimane da verificare.

Per le persone che soffrono di reflusso, si consiglia di non andare a dormire immediatamente dopo i pasti e di inclinare il letto in modo da avere la testa sollevata rispetto ai piedi.

Come si effettua la diagnosi?

Nella maggior parte dei casi, la diagnosi non richiede nessun esame particolare. I sintomi tipici (pirosi con rigurgiti acidi) bastano per determinare una cura che permetta di ridurrre l’acidità e il dolore. Verrà effettuata una fibroscopia solo se:

  • I sintomi non sono tipici: tosse, dolori al torace, mal di gola a ripetizione...
  • Sono presenti altri sintomi quali: disturbi della deglutizione, anemia, dimagrimento...
  • I sintomi persistono nonostante le cure;
  • Il paziente ha più di 50 anni.

La fibroscopia non permette di stabilire con certezza la diagnosi ma mette in evidenza le lesioni provocate dalla risalita dell’acido nell’esofago (esofagite). Qualora non venissero rilevate lesioni, si raccomanda di praticare una pHmetria esofacea (che misura l’acidità).

1 - Gut reactions, pan european perspective on GERD. Research International Ltd. 
2 - Psychiatry Clin Neurosci 2001 Jun;55(3) : 255-6

David Bême

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16/03/2015

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