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Fibromialgia: dai sintomi alla diagnosi

Dolori articolari, stanchezza, disturbi del sonno… La fibromialgia è pressoché sconosciuta in Europa. Eppure negli Stati Uniti rappresenta un caso su dieci di invalidità. Dai sintomi alla diagnosi, scoprite tutto ciò che bisogna sapere su questa malattia controversa.

Fibromialgia: dai sintomi alla diagnosi
© Getty Images

È uno psichiatra canadese, il Prof. Moldofsky, ad aver portato alla luce questa malattia nel 1975, riscontrando in un gruppo di pazienti volontarie una serie di malesseri analoghi, tra cui la mancanza di sonno. Riconosciuta come malattia oltreoceano, rimane ancora assai controversa in Italia.

Una qualità di vita davvero alterata

La fibromialgia colpirebbe tra il 2 e il 5% della popolazione, in particolare le donne (dal 70 al 90%). Secondo quanto emerso da uno studio israeliano, questo disturbo rappresenterebbe una percentuale non inferiore al 10 - 20% dei motivi di consultazioni mediche presso i reparti di reumatologia o di medicina interna1. In Italia, la sindrome colpisce circa 1,5 - 2 milioni di persone. Negli Stati Uniti, invece, la fibromialgia giustifica l'8% delle pensioni di invalidità.

Il disturbo è caratterizzato da dolori dei muscoli e dei tendini lungo il rachide cervicale, stanchezza e disturbi del sonno. "Nella maggior parte dei casi si evidenziano disturbi del sonno, senza poter stabilire con chiarezza se rappresentino una causa o una conseguenza della malattia. Spesso non comunicati al medico, perché "vecchi" dolori che affliggono da molto tempo il paziente, i disturbi del sonno sono, forse, un elemento centrale della fibromialgia", precisa il Dott. Arthur Wulvik, reumatologo (Parigi)2.

Questi sintomi possono associarsi a diverse manifestazioni: sindrome delle gambe senza riposo, cefalee, intestino irritabile, dismenorrea, acufeni…

Si ritiene che l'alterazione del livello di qualità della vita e il livello di percezione del dolore equivalgano in parte a quelli osservati nella poliartrite reumatoide o nelle spondilartropatie sieronegative.

Una diagnosi prevalentemente clinica

Sarà il medico a formulare la diagnosi di fibriomialgia dopo avere eseguito gli esami clinici e biologici del caso e dopo avere escluso le forme secondarie e le possibili patologie che presentano sintomi identici alla fibromialgia. Nel 1990, il collega statunitense di reumatologia (American College of Rheumatology) adottava i seguenti criteri di classificazione della fibromialgia3:

•    Dolori diffusi nella regione assiale, ovvero lungo la colonna vertebrale, oltre che alla parte destra e a quella sinistra del corpo, per un periodo di almeno tre mesi;
•    Dolore alla palpazione di almeno 11 punti dolorosi su 18.

"Considerando il fatto che questa classificazione si basa essenzialmente sulla presenza di sintomi soggettivi, è ovvio che l'approccio diagnostico verta sulla competenza clinica del medico, dichiara l'Ordine dei medici del Québec4.

È anche possibile distinguere due forme di fibromialgia: le forme associate a malattie organiche (poliartrite reumatoide, Goujerot-Sjögren, infezione cronica…) e le forme isolate.

Ma sarà solo dopo aver formulato la diagnosi che il medico potrà decidere il tipo di presa in carico specifica per la malattia, permettendo di alleviare i dolori del paziente.


1 - Semin Arthritis Rheum 2001,30:411-417
2 - Conferenza stampa del Laboratorio di reumatologia applicata - 19/09/2006
3 - Arthritis Rheumatism 1990,vol.33,n°2 :160-172
4 - La fibromialgia - Ordine dei medici del Québec - giugno 1996

David Bême

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22/12/2010

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