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La diagnosi precoce dell'osteoporosi

Dopo una prima frattura, ben 8 donne su 10 non si sottopongono a esami per sapere se la causa è l’osteoporosi! Davanti a questi dati allarmanti, la giornata mondiale per l’osteoporosi ricorda l’importanza di un trattamento precoce al fine di evitare una recidiva. L’osteoporosi può essere grave, ma non è una fatalità.

La diagnosi dell'osteoporosi
© Getty Images

“Dottore, mi sono rotta il polso con una semplice caduta… mi fa paura essere così fragile! È sicura che non poteva fare niente per evitarla?”. Ogni anno molte donne hanno questo tipo di conversazione con il loro medico di famiglia. In quel momento basta un semplice esame per sapere se si tratta di una frattura osteoporotica. Se si scopre che è così, alcuni trattamenti potranno evitare una recidiva più grave.

Non ci si rompe le ossa per caso!

Prima frattura La maggior parte delle volte, le vittime di fratture si ritrovano all’ospedale più vicino al luogo dell’incidente. Secondo il Gruppo di ricerca e informazioni sulle osteoporosi (GRIO), si contano 30.886 fratture del polso nel 2006, senza considerare quelle che hanno beneficiato solo di un gesso al pronto soccorso. Dopo la menopausa, anche se alcune donne sanno di avere un rischio di frattura da fragilità, sono in tante a relativizzarlo. “Quando s’invecchia, si è più fragili, ed è normale rompersi un osso, non c’è molto da fare…”. No! Non esistono fatalità riguardo all’osteoporosi! Questa malattia evolve senza dolore finché non si manifesta con una frattura, che spesso ne prefigura altre più gravi e più invalidanti.

Oggi i dati sono allarmanti: dopo una prima frattura, per 8 donne su 10 non viene prescritto nessun esame di approfondimento e quindi nessun trattamento, e se ci si prendesse la pena di esplorarla, probabilmente la frattura risulterebbe osteoporotica. Per il GRIO è necessario che tutti coloro che si occupano della cura dell’osteoporosi migliorino ulteriormente la diagnosi e il trattamento di questa malattia, devastatrice sì, ma prevenibile. Ecco perché bisogna insistere sulla sensibilizzazione delle donne che hanno già subito una prima frattura.

La prima frattura, un allarme da segnalare

Una volta rivelata da una frattura, l’osteoporosi aggrava la prognosi funzionale ma anche la prognosi vitale: una persona su dieci che ha subito fratture morirà per complicazioni dovute a queste ultime. E non è un rischio che riguarda solo le fratture pesanti come quelle delle anche. Una nuova frattura, inoltre, raddoppia le possibilità di subire ulteriori fratture all’anca. Per questo motivo bisogna reagire rapidamente già dopo la prima!

Spesso i servizi ospedalieri non trasmettono con regolarità le informazioni al medico di base. Se la prima frattura da fragilità è passata inosservata per la stessa paziente (perché considerata “inevitabile”), l’osteoporosi non riceverà alcun trattamento.

Eppure un semplice esame rimborsabile, la densitometria ossea, consente di valutare se si tratta di una frattura da osteoporosi. È un esame indolore, affidabile e riproducibile, che misura la densità minerale ossea in due punti precisi (femorale e lombare soprattutto). Basta questa densità a testimoniare l’80% di solidità dell’osso. Una volta stabilita la diagnosi, efficaci trattamenti preventivi permettono di reagire bene.

Meglio informare le donne sull’osteoporosi.

Da qualche anno le spese della densitometria ossea e delle terapie anti-osteoporosi sono a carico del S.S.N. Questa misura è stata adottata con lo scopo di ridurre del 10% il numero annuale di fratture del collo del femore per 100.000 abitanti tra il 2004 e il 2009. Le ultime cifre comunicate dimostrano che l’obiettivo non è stato raggiunto. Dopo essere stato il grande istigatore di rimborso della densitometria ossea e dei trattamenti prima della prima frattura, il GRIO è impegnato oggi in un’altra battaglia: sensibilizzare meglio le donne che hanno avuto una prima frattura.

Secondo questa associazione di professionisti della salute, il vero nucleo dell’informazione resta la paziente. Se è lei a segnalare al suo medico di base l’avvenuta frattura (che spesso non è oggetto di corrispondenza tra l’ospedale e il medico generico) allora può esserci un miglioramento nella gestione post-frattura. Se meglio informata sui rischi legati alla prima frattura osteoporotica e sui modi efficaci per evitare una recidiva, la paziente può combattere anche la banalizzazione della malattia e l’ingiustificato sentimento di fatalità a cui questa viene spesso associata.

Un’altra via di miglioramento può esserci attraverso il radiologo: molte fratture vertebrali passano inosservate e sono scoperte per caso su stereotipi del rachide. Menzionare queste “compressioni” in maniera più sistematica nel rapporto radiologico permetterebbe di migliorare la diagnosi dell’osteoporosi.

Contemporaneamente, alcuni consigli di igiene di vita da rispettare consentono di ridurre il rischio di fratture osteoporotiche: lotta contro tabagismo e alcolismo, alimentazione equilibrata, mantenimento di un indice di massa corporea adeguato… Per saperne di più, (ri)leggi il nostro dossier sulla prevenzione dell’osteoporosi.

David Bême

Fonte: Conferenza stampa Grio - Giornata mondiale contro l’osteoporosi - ottobre 2009

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03/08/2012

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