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Cos’è l’osteoporosi?

Contrariamente a quello che si pensa, non siamo fatti di materia inerte ma di tessuto vivo in continuo rinnovo. Il nostro capitale osseo è al centro di un costante processo di demolizione e ricostruzione. Quando questo equilibrio si rompe, l’osso diventa poroso. È a questo punto che sopraggiunge l’osteoporosi, detta anche “malattia delle ossa fragili”. Letteralmente osteoporosi significa “ossa porose”. Lungi dall’essere innocua, questa malattia colpisce in Italia circa quattro milioni di persone di sesso femminile.

Cos'è l'osteoporosi?
© Getty Images

L’osso vivo

Struttura viva, il nostro scheletro si rinnova ogni anno del 10%. Questo “rimodellamento osseo” è indispensabile per salvaguardare le funzioni meccaniche e metaboliche della nostra ossatura.

Al centro di questo processo troviamo due tipi di cellule:

  • Gli osteoclasti: incaricati di distruggere l’osso vecchio scavando dei buchi in quest’ultimo (riassorbimento);
  • Gli osteoblasti: incaricati di produrre l’osso nuovo, in parte grazie al calcio, colmando i buchi “scavati” dagli osteoclasti (formazione).

Se si verifica uno squilibrio tra questi due fenomeni, le ossa possono diventare fragili. Nel corso della vita, la massa ossea è oggetto di tre grandi fasi:

  • Fase di crescita: dalla nascita fino all’età di 20 anni circa. In questo periodo, la formazione prevale sul riassorbimento e costituisce il capitale osseo di base;
  • Fase di stabilità: fino a 30 anni circa, i due fenomeni sono in equilibrio;
  • Fase di perdita ossea: con una perdita progressiva di osso che va dallo 0,5 all’1% all’anno. Nelle donne questo fenomeno si accelera dopo la menopausa (scomparsa delle mestruazioni).

Un’epidemia silenziosa

In menopausa la percentuale di estrogeni precipita e questa carenza ormonale favorisce la distruzione dell’osso, che prevale sulla ricostruzione. Associato a troppa sedentarietà (diminuzione dell’attività fisica) o a carenze di calcio, lo scheletro inizia a “fondere”. L’osteoporosi sopraggiunge quando il capitale osseo è troppo debole o la perdita ossea troppo rapida. La valutazione della densità minerale delle ossa si stabilisce tramite un esame radiografico chiamato densitometria ossea.

L’OMS ha individuato tre stadi evolutivi per descrivere l’avanzare dell’osteoporosi dopo la menopausa:

  • Osteopenia: riduzione anormale della massa ossea senza sintomi evidenti. Può essere considerata un fattore di rischio o lo stadio precoce dell’osteoporosi; questa fase è caratterizzata da una densità minerale ossea (DMO) compresa tra 1 e 2,5 deviazioni standard al di sotto della media dei giovani adulti;
  • Osteoporosi senza frattura: alterazione della massa ossea e aumento della fragilità delle ossa. Questo stadio è caratterizzato da una DMO ridotta di oltre 2,5 deviazioni standard al di sotto della media dei giovani adulti;
  • Osteoporosi severa o conclamata: identica al caso precedente ma con la presenza di una o più fratture.

Complicazioni invalidanti

La riduzione della resistenza ossea si associa alla comparsa di fratture la cui localizzazione può variare. Ogni anno 130.000 donne sono vittime di una frattura causata dall’osteoporosi. Dopo i 50 anni questi traumi riguardano il 40% delle donne e il 14% degli uomini.

Le principali complicazioni osteoporotiche sono:

  • Fratture del polso;
  • Compressioni vertebrali (appiattimento completo o parziale di una vertebra);
  • Fratture del collo del femore (osso della coscia all’altezza dell’attaccatura con l’anca).

Tutti questi traumi sono invalidanti. L’osteoporosi, tuttavia, non è una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. Grazie ai recenti progressi terapeutici e diagnostici prevenire la perdita ossea è possibile.

David Bême

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03/08/2012

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