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L'ipertensione arteriosa e i trattamenti

Non è possibile guarire dall'ipertensione arteriosa, ma può essere controllata: ciò significa che i trattamenti attuali consentono di riportare la pressione a valori normali.

L'ipertensione e i trattamenti
© Getty Images

I diversi trattamenti mirano a normalizzare la pressione in condizioni di riposo e sotto sforzo. Il trattamento deve essere avviato il prima possibile, non appena si manifestano i primi sintomi.

Fase 1: la misurazione della pressione

La misurazione della pressione arteriosa può essere dichiarata sulla base di almeno tre letture effettuate a intervalli di tempo cadenzati (ad esempio una per trimestre).

Fase 2: il trattamento igienico - dietetico

È il periodo di osservazione. Si consiglia, ad esempio, l'arresto del fumo, la perdita di peso, la riduzione del consumo di sale, di alimenti grassi e di alcolici, nonché la pratica di un'attività fisica.

Fase 3: il trattamento medico

È la prescrizione di uno o più farmaci antipertensivi, che può essere immediata in funzione dei pazienti. Oggi si considera l'età, il livello di colesterolo, il diabete, il tabagismo, il peso, l'ereditarietà, i valori delle misurazioni e l'eventuale fallimento terapeutico del trattamento igienico - dietetico.

Talvolta è sufficiente seguire un corretto stile di vita.

La cura dell'ipertensione arteriosa ha beneficiato di progressi terapeutici importanti, anche se rimane comunque fondamentale mantenere uno stile di vita corretto.

  • Smettere di fumare: il tabacco è un ipertensivo, la nicotina accelera il battito cardiaco, l'ossido di carbonio aggrava l'arteriosclerosi;
  • Ridurre il consumo di alcol: da tempo è noto l'effetto che l'alcol produce sulla pressione arteriosa. Fortunatamente, l'effetto dell'alcol è reversibile: quando se ne riduce il consumo, la pressione arteriosa diminuisce, ma lentamente (in media da 4 a 6 settimane);
  • Perdere perso se in eccesso: un sovrappeso anche minimo può causare ipertensione. Quindi, è sufficiente il 20% di eccesso ponderale rispetto al peso forma ideale per triplicare i rischi di ipertensione. La riduzione del peso si accompagna nella maggior parte dei casi a un abbassamento della pressione arteriosa. In alcuni soggetti, la perdita di 5 - 6 chili può bastare da sola a normalizzare un'ipertensione o ad alleggerire il trattamento farmacologico;
  • Praticare un'attività fisica regolare e moderata: camminata, bici, nuoto, ginnastica, sci di fondo in inverno, ecc. È possibile praticare uno sport, solo dopo aver ottenuto il parere del medico e aver ristabilito i valori della pressione arteriosa nella norma;
  • Adottare un'alimentazione equilibrata

Il trattamento medico: un follow-up semplificato

Oggi, il trattamento medico dell'ipertensione arteriosa prevede spesso un'unica somministrazione giornaliera, sufficiente per assicurare il controllo della pressione nell'arco delle 24 ore.

Se questo controllo è insufficiente, si aggiunge un secondo farmaco, talvolta sotto forma di "associazione fissa": due diversi ipertensivi ad azione complementare in una stessa compressa (ad esempio: diuretico e inibitore dell'enzima di conversione). In questo modo, la posologia non cambia. Il rischio di dimenticarsi o di abbandonare la cura si riduce notevolmente.

Sette famiglie di farmaci principali

  •  I diuretici: "stimolano" il rene. È necessario eliminare l'acqua e il sale: la pressione sanguigna si abbassa;
  •  I betabloccanti: sono soprattutto i "rilassanti" dell'arteria e della contrazione cardiaca, che contrastano l'azione dell'ormone dello stress: l'adrenalina;
  •  Gli inibitori di calcio: riducono l'ingresso di calcio nelle cellule muscolari delle arterie, che consentono in primo luogo la vasodilatazione (dilatazione dei vasi);
  •  Gli inibitori dell'enzima di conversione: questo enzima è responsabile della formazione di un "super-ormone" ipertensivo nel sangue: l'angiotensina II. Una sovrapproduzione frena anche l'eliminazione di acqua e sale dal rene.
  •  Gli ipertensivi centrali: agiscono sui sistemi di regolazione della pressione arteriosa a livello cerebrale.
  •  Gli antagonisti dell'angiotensina II o sartani: agiscono in modo ancor più mirato a valle degli inibitori dell'enzima di conversione, evitando l'insorgenza di alcuni effetti collaterali degli inibitori dell'enzima di conversione dell'angiotensina (IEC).
  •  Gli ipertensivi vasodilatatori: agiscono bloccando i recettori alfa 1. La pressione arteriosa si abbassa rilasciando le pareti dei vasi sanguigni.

Luc Blanchot

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16/05/2012

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