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L’influenza nel bambino

Durante l’epidemia, un bambino su tre è colpito dall’ influenza, contro un adulto su dieci. Oltre alle complicazioni, a volte serie, i più giovani giocano un ruolo determinante nella diffusione del virus.

L’influenza nel bambino
© Getty Images

L’ampiezza dell’influenza pediatrica può lasciare scettici. Eppure, solo nel 2003, nella fascia di età compresa tra i 5 e i 14 anni, l'incidenza è stata pari a 8,37 casi per mille assistiti.

Una diagnosi difficile

L’influenza può colpire i bambini di tutte le età, anche se quelli in età scolare sono maggiormente esposti al rischio. In Italia nel 2003, l’incidenza dell’influenza ha riguardato 8,37 casi per mille assistiti con età inferiore ai 14 anni. Il pericolo di essere contagiati è tre volte maggiore nel bambino rispetto al giovane adulto. Risultato: durante l’epidemia viene colpito un bambino su tre, contro la media di un adulto su dieci.

L’evoluzione dell’influenza nei bambini piccoli è il più delle volte rapida e benigna. Prima dell’età di un anno, tuttavia, il contagio influenzale è difficilmente identificabile, asintomatico e discreto in quasi la metà dei casi. Risultato: la diagnosi nei bambini con meno di 5 anni viene effettuata solo sul 17% dei piccoli pazienti che si fanno visitare! Malgrado la difficoltà di distinguere l’influenza dalle altre infezioni virali, meno del 10% dei medici consultati in prima istanza fa ricorso ai test di diagnosi rapida. 

Vittime e propagatori al tempo stesso

Nel bambino possono sorgere complicazioni in relazione con il virus dell’influenza o con una sovrainfezione batterica. Così, l’otite media acuta colpisce quasi il 40% dei bambini influenzati con meno di tre anni, un attacco polmonare riguarda il 50% dei neonati ospedalizzati… Complessivamente, più dell’1% dei bambini sarà ricoverato a causa della gravità dell’influenza. In Italia, sono circa 8000 i casi di morte correlati all’influenza, ogni anno, tra adulti e bambini. Tra questi, il 60% dei decessi in età pediatrica avviene in bambini con malattie croniche, a causa di complicanze causate dall’influenza o per aggravamento delle patologie croniche di base.

Ma i bambini giocano anche un ruolo determinante nella propagazione dell’influenza. In loro il virus si moltiplica più rapidamente e per più tempo. Possono così essere contagiosi più di 7 giorni dopo l’inizio dei sintomi. La comparsa dell’influenza è due volte più elevata nelle famiglie con bambini in età scolare. In oltre un terzo (36%) delle case in cui c’è un bambino influenzato, vi è l’insorgenza di almeno un altro caso.

Dalla prevenzione al trattamento

Se la prevenzione ideale si fonda sulla somministrazione del vaccino antinfluenzale, questo non è consigliato per i bambini in buona salute, ma questo argomento è motivo di dibattiti ricorrenti. È evidente che siano ben pochi a beneficiarne: solo il 5% dei bambini in buona salute e il 19% dei bambini asmatici durante la stagione influenzale 2004-2005. Da qualche tempo, nel trattamento e nella prevenzione dell’influenza, sono disponibili antivirali specifici (capaci di bloccare la neuraminidasi, la cui inattivazione impedisce la propagazione del virus e l’infezione di nuove cellule dell’organismo) per l’adulto e per il bambino a partire da 1 anno di età.

Come trattamento curativo nei bambini, gli antivirali somministrati per via orale nei due giorni subito dopo l’inizio dei sintomi consentono di ridurre la comparsa delle otiti medie. Come prevenzione, la loro somministrazione nei due giorni successivi al contatto con un soggetto infetto permette di ridurre l’incidenza dell’influenza sintomatica.

David Bême

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08/02/2013

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