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Influenza: sì o no alla vaccinazione?

Alcuni deplorano l'efficacia del vaccino antinfluenzale, altri dichiarano di essere scampati alla malattia senza mai essere stati vaccinati, altri ancora ritengono si tratti di un'infezione invernale, tutto sommato di modesta entità… Per fare chiarezza sull'argomento, Doctissimo ha intervistato il Dr. Jean-Marie Cohen, medico ed epidemiologo, fondatore di Open Rome (Réseau d'Observation des Maladies et des Epidémies - Osservatorio delle malattie e delle epidemie) e Vincent Enouf, vice responsabile del Centro nazionale di riferimento per l'influenza presso l'Institut Pasteur di Parigi.

Influenza: vaccinarsi oppure no?
© Getty Images

Ogni anno, l'arrivo in farmacia dei vaccini antinfluenzali è scandito da un'importante campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica: cartelloni affissi negli ambulatori medici e nelle farmacie, spot pubblicitari televisivi e radiofonici e quant'altro. Difficile sottrarsi a questo bombardamento mediatico. Eppure, il disinteresse verso questi vaccini continua ad aumentare di anno in anno. È quindi tempo di chiedersi se sono davvero intenzionati a vaccinarsi contro questa infezione virale.

Doctissimo: Durante l'inverno 2014-2015, il vaccino si è rivelato meno efficace del solito, e questo in seguito a una mutazione dei ceppi virali in circolazione. Come non pensare che si ripeterà la stessa cosa anche quest'anno?

Dr. Jean-Marie Cohen: Nel corso dell'inverno 2014-2015 era stato detto che i virus in circolazione non corrispondevano ai ceppi virali che rientravano nella composizione del vaccino. Pertanto, l'InVS (Institut de Veille Sanitaire, Istituto per la sorveglianza sanitaria francese) ha confermato che la differenza riguardava solo una parte dei ceppi A (H3N2): in conclusione, solo una percentuale di poco inferiore al 25% dei ceppi era meno coperta dal vaccino.

Ricordiamo inoltre che il virus influenzale è particolarmente imprevedibile: di fatto, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e i governi che scelgono i ceppi che rientrano nella composizione del vaccino fanno una scommessa bella e buona sul futuro. Ma non si sbagliano mai completamente.

Vincent Enouf: Lo scorso anno, il ceppo virale A (H3N2) è mutato abbastanza da rendere meno efficace il vaccino, anche se quest'ultimo ha comunque funzionato. Negli anziani vaccinati si è registrato un minor numero di complicanze gravi. Inoltre, è opportuno sapere che i sintomi influenzali possono essere causati da altri virus respiratori, in particolare il VRS (virus respiratorio sinciziale, ndr).

Doctissimo: Secondo la revisione Cochrane1, l'efficacia dei vaccini è comunque relativamente ridotta, con un'attenuazione minima dei sintomi influenzali e dei giorni di assenza della malattia. Ritiene comunque che il vaccino antinfluenzale sia effica

Dr. Jean-Marie Cohen: Ritengo profondamente errata l'opinione secondo cui il vaccino antinfluenzale è inefficace. Anche se l'efficacia del vaccino viene misurata ogni anno, esistono sette espedienti nei metodi di valutazione che la sottostimano: in realtà, l'efficacia sarebbe superiore ai dati ottenuti dalle misurazioni. La revisione Cochrane adotta un approccio interessante, ma imperfetto. A mio avviso, alcuni studi non avrebbero dovuto essere scartati dalla revisione Cochrane e gli espedienti per la selezione non sono privi di errori. Peraltro, alcuni ricercatori estremamente critici hanno ripetuto l'analisi Cochrane con gli stessi articoli e ottenuto risultati diversi. Di conseguenza, il vaccino è importante2.

È ormai evidente l'interesse da parte delle aziende di offrire la vaccinazione antinfluenzale ai propri dipendenti, ma la posta in gioco non è di tipo finanziario: in caso di forte epidemia, l'azienda ne trae profitto, mentre in caso di epidemia debole, non ottiene un ritorno dell'investimento. In conclusione, questa strategia è neutra da un punto di vista economico. La vaccinazione antinfluenzale in azienda è in primo luogo un vantaggio sociale per i dipendenti. Per l'azienda che lavora a flusso teso, tutto ciò rappresenta anche una sicurezza: significa non rimarrà paralizzata come possono esserlo state alcune aziende durante gli inverni caratterizzati da forte epidemia.

Doctissimo: Un altro studio3 dichiara che farsi vaccinare ogni anno riduce il livello di protezione contro l'influenza. Come stanno realmente le cose?

Dr. Jean-Marie Cohen: In realtà non lo sappiamo. Lo studio prende in esame il livello degli anticorpi sanguigni diretti contro il virus dell'influenza; i livelli di anticorpi riflettono solo parzialmente il sistema di protezione umano contro l'influenza; esiste anche una protezione a livello cellulare che viene trascurata nello studio. Inoltre, è possibile avere livelli di anticorpi circolanti bassi e una reazione immunitaria forte.

Vincent Enouf: Sappiamo invece che il virus A (H1N1), responsabile della pandemia del 2009, è in circolazione da qualche anno e presenta una scarsa mutazione. Di conseguenza, le persone che da quel momento hanno contratto il virus hanno in qualche modo stimolato il loro sistema immunitario e presentano un tasso di sieroprotezione maggiore contro il virus.

Doctissimo: Quali sono realmente i soggetti a rischio di contrarre il virus dell'influenza?

Dr. Jean-Marie Cohen: Non bisogna sbagliarsi: "à rischio" significa "a rischio di complicanze gravi". I soggetti cosiddetti "a rischio" sono quelli affetti da malattie croniche, le donne in gravidanza e le persone obese. Queste ultime, infatti, presentano un indebolimento della funzionalità respiratoria e sono quindi più sensibili a tutto ciò che richiede una maggiore ossigenazione. Si suppone inoltre che il terreno che ha favorito l'obesità in questi soggetti sia verosimilmente ciò che li rende fragili a livello immunitario. Per quanto riguarda le donne in gravidanza, poiché questa loro condizione le espone a una fragilità immunitaria, si ritiene che l'influenza possa essere pericolosa per le future mamme e per il feto, soprattutto in termini di parto prematuro. È stato proprio in seguito alla pandemia del 2009 che si è deciso di raccomandare la vaccinazione antinfluenzale alle donne in gravidanza: in questa occasione si è constatato che, tra i casi che hanno condotto alla morte, la percentuale di decessi di donne in gravidanza era insolitamente alta. Ovviamente, ci si è assicurati che il vaccino non presentasse alcun rischio per queste donne.

Doctissimo: Anche alle persone che non rientrano nei criteri di definizione dei gruppi a rischio conviene farsi vaccinare contro l'influenza?

Dr. Jean-Marie Cohen: Ovviamente il personale sanitario, così come le persone che lavorano a contatto con i bambini (asili nido, scuole, servizi di assistenza alla maternità e all'infanzia e così via) rientrano tra i soggetti a cui la vaccinazione antinfluenzale è fortemente consigliata. L'Inghilterra sta conducendo un esperimento che consiste nella vaccinazione dei bambini più piccoli: al termine del primo anno, è stato osservato un netto miglioramento della protezione dei soggetti più fragili - in particolare degli anziani - da parte della collettività.

Vincent Enouf: Nel corso della giornata, un bambino entra mediamente in contatto con una decina di adulti. Se il piccolo è vaccinato, limita il rischio di diffondere il virus dell'influenza anche alle persone che lo circondano.

Dr. Jean-Marie Cohen: In Francia è disponibile un vaccino pediatrico, l'AstraZeneca, che rimane comunque poco utilizzato, tranne nel caso di bambini che presentano rischi di complicazioni per la fragilità del loro sistema immunitario. Tuttavia, non è da escludere che anche in Francia possa prendere il via un'iniziativa analoga a quella inglese.

Negli Stati Uniti, i pediatri raccomandano ormai la vaccinazione contro il virus dell'influenza nei bambini dai 6 mesi di età. Il concetto alla base non consiste unicamente nel ridurre il rischio di mortalità dei bambini, ma anche nel "prosciugare" il serbatoio virale rappresentato dai più piccoli. La decisione è stata presa durante l'inverno 2014-2015, quando i 2/3 dei bambini deceduti non presentava comorbilità che potessero causarne il decesso.

Fonte: Prevention and Control of Influenza with Vaccines: Recommendations of the Advisory Committee on Immunization Practices, United States, 2015–16 Influenza Season, Center for Disease Control and Prevention, August 7, 2015 / 64(30);818-825).

Doctissimo: Eppure i medici stessi, e più in generale il personale sanitario, non sono i migliori sostenitori del vaccino antinfluenzale. Tutt'altro!

Vincent Enouf: In effetti, negli ospedali si registra una sotto-vaccinazione evidente del personale medico, ancora più marcata dalla pandemia del 2009. Una diffidenza che scredita la posizione delle autorità sanitarie.

Dr. Jean-Marie Cohen: Il personale infermieristico era quello più contrario alla vaccinazione antinfluenzale. Ma dal 2009, gli infermieri che lavorano nei reparti di rianimazione hanno cambiato opinione quando si sono trovati a dover curare i pazienti colpiti da influenza che presentavano insufficienza respiratoria acuta. Rimane comunque un problema di fiducia da parte di un certo numero di operatori sanitari e il discorso delle autorità è sicuramente poco efficace per riuscire a cambiare lo stato delle cose.

Doctissimo: Il vaccino "funzionerebbe" dopo 15 giorni: conviene ancora farsi vaccinare dopo che l'epidemia è scoppiata?

Dr. Jean-Marie Cohen: In effetti l'immunità inizia 10 giorni dopo la vaccinazione. Quando l'epidemia si è insediata, se non si ha ancora contratto l'influenza, è comunque possibile beneficiare di una protezione anteriore correlata a una precedente vaccinazione o a un'infezione influenzale pregressa, scampando così il pericolo di contrarre una nuova influenza.

Vincent Enouf: Alcuni soggetti rispondono meno bene al vaccino, a causa di un sistema immunitario indebolito. A queste persone sono necessari più di 15 giorni per sviluppare degli anticorpi, con il rischio di contrarre nel frattempo l'influenza. Si raccomanda quindi di sottoporsi a una vaccinazione annuale, in quanto non è certo che il vaccino protegga per lunghi periodi. Ecco perché si raccomanda alle persone di vaccinarsi non appena il vaccino è disponibile in farmacia.

Doctissimo: Per concludere, è necessario farsi vaccinare contro l'influenza quest'anno? 

Vincent Enouf: Sì, indubbiamente.

Dr. Jean-Marie Cohen: Assolutamente sì. Per quanto mi riguarda, sono medico e come tale mi vaccino tutti gli anni. Oltretutto ho 66 anni, quindi un motivo in più per farmi vaccinare.

 

Amélie Pelletier

 

Fonti:

- Intervista al Dr. Jean-Marie Cohen, medico ed epidemiologo, fondatore di Open Rome (Réseau d'Observation des Maladies et des Epidémies - Osservatorio delle malattie e delle epidemie), 16 settembre 2015.

- Intervista a Vincent Enouf, vice responsabile del Centro nazionale di riferimento per l'influenza presso l'Institut Pasteur di Parigi, 16 settembre 2015.

1Vaccines to prevent influenza in healthy adults, Cochrane, pubblicazione online 13 marzo 2014 (abstract in francese consultabile qui).

2. Understanding Suboptimal Influenza Vaccine Effectiveness Within the Agent, Host, and Environment ParadigmClinical Infectious Diseases (2013) 57 (3):476-477.

3. Influenza Vaccine Effectiveness in Households With Children During the 2012–2013 Season: Assessments of Prior Vaccination and Serologic Susceptibility, J Infect Dis. (2015) 211 (10):1519-1528.

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14/12/2015

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