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Influenza: bisogna vaccinare i bambini?

Il vaccino antinfluenzale è ben tollerato e la sua efficacia varia tra il 60% e il 90%. Gratuito a partire dai 65 anni di età, è raccomandato anche per gli adulti più giovani. E per quanto riguarda la vaccinazione infantile? Oggi, la sua utilità appare controversa.

Il vaccino antinfluenzale nei bambini
© Getty Images

Ogni anno in Italia, da 5 a 8 milioni di persone sono colpite dall’influenza e si stima ne muoiano circa 8000. Da circa vent’anni, le percentuali di vaccinazione antinfluenzale rimangono stabili: quasi un italiano con più di quindici anni su 100 si fa vaccinare. Nelle persone anziane, questo gesto sembra essere entrato a far parte delle loro abitudini. Ma per quanto riguarda i bambini e gli adolescenti?

Vaccinazione infantile limitata a casi particolari

Prima dei sei mesi di età, la vaccinazione è controindicata. Oltre questa età, il calendario vaccinale adottato dal Ministero raccomanda di vaccinare i bambini e gli adolescenti (tra i sei mesi e 18 anni) il cui stato di salute necessiti di un trattamento a lungo termine con aspirina (fondamentalmente per la sindrome di Kawasaki complessa e per l’artrite cronica giovanile). Sostiene altresì la vaccinazione dei bambini (e degli adulti) affetti da determinate patologie: malattie autoimmuni, malattie renali gravi, malattie dell’emoglobina, diabete insulino-dipendente, malattie respiratorie (asma in particolare) o malattie cardiache croniche. Per questi casi particolari, l’influenza rischia di essere severa o di aggravare la malattia già presente.

La vaccinazione non è invece consigliata per i bambini in buona salute, le percentuali di vaccinazione per questa fascia d’età sono infatti quasi pari allo zero. La professoressa Catherine Olivier, pediatra all’ospedale Louis-Mourier (Colombes, Francia) ritiene “sia un fatto rigorosamente eccezionale che un pediatra o un medico di base decida di non seguire le raccomandazioni del Ministero”.

Tuttavia, a partire da un anno di età., l’incidenza dell’influenza è simile a quella osservata negli adulti. Ma la mortalità resta un’eccezione nel bambino sano e le complicazioni gravi sono rare.

Utile per limitare le epidemie?

Una copertura vaccinale sarebbe quindi priva di interesse? Non proprio, perché l’influenza comporta spesso complicanze in ORL (delle otiti in particolare) o respiratorie (bronchiti). Il vaccino avrebbe quindi il vantaggio di eliminare una via frequente di diffusione della malattia. Potrebbe essere proposto per i bambini colpiti spesso da otiti, per esempio.

Ci si può regolare in questo modo? “Sì, ma solo con la prospettiva di un nuovo vaccino più facile da somministrare”, è l’opinione della prof.ssa Olivier. In effetti, appare difficile incoraggiare la pratica di un vaccino da iniettare ogni anno contro una malattia benigna, quando il calendario vaccinale del bambino è già carico di vaccini di maggiore importanza.

Un nuovo respiro: lo spray nasale

Le indicazioni sulla vaccinazione potrebbero tuttavia evolvere se sul mercato arrivasse un vaccino tramite spray nasale. Il primo vaccino di questo tipo (Nasalflu) era stato commercializzato in Svizzera ma fu poi ritirato dal mercato dalla società Berna Biotech SA, a causa delle numerose paralisi facciali provocate. Nel 2003, dopo informazioni supplementari, la FDA (autorità sanitaria americana) ne ha dato l’autorizzazione, ma non per le persone immunodepresse, le donne incinte, le persone affette da asma o da altre patologie respiratorie, le persone con più di 50 anni e i bambini con meno di 5 anni. Questo prodotto non è commercializzato in Italia.

Dott.ssa Chantal Guéniot

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08/02/2013

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