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L'infarto miocardico nella donna

L'infarto del miocardio è spesso improvviso e acuto, e nelle donne si presenta accompagnato da sintomi atipici. Per questo la regione francese Nord-Passo di Calais ha deciso di avviare una serie di percorsi terapeutici dedicati a questa patologia. Facciamo insieme il punto sulla visita cardiologica specifica per le donne con la Dr.ssa Claire Mounier-Véhier, cardiologa presso il CHRU (centro ospedaliero regionale universitario) di Lille e Vicepresidente della Fédération française de cardiologie (Federazione francese di cardiologia).

L'infarto nella donna
© Getty Images

Il fumo: rischio primario di infarto nelle donne

Le malattie cardiovascolari causano ogni anno circa 150.000 decessi, di cui oltre la metà nelle donne. Tali patologie sono responsabili di un terzo dei decessi femminili, ovvero otto volte di più rispetto al carcinoma mammario. Eppure, il rischio è largamente sconosciuto. Principale fattore di rischio: il fumo. Con il continuo aumento del tabagismo femminile a partire dagli anni '70, un comportamento fino a quel momento riservato prevalentemente agli uomini, le malattie associate sono letteralmente esplose. Ma se da un lato si pensa immediatamente alle malattie respiratorie e ai tumori, dall'altro, si tende a trascurare le malattie cardiovascolari che, proprio per l'alto livello di incidenza, sono le più letali. Fumare fa male:"Il fumo è responsabile della metà degli infarti del miocardio nelle donne di età inferiore ai 50 anni", puntualizza la Dr.ssa Mounier-Véhier, che ha fatto della prevenzione cardiovascolare delle donne il suo cavallo di battaglia. E non vuol proprio sentire parlare di piccoli fumatori. "Fumare 4 sigarette al giorno raddoppia il rischio di infarto del miocardio nelle donne". A differenza dell'uomo, nella donna le arterie sono più sottili e la rivascolarizzazione più complessa.

Le malattie cardiovascolari: pillola contraccettiva e fumo, un cocktail esplosivo

Anche cause come stress, cattiva alimentazione, sedentarietà si ripercuotono negativamente sul cuore. Altro fattore di rischio specifico nelle donne, gli ormoni e, in particolare, gli estrogeni di sintesi contenuti nella maggior parte dei contraccettivi. "Con gli estrogeni di sintesi, il rischio trombotico aumenta con l'età e in modo significativo dopo i 35 anni. Nelle donne a rischio cardiovascolare (conseguente a diabete, ipertensione arteriosa e così via), una sola è la precauzione: evitare gli estrogeni di sintesi", raccomanda la cardiologa. Per queste donne la contraccezione dovrà basarsi unicamente su progestinici. Inoltre, la situazione è ben più grave nelle donne che associano pillola estroprogestinica e fumo. "Dopo i 35 anni, una donna che fuma deve scegliere tra fumo ed estrogeni di sintesi".

La terapia ormonale sostitutiva (THS): fattore di protezione contro le malattie cardiovascolari

Altro rischio legato agli ormoni: la menopausa precoce. Tuttavia, la prescrizione di una terapia ormonale sostitutiva per via transdermica (patch o cerotto) a base di estrogeni consente di annullare questo rischio, dichiara la Dr.ssa Mounier-Véhier. "Uno studio condotto in Danimarca, che ha seguito un migliaio di donne per dieci anni, dimostra che la somministrazione di estrogeni naturali per via transdermica, come avviene solitamente in Francia (a differenza degli Stati Uniti, in cui la terapia ormonale sostitutiva si basa su estrogeni di sintesi somministrati per via orale, NdR), non solo non aumenta il rischio di carcinoma mammario e di incidente vascolare cerebrale (AVC), ma protegge anche da incidenti cardiovascolari, eventi coronarici e morte cardiaca".

Secondo la specialista, il ruolo dei cardiologi è quindi fondamentale durante la premenopausa (periodo che precede di alcuni anni la menopausa): di fronte a una donna in sovrappreso e/o che si lamenta di vampate di calore (disturbi del climaterio), il cardiologo deve procedere a un bilancio cardiovascolare e intervistarla sui suoi antecedenti cardiovascolari. Sarà solo dopo aver eseguito questo bilancio che lo specialista si pronuncerà a favore o meno di una Terapia ormonale sostitutiva (THS).

Infarto: l'atipicità dei sintomi nelle donne

A differenza degli uomini, le donne non presentano tutti i sintomi caratteristici di un infarto del miocardio. A volte i medici stessi si trovano allo sbaraglio di fronte a un quadro clinico atipico, contribuendo a ritardare il trattamento delle pazienti. La Dr.ssa Mounier-Véhier cita l'esempio di una "donna di 60 anni, con nausee, angosciata, con un diabete riconosciuto, che si presenta da lei accusando un dolore che si irradia dalla pancia alla schiena". Il medico la manda dal gastroenterologo, mentre, nella donna, questa sintomatologia digestiva è tipica dell'infarto.

Altro esempio, quello di Linda, una cinquantenne che deve la sua sopravvivenza a diverse circostanze fortunate. "Da un mese Linda era molto stanca, con il fiato corto, ma attribuiva questa sua condizione fisica a un ritmo di lavoro intenso e a un livello di stress molto alto. La sera di un giorno festivo, si reca in pronto soccorso perché lamenta dolori più intensi ed entra in arresto cardiaco da fibrillazione ventricolare. Curata tempestivamente, ha potuto essere rianimata e salvarsi da morte improvvisa". Era il 2012. Linda non lo sapeva, ma presentava un quadro clinico tipicamente femminile. Infatti, prima del dolore toracico caratteristico dell'infarto presente in 9 pazienti su 10, queste ultime lamentano spesso stanchezza intensa e protratta nel tempo, non riconducibile a un'attività fisica specifica. Da allora, Linda riesce ad ascoltare il suo corpo, ormai consapevole del fatto che "tutto può fermarsi".

Un percorso "cuore-arterie-donne" per il coordinamento delle cure

A Lille, in Francia, all'inizio del 2013 ha preso il via un percorso denominato "cuore-arterie-donne". L'idea consiste nell'organizzare un percorso di cure coordinato che ricalca le tre tappe fondamentali della vita ormonale della donna per garantire un trattamento di qualità a coloro che, nonostante l'esistenza di un rischio cardiovascolare evidente, non sono in cura presso un reparto di cardiologia. "Abbiamo messo a punto dei programmi per le donne che presentano almeno un fattore di rischio cardiovascolare: ipertensione arteriosa, diabete, premenopausa, preeclampsia grave", spiega la Dr.ssa Mounier-Véhier. Le pazienti possono essere indirizzate direttamete dal loro ginecologo-ostetrico che richiede un bilancio vascolare, un bilancio d'ipertensione o una semplice visita, o dal loro cardiologo, in seguito al desiderio di matermità di una donna affetta da ipertensione cronica o grave. Anche il medico curante può richiedere una visita cardiologica per una paziente a rischio che desideri sottoporsi a una terapia ormonale per la menopausa, ma il medico interviene piuttosto dopo il bilancio, per organizzare il follow-up della paziente con i diversi professionisti sanitari individuati dal cardiologo: diabetologo, pneumologo, neurologo, endocrinologo... "L'obiettivo è che i medici dispongano della stessa quantità di informazioni per fornire lo stesso messaggio circa il rischio cardiovascolare", spiega la specialista.

Il percorso "cuore-arterie-donne" è in fase di valutazione ed è oggetto di quattro tesi. Dovrebbe essere pronto fra 3 anni, si augura la Dr.ssa Mounier-Véhier. Fino a quel momento, si porterà avanti un'attività di promozione del percorso di cure coordinato per le donne a rischio cardiovascolare presso l'Alta Autorità Sanitaria (Haute Autorité de Santé, HAS) per favorirne la diffusione sul territorio nazionale francese. Non è un caso se questa iniziativa è nata nella regione Nord-Passo di Calais: la mortalità cardiovascolare in quest'area della Francia è superiore del 27% rispetto alla media nazionale.

Amélie Pelletier

Fonte:

Conferenza stampa presieduta dalla Dr.ssa Claire Mounier-Véhier, cardiologa presso il CHRU (centro ospedaliero regionale universitario) di Lille e primo Vicepresidente della Fédération française de cardiologie (Federazione francese di cardiologia), organizzata nel dicembre 2013 in occasione dell'evento "L'appel des 100(une) cardiaques", iniziativa a scopo benefico promossa dalla Fédération Française de Cardiologie per la prevenzione delle malattie cardiovascolari nella donna.

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07/04/2014

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