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L'epilessia nei bambini e negli anziani

In Italia soffrirebbero di epilessia circa 500.000 persone, di cui oltre la metà sarebbero bambini. Inoltre riguarderebbe sempre più anche gli ultrasessantenni. Questa malattia neurologica si manifesta sotto numerose forme: le più al grande pubblico sono le impressionanti crisi convulsive che l'epilessia provoca in alcune persone che ne sono affette, ma altri avvisaglie come malori, perdite di coscienza, sensazioni o comportamenti strani ne possono indicare la presenza.

L'epilessia nei bambini e negli anziani
© Getty Images

Non sottovalutare il fenomeno delle assenze nel bambino

Mentre nell’adulto le assenze sono spesso legate a crisi parziali, nel bambino corrispondono più di frequente a crisi generalizzate. La Dott.ssa de Grissac-Moriez precisa: “L’assenza del bambino più caratteristica è “il fermo immagine”, con il bambino che smette improvvisamente di fare quello che sta facendo, come se lo avessero messo “in pausa”. Succede, tuttavia, che il bambino manifesti alcuni movimenti degli occhi, sbattimenti delle ciglia o sbadigli... “Si potrebbe credere che abbia la testa tra le nuvole, ma, quando lo si chiama, non ha nessuna reazione”. Se queste crisi diventano più frequenti, possono essere scambiate per tic.

Succede inoltre che l’epilessia si manifesti durante il sonno e svegli la persona colpita. In alcuni casi, addirittura, potrebbe essere l’unica modalità in cui si manifesta. Nel bambino queste crisi vengono a volte scambiate per incubi o spaventi notturni. Se si ripetono più volte per notte, stancano e possono influenzare anche le sue capacità di attenzione durante la giornata. “La presenza di assenze epilettiche o di crisi notturne è un’ipotesi da non trascurare se il bambino appare stanco e se c’è un calo nei suoi risultati scolastici”, insiste la Dott.ssa de Grissac-Moriez. Molte volte, infatti, ha potuto diagnosticare un’epilessia in bambini piccoli ai cui genitori era stato detto che soffrivano di disturbi psicologici. Cita l’esempio di Luca, 9 anni: “Quando l’ho incontrato, aveva difficoltà nello studio da oltre un anno. La mamma era preoccupata, ma le dicevano che dipendeva dai suoi problemi con il marito. Una volta iniziata la cura, anche se i suoi genitori continuarono a litigare, i risultati scolastici di Luca migliorarono!”. Su 500.000 persone epilettiche diagnosticate, oltre la metà sono bambini1.

L’epilessia degli ultra sessantenni è sotto-diagnosticata?

L’epilessia è inoltre più frequente con l’età, come conseguenza di un indebolimento cerebrale dalle molteplici cause: incidenti vascolari cerebrali (AVC) o incidenti ischemici transitori (AIT), malattie neurologiche, tumori cerebrali...

Ora, come per il bambino, le crisi del soggetto anziano possono essere difficili da individuare, soprattutto quando non provocano convulsioni e non lasciano alcun ricordo nel malato. “Essendo poco attivi fisicamente, i pazienti più anziani hanno segnali motori piuttosto discreti”, spiega la Dott.ssa Grissac-Moriez. Inoltre, spesso vivono da soli, pertanto chi gli sta vicino si accorge delle conseguenze della crisi, soprattutto della stanchezza e della confusione che ne derivano, ma non della crisi in sé.”

Quando la crisi si manifesta attraverso una perdita di conoscenza, viene spesso confusa con un malessere di origine cardiovascolare (disturbo del ritmo cardiaco, ipertensione arteriosa...), o neurologica (AIT), soprattutto se la persona presenta alcuni fattori di rischio. Roberto, 73 anni, racconta: “L’anno scorso sono stato ricoverato più volte per perdite di coscienza inspiegate. I medici non riscontravano niente di particolare, è stato il mio medico curante a pensare all’epilessia!”. La Dott.ssa Grissac-Moriez osserva: “Le patologie cardiovascolari rimangono in primo piano nelle persone con più di sessant’anni. Tuttavia, se i pazienti stanno seguendo una cura adeguata, occorre pensare anche all’epilessia”

Quando i medici confermano la diagnosi dell’epilessia

La diagnosi⁴ dell’epilessia si basa su una serie di domande al malato e ai suoi familiari. Peraltro, quando la persona perde coscienza, questi ultimi gli unici a poterlo testimoniare. Invece di usare parole “forbite”, fonte di equivoci, la Dott.ssa de Grissac-Moriez preferisce fornire una descrizione precisa. Il più delle volte la diagnosi viene confermata dall’elettroencefalogramma (EEG) che consente di individuare una crisi o un’anomalia nell’attività cerebrale.

In seguito si discute del ruolo del trattamento. “Se le crisi non provocano perdite di coscienza, sono rare e non hanno ripercussioni sulle attività quotidiane, la cura può non essere sistematica, soprattutto nel bambino”, relativizza la neurologa. Un trattamento è invece fortemente consigliato quando il rischio di perdita di coscienza è reale e il malato può mettersi in condizione di pericolo. Michele, 45 anni, lo ha sperimentato. Non avendo alcun ricordo delle sue crisi, questo corpulento autista ha sempre negato la malattia e rifiutato di prendere le medicine finché non ha danneggiato tutto il lato destro del suo camion: “Mi sono risvegliato incastrato contro il guardrail!”.

Nell’adulto, inoltre, se l’epilessia non viene curata, le crisi notturne possono associarsi al rischio di morte,”, fa notare la Dott.ssa de Grissac-Moriez. Quest’ultima ci tiene tuttavia a sdrammatizzare la malattia: “L’epilessia può essere di tanti tipi diversi, in base ai sintomi, ma anche in base alla causa, all’evoluzione. I farmaci sono efficaci nell’80% dei bambini e nel 60-70% degli adulti. In caso contrario⁴, il numero e la gravità delle crisi possono essere sufficientemente diminuite per far sì che queste non appaiano più come semplici malesseri senza perdita di conoscenza".

 

Audrey Plessis

Fonti

  1. Epilessie del bambino e dell’adulto, Collegio degli insegnanti di neurologia (CEN), consultato all’inizio del gennaio 2014.
  2. Intervista alla Dott.ssa Nathalie de Grissac-Moriez,, neurologa presso il Centro di Toul-Ar-C’Hoat, istituto specializzato nell’accoglienza dei bambini epilettici a Châteaulin, nella regione del Finistère (Francia) (29).
  3. Véronique Laplane ha scritto Absente pour cause d’épilepsie (Coëtquen Editions, 2008 “Assente per epilessia”), opera in cui descrive le sue assenze e racconta il percorso medico per curare l’epilessia, fino all’operazione chirurgica che le ha cambiato la vita. È inoltre responsabile della missione per la Fondazione IDEE che sostiene la costruzione dell’Istituto Delle EpilessiE (IDÉE), à Lione (si vedano i link qui sotto).
  4. Se da un lato l’epilessia non sempre viene diagnosticata, dall’altro accade che alcuni malati siano curati per un’epilessia “farmaco-resistente”: in realtà sono persone affette da disturbi psicogeni. Crisi o parossissmi non epilettici. Lega svizzera contro l’epilessia, Epileptologie 4, 2007.
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20/03/2014

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