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La tubercolosi in Italia

Dalla seconda metà del Novecento agli anni Ottanta si è assistito a una, progressiva, riduzione della frequenza della Tbc nel nostro Paese, mentre negli ultimi venticinque anni il trend è stato, sostanzialmente, stabile. Statistiche alla mano, allora, cerchiamo di chiarire la diffusione della malattia nel Belpaese.

La tubercolosi in Italia
© Getty Images

L’attuale situazione epidemiologica della tubercolosi

L’attuale situazione epidemiologica della tubercolosi, in Italia, è caratterizzata da una bassa incidenza nella popolazione generale. La concentrazione della maggior parte dei casi, infatti, è legata ad alcuni gruppi, cosiddetti, “a rischio”, ad alcune classi di età e all’emergere di ceppi tubercolari multi - resistenti.

Quali sono le regioni più colpite?

Nel decennio 1999 - 2008 i tassi di incidenza di tubercolosi sono stati stabili e inferiori ai 10 casi per 100 mila abitanti. Questo valore pone l’Italia tra i Paesi a “bassa endemia”. Tuttavia, però, sono presenti notevoli differenze tra le Regioni. In Italia, nel 2008, sono stati notificati 4418 casi di tubercolosi in 19 Regioni e 2 Province Autonome. Le Regioni Lombardia, Piemonte, Marche, Puglia, Campania e Molise e le Province Autonome di Bolzano e Trento hanno notificato un maggior numero di casi rispetto al 2007. Rispetto alla media decennale le Regioni del Nord, nel 2008, hanno notificato un maggior numero di casi di tubercolosi. Il 73 per cento dei casi, totali, notificati nel 2008, infatti, proviene da Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte. Al contrario, invece, le Regioni del Centro, del Sud e delle Isole evidenziano un trend in diminuzione. Sud e Isole, infatti, nel 2008 hanno notificato, solo, il 10 per cento dei casi totali a livello nazionale. Il 25 per cento dei casi, totali, notificati a livello nazionale, nel 2008,  proviene, infatti, dalle Province di Roma e Milano. 

Quali sono i soggetti maggiormente a rischio?

Le fasce di popolazione, maggiormente, coinvolte sono costituite dalle classi di età più avanzate della popolazione italiana e dalla popolazione straniera. Gli anziani, infatti, sono a maggior rischio di riattivazione di infezioni latenti, rispetto alla popolazione generale, per l’aumentata suscettibilità legata al progressivo peggioramento delle condizioni generali e del sistema immunitario. La particolare condizione di “immigrato”, invece, predispone a un rischio aumentato di sviluppare la tubercolosi sia per i maggiori tassi di incidenza nei Paesi di origine, sia per le particolari condizioni di fragilità sociale legate al processo migratorio. Entrambi elementi che influiscono, decisamente, sui percorsi di prevenzione, diagnosi e cura.

Quali sono i vaccini contro la TBC?

Dopo il "Vaccino Maragliano", sviluppato da Edoardo Maragliano e utilizzato sull'uomo fin dai primi anni del 1900, costituito da micobatteri uccisi al calore, i primi esperimenti per ottenere un vaccino costituito da micobatteri, vivi, attenuati di tubercolosi, di razza bovina, furono sviluppati da Albert Calmette e Camille Guérin all'Istituto Pasteur, in Francia, tra il 1908 e il 1921. Il vaccino fu chiamato "BCG" (Bacillo di Calmette - Guérin). Il vaccino BCG venne usato sull'uomo, nel 1921, in Francia ma non ricevette diffusione e consenso negli Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania fino alla seconda guerra mondiale. Oggi, invece, il principale vaccino disponibile, contro la tubercolosi, è la vaccinazione con BCG. Il vaccino, che fornisce l’immunità contro la tubercolosi, è ricavato da un ceppo, indebolito artificialmente, di bacilli di tubercolosi bovina. 

Quali sono le persone che possono vaccinarsi?

La vaccinazione, in genere, viene eseguita solo su alcune categorie. Il vaccino è consigliabile per le persone che hanno una elevata probabilità di essere, ripetutamente, esposte all’infezione tubercolare. Oppure per le persone che, rispondendo negativamente al test cutaneo alla tubercolina, dimostrano di non avere acquisito un’immunità “naturale”. In alcuni casi, poi, nelle famiglie che hanno avuto un malato di tubercolosi viene effettuata la vaccinazione BCG ai “nuovi” nati. 

Come si esegue?

Il vaccino, di solito, viene iniettato nella parte, superiore, del braccio. Dopo sei - dodici settimane compare una pustola che, normalmente, guarisce completamente lasciando una piccola cicatrice. Due - tre mesi, dopo la vaccinazione, si ripete il test cutaneo alla tubercolina. Se, quest’ultimo, risulta negativo, però, la vaccinazione deve essere ripetuta.

E’ bene sottolineare, inoltre, che, come per tutti i vaccini, anche quello contro la TBC non è privo di, possibili, complicanze. Per questo motivo, quindi, la decisione della vaccinazione spetta, esclusivamente, al medico che deve, preventivamente, valutare il rapporto rischi - benefici.

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13/04/2012

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