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Tifo e paratifo: come si curano questi disturbi?

La febbre tifoide e la febbre paratifoide sono infezioni batteriche. I soggetti malati e i portatori sani (che ospitano il batterio senza però presentare dei segni clinici) rappresentano la principale fonte di contaminazione. La trasmissione avviene per via orofecale in seguito all'ingestione di acqua o alimenti infetti. Il batterio colonizza in primo luogo i linfonodi intestinali, per poi diffondersi nel sangue. I sintomi della malattia sono causati dalla liberazione di una tossina da parte del batterio.

Il tifo e il paratifo
© Getty Images

Cause e fattori di rischio del tifo

La malattia è presente nei paesi in cui le condizioni igieniche lasciano a desiderare (zona tropicale), ed è rara in Europa, dove compare in casi di importazione da paesi caldi.

Il batterio responsabile della malattia è la Salmonella typhi (per la febbre tifoide) e la Salmonella paratyphi del tipo A, B, C (per le febbri paratifoidi.

Si distinguono abitualmente tre fasi:

• La fase di incubazione (tra il contagio e i primi sintomi) dura 2 settimane ;

• La fase di invasione (i primi 7 giorni) è caratterizzata da febbre alta (40°) associata a mal di testa, insonnia, vertigini, epistassi (sanguinamento dal naso), anoressia (perdita dell'appetito), nausee. La diagnosi viene formulata in relazione all'assenza di vaccinazione e a un recente viaggio nei paesi tropicali.

• La fase di stato (la seconda settimana) con febbre alta (40°) associata a diarrea e disurbi della coscienza.

Febbre tifoide: la visita medica

Il polso è meno rapido di quanto ci si aspetti in base al notevole aumento della temperatura corporea (70-80 battiti al minuto).

Nella fase di stato:

• La palpazione dell'addome rivela un aumento di volume della milza (splenomegalia);

• Compare un'eruzione cutanea caratterizzata da macchie rosse sul torace e sull'addome;

• È inoltre possibile rilevare una tumefazione delle tonsille.

Esami e analisi complementari per il tifo e il paratifo

Nella fase di invasione (primi 7 giorni): si nota l'assenza di iperleucocitosi (il numero di globuli bianchi nel sangue non aumenta, a differenza di ciò che accade nelle altre infezioni batteriche) e l'emocoltura rileva la presenza del batterio.

Nella fase di stato (seconda settimana): si nota una leucopenia (diminuzione del numero di globuli bianchi nel sangue). La diagnosi si basa sull'isolamento del batterio attraverso emocolture e/o coprocolture (la coltura delle feci del paziente in condizioni particolari permette di rilevare la presenza del batterio). A questo stadio della malattia, la diagnosi viene confermata dalla rilevazione nel sangue di anticorpi specifici per il batterio.  

Evoluzione di tifo e paratifo

L'evoluzione della malattia può essere correlata ad alcune complicanze:

Emorragie digestive e perforazione intestinale (meno di 1 caso su 10);

Colecistite (infezione della cistifellea, 1 caso su 100), possibile causa di recidive della malattia;

• Complicanze cardiache o osteoarticolari.

Le ricadute sono frequenti (circa il 7%) e si manifestano nel mese successivo all'interruzione del trattamento.

Febbre tifoide e paratifoide: da non confondere con...

La non specificità dei segni e sintomi iniziali può indurre il medico a formulare altre diagnosi:

Il trattamento delle febbre tifoide

La terapia riduce la frequenza delle complicanze e deve essere somministrata in contesto ospedaliero.

È indispensabile attuare alcune misure igieniche: dichiarazione obbligatoria della malattia alle autorità sanitarie, isolamento del paziente, disinfezione.

Possono essere utilizzati vari tipi di antibiotici: principalmente viene prescritto un antibiotico della classe delle cefalosporine di terza generazione o dei fluorochinoloni, ma il medico può prescrivere anche l'aminopenicillina (penicilline A), oppure del tiamfenicolo o del cotrimoxazolo.

La durata della terapia antibiotica è di 10-15 giorni, ed è possibile che il medico associ a quest'ultima una reidratazione per via endovenosa, se necessario. Dopo il trattamento vengono inoltre effettuate 2 coprocolture a 48 ore di distanza, per assicurarsi della guarigione del paziente.

Il trattamento preventivo si basa su:

• Misure igieniche (lotta contro il pericolo di contaminazione fecale, igiene dell'acqua e degli alimenti);

Vaccinazione: un'iniezione intramuscolare seguita da un richiamo dopo 3 anni.

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03/04/2013

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