Home  
  
  
    La borreliosi di Lyme
Cerca

Infezioni e malattie infettive
 
Il tuo nome :
La tua mail * :
Nome del destinatario :
E-mail del destinatario * :
Messaggio :
*campo obbligatorio
Messaggio inviato

La diagnosi della borreliosi di Lyme

La malattia di Lyme (o borreliosi) è un’infezione batterica diffusa a livello mondiale (alcune migliaia di casi all'anno), che si trasmette all'uomo attraverso la puntura delle zecche.

La borreliosi di Lyme
© Getty Images

Cause e fattori di rischio della malattia di Lyme

Il batterio responsabile è uno spirochete, ovvero un batterio di forma elicoidale che prende il nome di Borrelia burgdorferi. Le attività che favoriscono il contatto con le zecche rappresentano il principale fattore di rischio per l’insorgenza della malattia: lavori agricoli, passeggiate nei boschi… I soggetti portatori del patogeno sono molti: zecche, mammiferi domestici (cani, cavalli, …) e selvatici (scoiattoli, cervi, topi campagnoli….). In genere la maggior parte dei contagi avviene tra marzo e settembre.

I segni della malattia di Lyme

In seguito all’inoculo del batterio veicolato dalla puntura della zecca, la malattia di Lyme evolve in tre fasi, intercalate da periodi asintomatici (assenza di segni della malattia).

La prima fase è caratterizzata da una lesione cutanea, l’eritema cronico migrante (ECM): questa lesione insorge tra i 3 e i 30 giorni dopo la puntura della zecca, e si tratta di una papula eritematosa (arrossata) che si forma intorno alla puntura e si estende progressivamente in direzione centrifuga. La lesione è ovale e può misurare fino a 50 cm, il bordo è più eritematoso (arrossato) rispetto al centro, che ritrova progressivamente un aspetto cutaneo normale. In genere non causa prurito e quindi impulso a grattarsi, ed è localizzata preferibilmente sugli arti inferiori, ma a volte anche sulle braccia o, nel bambino, addirittura sul viso.

In seguito alla puntura possono insorgere anche sintomi di carattere generale (mal di testa, dolori articolari, leggero aumento della temperatura corporea, stanchezza) e il rigonfiamento dei linfonodi vicini alla lesione cutanea, che indicano che il batterio si è diffuso nell’organismo.

In assenza di trattamento, l’EMC evolve in alcune settimane (estensione progressiva) e scompare senza lasciare tracce.

La fase secondaria insorge molte settimane, o addirittura mesi, dopo la scomparsa dell’ECM, ma in molti casi può rivelare la presenza della malattia, perché è possibile che l’EMC passi inosservato o, in circa la metà dei casi, non compaia affatto. Questa fase è caratterizzata da:

• Manifestazioni cutanee: si tratta di lesioni simili a quelle caratteristiche della prima fase della malattia;

• Manifestazioni articolari: dolori articolari frequenti. Le artriti (infiammazioni delle articolazioni) sono meno frequenti e colpiscono le articolazioni più grandi (ginocchio);

• Manifestazioni cardiache: sincope (perdita di conoscenza), palpitazioni (percezione del proprio battito cardiaco nel petto), dolori toracici e soprattutto disturbi della conduzione atrio-ventricolare (la "corrente elettrica" che circola normalmente dagli atrii ai ventricoli si interrompe a tratti, e può causare gravi problemi cardiaci). In genere queste manifestazioni cardiache guariscono senza lasciare strascichi.

• Manifestazioni neurologiche: la radicolite iperalgica (infiammazione molto dolorosa dei nervi che irradiano la zona colpita dalla puntura della zecca). Un nervo particolarmente colpito è quello facciale; può inoltre comparire una meningite.

• La fase terziaria si manifesta a distanza di mesi o anni dopo l’inizio dell’infezione, e i sintomi sono i seguenti:

• Manifestazioni cutanee: la malattia di Pick Herxheimer (infiammazione cutanea che evolve verso l'atrofia della pelle), il linfocitoma cutaneo benigno (noduli violacei, arrotondati, dai contorni netti e duri, localizzati sulla fronte e il lobo dell'orecchio, che regrediscono spontaneamente nell'arco di qualche mese);

• Manifestazioni articolari: identiche a quelle osservate nella fase secondaria;

• Manifestazioni neurologiche: colpiscono il midollo spinale o il cervello (sintomi neuro-psichiatrici di vario tipo)

Borreliosi di Lyme: la visita medica

Il medico ausculta attentamente il paziente ed effettua un elettrocardiogramma (registrazione dell'attività elettrica del cuore), alla ricerca, in particolare, di di disturbi della della conduzione atrio-ventricolare (risulta necessario il ricovero).

È inoltre indispensabile effettuare un esame neurologico: in caso di radicolite (fase secondaria), questo esame può risultare nella norma o evidenziare una diminuzione della sensibilità e della forza muscolare, o una scomparse dei riflessi nella zona innervata dal nervo colpito dall'infiammazione.

Esami e analisi complementari per la malattia di Lyme

La diagnosi della malattia di Lyme si basa essenzialmente sull'osservazione dei segni clinici.

L'esame emocromocitometrico (esame del sangue) di solito non rivela anomalie, ma molte tecniche di laboratorio sono in grado di rilevare la presenza nel sangue di anticorpi, che segnalano la risposta dell'organismo all'infezione batterica.

In caso di manifestazioni neurologiche, la presenza di anticorpi nel liquido cefalo-rachidiano (prelevato tramite puntura lombare) è un elemento a favore della diagnosi di malattia di Lyme.

Progressione della malattia di Lyme

La progressione verso una fase terziaria avviene raramente, anche in assenza di trattamento. Se la malattia è trattata in modo adeguato, la prognosi è in genere molto favorevole.

Borreliosi di Lyme: da non confondere con...

Le lesioni cutanee osservate nella fase primaria o in quella secondaria possono essere confuse con altre manifestazioni dermatologiche: micosi superficiale (infezione cutanea causata da un fungo) o normale reazione alla puntura di un insetto.

La principale difficoltà per il medico consiste inoltre nel formulare un'esatta diagnosi in presenza di manifestazioni neurologiche inspiegabili.

Il trattamento della borreliosi di Lyme

Durante la prima fase della malattia, il trattamento ha lo scopo di far scomparire i primi sintomi e di prevenire l’insorgenza di manifestazioni tardive, eliminando il batterio dagli organi che potrebbero essere infettati.

A seconda della fase e della gravità della malattia, il trattamento può quindi variare e può richiedere un ricovero ospedaliero. La terapia consiste nella somministrazione di un antibiotico (amoxicillina o doxiciclina), eventualmente associato e un corticosteroide in caso di disturbi della conduzione atrio-ventricolare.

Commenta
03/04/2013

Per saperne di più:


Newsletter

Test consigliato

Ischemia e ictus: sei a rischio?

Test salute

Quiz - Ictus e ischemia

BMI calcolo
Calcola la tua massa grassa
Calcola la tuo peso ideale