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Cancro ai polmoni: i tre grandi tipi di cure

Più la diagnosi di cancro ai polmoni è tardiva, meno buona sarà la prognosi della malattia. Tuttavia, in un certo numero di casi, si riesce a guarire dal cancro ai polmoni, anche se la cura per questo tipo di cancro è ancora da perfezionare. Questa si basa su una combinazione di chirurgia, chemioterapia e radioterapia, un’associazione più o meno completa a seconda dello stadio (cioè del grado di evoluzione) della malattia, della localizzazione precisa del cancro e delle condizioni generali di salute. Distinguiamo quindi tre grandi tipi di cure che sono: la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia.

Le cure per il cancro al polmone
© Getty Images

La chirurgia

La chirurgia è in genere riservata ai tumori di dimensioni relativamente circoscritte, ma deve tener conto di numerosi altri fattori individuali.

A seconda del grado di evoluzione del cancro, il medico può consigliare l’asportazione chirurgica di una piccola parte del polmone, se ritiene che il tumore sia ancora a uno stadio iniziale e non si sia esteso.

Se viene asportato un lobo polmonare, si parla di lobectomia, mentre quando i lobi asportati sono due, si tratta di bilobectomia.

Quando si asporta tutto il polmone, si tratta di pneumectomia.

La percentuale di guarigione naturalmente dipende dalle dimensioni del tumore e dalla sua eventuale espansione.

Se il cancro si è esteso ad altri organi, la chirurgia non è la terapia adatta. L’asportazione delle cellule tumorali attraverso un intervento chirurgico avrebbe senso solo se questa asportazione eliminasse tutte le cellule in questione. Ma se le cellule maligne si trovano anche in altre zone, la chirurgia non potrà guarire il cancro. Pertanto è probabile che il medico proponga cure alternative anticancro, come la chemioterapia e la radioterapia.

La chemioterapia

La chemioterapia consente di ottenere una riduzione del volume tumorale in modo da facilitare un successivo intervento chirurgico. Si applica alle forme più estese di tumore e a quelle associate alle metastasi.

Questi trattamenti, chiamati sistemici perché interessano tutto il corpo, vengono somministrati con cure ripetute, intervallate da periodi privi di qualsiasi trattamento di 3-4 settimane, per dar modo ai tessuti di “recuperare”. La particolarità di queste medicine infatti è che sono tossiche per tutte le cellule capaci di dividersi. La chemioterapia blocca infatti la proliferazione di tutte le cellule, sia di quelle cancerogene che di quelle sane, impedendo la sintesi di DNA indispensabile alla duplicazione e distruggendo le fibre della trama cellulare (che strutturano la cellula).

Questi trattamenti sono particolarmente indicati per il cancro a piccole cellule, per i quali non è insolito suppore un’estensione del cancro ad altri organi, anche se tale estensione non è localizzata con precisione.

Per quanto riguarda gli altri tumori, le cellule maligne sono meno sensibili a questo tipo di cura, tuttavia può essere usata prima della chirurgia o dopo la radioterapia.

La tolleranza a queste cure è oggi migliorata grazie all’utilizzo di farmaci in grado di prevenire gli effetti indesiderati, soprattutto di tipo digestivo. Il medico spiegherà comunque quali possono essere gli effetti secondari legati alla chemioterapia: anemia, stanchezza, afte, perdita dei capelli, perdita di peso, ecc.

La radioterapia

La radioterapia può essere prescritta per trattare tutti i tipi di cancro, da sola o in associazione con un altro trattamento.

La radioterapia, che consente di uccidere le cellule tumorali tramite radiazioni ad alta energia, con i “raggi”, è destinata ai tumori circoscritti al torace (quando sono inoperabili) e alle metastasi dolorose, situate nel cervello o nella colonna vertebrale, che possono rivelarsi fastidiose.

Se il tumore è di piccole dimensioni oggi è possibile effettuare una radioterapia direttamente al centro del tumore, senza intervento chirurgico, grazie alla curieterapia endobronchiale. A questo scopo una pastiglia di materiale radioattivo viene portata con un filo guida fino al tumore.

Anche questa pratica può comportare effetti secondari come stanchezza, nausee, difficoltà a deglutire, perdita di capelli, dolori al petto, ecc. Tuttavia, la presenza di tali sintomi dipende dal tipo di trattamento e dallo stato di salute generale. I progressi tecnici limitano questi effetti e i rischi di comparsa degli stessi.

Altri trattamenti

È possibile infine liberare un bronco invaso o bruciando il tumore servendosi di una sonda coagulante che produce una termocoagulazione, o tramite una sonda laser, che passa nel bronco grazie a un endoscopio.

Dopo il trattamento, il medico verificherà periodicamente lo stato di salute del paziente attraverso visite, radiografie, analisi del sangue e/o esami più approfonditi.

Indépendance Santé

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06/08/2012

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