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Cancro al polmone: una cura difficile

Conseguenza inevitabile dell’aumento del tabagismo nelle donne, negli Stati Uniti il cancro al polmone è diventata la prima causa di mortalità per tumore tra le donne e ben presto seguirà la stessa strada in Italia.

La cura del cancro al polmone
© Getty Images

Diminuendo l’intensità dei sintomi, la chemioterapia migliora la qualità della vita dei malati colpiti dal cancro ai polmoni. Tuttavia, a dispetto dei progressi realizzati nelle modalità di somministrazione delle combinazioni terapeutiche, le cure per questo tipo di tumori restano molto difficili.

Complessivamente, la percentuale di sopravvivenza a cinque anni di questo cancro supera appena il 10%. Nei rari casi di cancro detti “a piccole cellule”, o quando il tumore viene scoperto mentre è ancora in uno stadio circoscritto, solo con la chirurgia si possono avere possibilità di guarigione. Per i tumori più sviluppati, le speranze sono riposte nell’associazione di diversi tipi di trattamenti.

La chirurgia può asportate facilmente la totalità del tumore quando questo è di piccole dimensioni. Alcuni studi hanno però dimostrato che, invece di una semplice asportazione chirurgica del tumore, è necessario togliere tutto il lobo per ridurre il rischio di recidive. Associata alla radioterapia, la chemioterapia consente di migliorare la sopravvivenza dopo la chirurgia e di ridurre le dimensioni dei tumori che non possono essere asportarti.

Sono stati condotti numerosi esperimenti per definire l’utilità degli agenti detti di terza generazione come la gemcitabina, i taxani, gli inibitori della topoisomerase 1 (topotecan e irinotecan) o la vinorelbina, con risultati incoraggianti. La combinazione di tre agenti potrebbe essere migliore delle biterapie abituali.

Diminuire gli effetti indesiderati

Grazie alle moderne tecniche diagnostiche di immagini la radioterapia utilizzerà in futuro radiazioni più intense, per aumentarne l’efficacia, orientate però con maggior precisione verso il tumore, per limitare gli effetti secondari di questo trattamento. Una delle sfide maggiori è infatti riuscire a ridurre la tossicità delle radiazioni.

Tuttavia, per sapere se queste radioterapie più mirate non aumentano il rischio di recidive, devono essere effettuati ulteriori esperimenti.

Una migliore tolleranza alle cure si potrebbe ottenere anche attraverso l’utilizzo di farmaci citoprotettori, che proteggono le cellule contro la tossicità della chemioterapia e della radioterapia. In questo senso, l’amifostina sembra essere in grado di diminuire la tossicità del cisplatino per il rene. Sono in corso esperimenti per determinare se possono prevenire anche l’esofagite, molto frequente dopo i trattamenti.

Trattamenti à la carte

Attualmente si stanno effettuando numerosi studi per tentare di definire le modalità ottimali per ogni tipo di tumore. Così, nei tumori della parte superiore del polmone (sindrome di Pancoast), sono stati riscontrati elevati tassi di sopravvivenza a tre anni, con due cicli di chemio e radioterapia prima della chirurgia, seguiti da due cicli di chemioterapia dopo la chirurgia. Il progresso vedrà quindi trattamenti più individualizzati, che tengano conto delle caratteristiche di ogni paziente.

Nei casi di cancro allo stadio avanzato, nel migliore dei casi, purtroppo le cure attuali aumentano solo di qualche mese la sopravvivenza. Alcuni ricercatori ripongono le loro speranze in alcuni farmaci che bloccano la formazione di nuovi vasi, per impedire la vascolarizzazione del tumore, ma anche in anticorpi monoclonali, diretti contro una proteina presente nelle cellule maligne. Ma gli esperimenti clinici sono ancora all’inizio. Quanto alla terapia genica, sono stati avviati molti esperimenti con lo scopo di inserire nelle cellule un gene soppressore dei tumori (gene p53), o un gene capace di rinforzare le difese immunitarie contro il tumore. Certamente, però, ci vorranno molti anni prima che queste cure possano essere messe in pratica.

Di fronte alle difficoltà terapeutiche, la diagnosi precoce dei tumori nei fumatori potrebbe aumentare la percentuale dei tumori curabili. Nuovi strumenti permetterebbero di raggiungere un tale obiettivo: nuove tecniche diagnostiche di immagine, come lo scanner a spirale, o la ricerca di anticorpi monoclonali specifici delle cellule tumorali nell’espettorato. Esperimenti preliminari hanno ottenuto risultati incoraggianti. Il costo di queste tecniche diagnostiche tuttavia ne limita le applicazioni. Il futuro si basa quindi, più che mai, nella lotta contro il fumo.

Dott.ssa Chantal Guéniot

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06/08/2012

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