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Quando i disturbi visivi annunciano la cefalea

Le emicranie oftalmiche o emicrania con aura colpiscono il 20 % delle persone affette da emicrania. Quali sono i trattamenti efficaci? Cosa fare in caso di emicrania cronica? È necessario consultare un neurologo? Risponde il Dottor Dominique Valade, Direttore del Centre Urgence Céphalées (Centro Urgenze Cefalee), presso il reparto di neurologia dell’ospedale Lariboisière di Parigi.

L'emicrania oftalmica
© Getty Images

Disturbi visivi come flash, punti luminosi, visione deformata: sono questi i sintomi che colpiscono il 20% delle persone affette da emicrania, prima della fase di cefalea. In questi casi si parla di emicrania con aura o emicrania oftalmica. Possono a volte insorgere anche disturbi sensoriali (intorpidimento di una mano o di un braccio) o motori, come l’alterazione del linguaggio (difficoltà nell’eloquio), o paralisi.

Emicrania oftalmica o con aura: i sintomi

È come un caleidoscopio: all’improvviso le immagini si confondono, insorgono intense nausee, una forte stanchezza, perdite dell’equilibrio e in seguito dolore. Carolina, 48 anni, racconta la sua prima crisi come se l’avesse colpita ieri. È stato 23 anni fa, alla festa della scuola di suo figlio, e avrebbe dovuto aspettare 5 anni prima che i medici giungessero a una diagnosi: è stato un medico di base a pronunciare la definizione "emicrania con aura". Da allora la vita quotidiana è diventata un inferno per Carolina, appassionata di pittura e cintura nera di karate, nonostante i ripetuti trattamenti di fondo (a base di betabloccanti) e trattamenti delle crisi (con triptani dal 1999) che le vengono somministrati. Varie uscite annullate, un solo congedo per malattia nonostante la frequenza delle crisi: a volte fino a tre al mese. "L’emicrania compare notte, di giorno, in ufficio… basta, non ne posso più. I dolori sono così forti da costringermi a tornare a casa e stendermi al buio. I trattamenti non sono per niente efficaci ".

Al pari di Carolina, il 20 % delle persone affette da emicrania conosce bene i disturbi visivi associati alla malattia, che possono durare fino a 60 minuti. Nel 90% dei casi segue una crisi di cefalea, caratteristica dell’emicrania oftalmica, che è un’emicrania con aura, ma che, nonostante il nome, non ha nulla a che vedere con un’anomalia oculare. Nella maggioranza dei casi compaiono delle macchie monocromatiche, dei puntini bianchi e neri o delle linee spezzate che si spostano dal centro verso la periferia dell’occhio, e che vengono definiti fosfeni o fotopsie. Alcune persone vedono una macchia nera che nasconde una porzione del campo visivo: si tratta dello scotoma. Secondo il Dottor Valade, il fenomeno è causato da "un’onda di depolarizzazione che si materializza a livello della corteccia visiva del cervello". In alcuni casi la visione diventa annebbiata o deformata, accompagnata dall’impressione che gli oggetti si impiccioliscano o si ingrandiscano; "Sono manifestazioni riscontrabili con maggiore frequenza nei bambini piccoli, particolarmente colpiti dalle emicranie con aura", segnala lo specialista.

Le crisi di cefalea possono inoltre essere precedute da disturbi sensoriali (intorpidimento degli arti superiori o inferiori) e del linguaggio (difficoltà nell’eloquio), che compaiono in concomitanza con i disturbi visivi, prima o dopo questi ultimi. È il caso di Caroline che, durante alcune crisi, non è più in grado di parlare né di scrivere una frase di senso compiuto, o avverte una paralisi a livello di uno o più arti: "Ero in ufficio, al telefono con una collega, e all’improvviso non sono più riuscita a parlare, mi sono sentita male e andando alla toilette non riuscivo a stare in piedi. Sono stata portata all’ospedale: la TC era buona, e anche la RM, hanno pensato a un ictus.

Le emicranie con aura colpiscono il 20 % delle persone affette da cefalea, e le crisi possono iniziare a ogni età, ma più spesso prima dei 40 anni. Si tratta di una malattia genetica favorita dall’ipoglicemia, dai cambiamenti di ritmo e dalla caduta degli estrogeni nelle donne, nonché dall’ansia anticipatoria", un disturbo che colpisce soprattutto le donne (i 2/3 dei pazienti)e i loro bambini, precise il Dottor Valade.

Il trattamento dell’emicrania oftalmica: associazione di antinfiammatori e triptani

"La terapia: un antinfiammatorio alla comparsa dei sintomi visivi e un triptano all’insorgere della cefalea", raccomanda il Dottor Valade. I triptani agiscono direttamente sul fenomeno della dilatazione dei vasi sanguigni, e sono disponibili su ordinazione; questo trattamento d’urgenza per alleviare il dolore viene associato a un trattamento di fondo per intervenire sulla malattia: la terapia tradizionale consiste nella somministrazione di betabloccanti, la famiglia degli antiepilettici (pizotifene, flunarizina,valproato di sodio, indoramina, gabapentina, topiramato) e degli antidepressivi (amitriptilina). A volte è necessario provarne diversi prima di trovarne uno efficace. La maggior parte dei pazienti trova un giovamento e una stabilizzazione della malattia ricorrendo a questi due trattamenti mentre altri, come Caroline, che presentano soprattutto dei sintomi evolutivi, non hanno ancora trovato una soluzione concreta per combattere le loro crisi. Recentemente il Centro antidolore di Bordeaux ha prescritto a Caroline un antiepilettico indicato per i disturbi bipolari, dei massaggi di chinesiterapia e delle sedute di auricoloterapia. I risultati: meno crisi ma effetti indesiderati come le vertigini. "Il medico mi ha spiegato che l'auricoloterapia potrà ridurre la frequenza e l’intensità delle emicranie, ma che queste non scompariranno. In funzione dei meridiani da trattare (fegato e vescica), mi ha inserito in entrambe le orecchie 3 piccoli aghi, che cadranno da sole non appena il corpo avrà reagito e ristabilito l’equilibrio cercato: ciò può avvenire in alcuni giorni o varie settimane. L’operazione verrà ripetuta altre due volte ".

Per il 2015 è attesa l’immissione in commercio di un nuovo trattamento, attualmente sottoposto a studi clinici di fase III e basato su molecole la cui azione è diretta sui neuroni, a livello del recettore 5-HT1F della serotonina e non più sui vasi sanguigni (attraverso la vasocostrizione), e dovrebbe quindi ridurre gli effetti indesiderati.

Gli specialisti osservano che purtroppo poche persone affette da emicrania si rivolgono al neurologo, perché non hanno consapevolezza della propria malattia. Il rischio è quindi di dipendenza dai farmaci, causata dall’assunzione di quantità sempre maggiori di farmaci di automedicazione con conseguenti effetti indesiderati anche (infarto, aneurisma). Alcuni pazienti necessitano addirittura di un ricovero per disintossicazione. Oggi è d’altronde noto che un eccesso di analgesici può paradossalmente aumentare la frequenza delle crisi.

Le soluzioni alternative per l’emicrania oftalmica

Yoga, meditazione, esercizi di respirazione, sofrologia, terapia cognitiva e comportamentale… Sono tutti interventi complementari che possono rivelarsi molto utili per gestire non solo l’ansia legata al sopraggiungere delle crisi di emicrania, ma anche il dolore. L'ipnosi, in particolare, è indicata soprattutto per i bambini, e permette al paziente di ritrovare le risorse per affrontare le crisi e il dolore, in particolare attraverso la fantasia e le immagini rilassanti. Come una pentola a pressione che fa…per allentare la pressione a livello della testa. Non bisogna inoltre dimenticare che le tensioni muscolari e le anomalie a livello della cervicale o della masticazione (digrignamento dei denti o bruxismo) possono essere all’origine delle crisi. L'osteopatia può intervenire su queste disfunzioni meccaniche e a volte permette di distanziare le crisi.

Isabelle Frenay, gennaio 2013

Fonti:

- Intervista al Dottor Dominique Valade, direttore del Centre urgence céphalées, reparto di neurologia dell’Ospedale Lariboisière di Parigi, dicembre 2012.

- Intervista a Caroline, paziente affetta da emicrania, dicembre 2012.

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28/03/2013

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