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Mal di gola: quando farsi visitare?

Di rado una tonsillite faringea è un'emergenza. In teoria, dopo 48 ore il virus (4 volte su 5 si tratta proprio di un virus) si volatilizza spontaneamente, annientato dalle difese immunitarie e la guarigione è pressoché completa. In caso contrario, rivolgiti al medico!

Mal di gola: quando consultare?
© Getty Images

Se la maggior parte delle angine faringee è di origine virale, non gravi, le poche angine di origine batterica non scompaiono da sole. Prima dell'avvento degli antibiotici, lasciavano infatti lesioni irreversibili a livello delle articolazioni, delle valvole cardiache o dei reni. Fortunatamente però, oggi i medici hanno più armi a disposizione. Ma quando è necessario rivolgersi al medico?

Mal di gola: non andare nel panico!

Poiché i sintomi persistono per diversi giorni, è meglio lasciare che il sistema immunitario completi naturalmente il suo "lavoro di depurazione" virale (un esercizio che consente al bambino costruirsi un sistema immunitario) o che la malattia si sviluppi per semplificare la diagnosi. Quando è presente, la febbre dura 2 o 3 giorni e anche il mal di gola (a differenza di un raffreddore, che persiste per una settimana).

Una tonsillite che si cronicizza con febbre, mal di testa, nausea, deve essere valutata da un medico, soprattutto se i soggetti affetti sono ragazzini. Un test diagnostico rapido (TDR) eseguito in ambulatorio permetterà di distinguere le tonsilliti virali dalle quelle batteriche. Se il test risulta positivo allo streptococco, verranno prescritti degli antibiotici. Cerca di stare tranquilla e non aspettare oltre per non correre rischi di complicazioni: è noto, infatti, che fino a 9 giorni dopo la comparsa dei segni, l'avvio di un trattamento con antibiotico è sempre efficace, soprattutto per prevenire un reumatismo articolare acuto.

Test diagnostico rapido per una diagnosi sicura

Un test diagnostico rapido, che puoi eseguire direttamente a casa o in ambulatorio, consente di stabilire in pochi minuti se si tratta di una tonsillite di origine batterica, che occorre assolutamente curare mediante l'assunzione di antibiotici, o di una di origine virale per cui tali farmaci sono inefficaci. Il principio è piuttosto semplice: un sottile bastoncino cotonato, simile a un cotton-fioc, viene inserito nella gola del paziente e strofinato delicatamente - con movimenti orizzontali, verticali e circolari - prima sulle tonsille e successivamente sulla mucosa della faringe posteriore (zone in cui si annidano generalmente i microrganismi responsabili della faringite), avendo cura di evitare il contatto con le altre mucose del cavo orale. Il tampone faringeo impregnato di cellule viene inserito in una provetta contenente appositi reagenti, in cui viene successivamente immersa una striscia che si colora in modo diverso a seconda della presenza o meno di streptococchi.

È l'unico metodo che consente di eseguire una diagnosi certa di infiammazione della faringe (tonsillite rossa) o bianca (faringe e tonsille arrossate con punti bianchi), dolorosa o più discreta, che si può rivelare con una febbre o mal di pancia. Il prelievo faringeo in laboratorio, che si praticava in passato nei casi "controversi", oggi viene eseguito di rado.

Un trattamento standardizzato

Dopo aver individuato lo streptococco responsabile della tonsillite, la prescrizione medica prevede la somministrazione di un antibiotico, l'amoxicillina, per 6 giorni (da 3 a 5 giorni per alcune cefalosporine o antibiotici della famiglia dei macrolidi). Il trattamento va assunto fino a completa guarigione per evitare che i microbi, se non completamente debellati possano tornare attivi e sviluppare una resistenza ai farmaci, preziosi in caso di infezioni molto più gravi, ad esempio una polmonite.

Dr.ssa Brigitte Blond

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13/06/2012

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