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Il glaucoma: la diagnosi dopo i 40 anni

Malattia insidiosa e asintomatica, ancora oggi il glaucoma viene diagnosticato spesso con ritardo, quando il campo visivo si è ormai già ristretto. La SFO, Società francese di oftalmologia, raccomanda, agli over 40, di recarsi dall’oculista ogni 2 o 3 anni.

Il glaucoma: la diagnosi dopo i 40 anni
© Getty Images

In un contesto in cui gli specialisti sono sovraccarichi di lavoro e gli appuntamenti proposti sono dopo 6 mesi dalla richiesta, ma anche dopo un anno in alcune città, difficile credere che questo consiglio verrà seguito. Tuttavia, il Dott. Éric Sellem, oftalmologo presso il Centre ophtalmologique Kleber di Lione, e il Prof. Jean-Paul Renard, professore universitario e medico all’ospedale “Val-de-Grâce” a Parigi, sono fiduciosi.

Il glaucoma primario ad angolo aperto colpisce circa il 2% dei soggetti con età superiore ai 35 anni

Il glaucoma primario ad angolo aperto (GPAA), che rappresenta il 90% dell’insieme dei glaucomi, riguarderebbe il 2% della popolazione con età superiore ai 35 anni. Tra questi, la metà ignora di soffrirne, secondo le proiezioni di due nuovi studi a livello europeo e internazionale, i cui risultati figurano nel rapporto 2014 della SFO. Tra gli ultrasessantenni, il 35% presenta una forma grave, ma solo il 30% è diagnosticato.

Malattia insidiosa per eccellenza, il glaucoma è asintomatico. Non è la vista a diminuire, ma il campo visivo a restringersi poco a poco; questo restringimento, però, a lungo compensato dal cervello, in genere è così graduale che la persona colpita di solito se ne accorge solo a uno stadio avanzato, quando il nervo ottico è ormai già stato colpito.

Ebbene, senza cura, si arriva alla cecità, al buio più totale”, avverte il Prof. Jean-Paul Renard, professore universitario e medico all’ospedale “Val-de-Grâce” a Parigi, nonché relatore dello studio SFO 2014.

Il glaucoma: una patologia dai molteplici fattori di rischio

Il glaucoma è una neuropatia degenerativa che colpisce il nervo ottico, distruggendo progressivamente le cellule gangliari retiniche. Il principale fattore di rischio è la pressione intraoculare alta. La diagnosi si basa dunque su un controllo regolare di questa pressione, associato a un’osservazione del fondo oculare e del campo visivo.

Tra gli altri fattori di rischio vi sono una forte miopia, l’età e l’etnia, ma anche fattori vascolari (ipertensione arteriosa, arteriosclerosi, alcuni trattamenti che possono provocare un’ipertonia oculare, cioè un aumento della pressione all’interno dell’occhio), e l’apnea notturna, segnala il Dott. Éric Sellem, oftalmologo presso il Centre ophtalmologique Kleber di Lione. Vi sono poi le predisposizioni genetiche (le stesse che predispongono all’insufficienza coronarica), e sono incriminati anche fattori epigenetici (principalmente ambientali: fumo, inquinamento, alimentazione, pesticidi).

Diagnosi del glaucoma: appuntamento dall’oculista ogni 2-3 anni

A partire dai quarant’anni, la raccomandazione per tutti è dunque quella di recarsi dal proprio oculista per una visita di controllo, ogni 2-3 anni. Un consiglio da seguire a maggior ragione se esiste una familiarità. “Per i glaucomi iniziali con pressione normale, difficili da individuare, una serie di domande e la ricerca di fattori di rischio possono aiutare l’oftalmologo”, sostiene il Prof. Renard.

Ma come procedere a controlli regolari della propria pressione oculare quando è così difficile ottenere un appuntamento dall’oftalmologo? “Intanto, nella diagnosi di un glaucoma non esiste un’urgenza, quindi non è un vero problema", rassicura lo specialista. Aggiunge inoltre che nei prossimi anni la demografia medica in materia di oftalmologi non dovrebbe essere così deficitaria.

La diagnosi del glaucoma si effettua attraverso diversi esami semplici e indolori:

• La misurazione della pressone oculare per mezzo di un tonometro: l’oculista può far ricorso a un metodo senza contatto e senza collirio, inviando un getto d’aria nell’occhio, oppure, attraverso un cono di plastica posto sull’occhio dopo l’istillazione di un collirio anestetizzante.

• L’esame del fondo oculare realizzato grazie a un oftalmoscopio: il medico può così constatare la presenza o l’assenza di lesioni sul nervo ottico.

Una volta eseguita la diagnosi, l’oculista può procedere ad altri due esami: uno che valuta il campo visivo, l’altro che esamina l’angolo irido-corneale (gonioscopia), allo scopo di precisare la natura del glaucoma e il suo stato di avanzamento.

Glaucoma: tre trattamenti possibili

Il trattamento può essere medico (collirio), fisico, o chirurgico, a seconda della natura del glaucoma, della sua gravità e dell’età del paziente.

  • Trattamento medico

Nel mercato dei colliri sono comparse nuove preparazioni galeniche che propongono prodotti a rilascio prolungato, senza conservanti, spiega il Dott. Sellem. Contrariamente ai colliri “classici”, che devono essere instillati a ore fisse, più volte al giorno, questi nuovi prodotti vanno assunti una sola volta al giorno, in ragione di due o tre gocce. Una semplificazione che dovrebbe migliorare l’osservanza della cura.

  • Trattamento fisico

In alcuni casi può essere preferibile il trattamento con il laser, soprattutto in caso di patologia della superficie oculare. Il suo effetto però non è definitivo: occorre rinnovare il trattamento ogni 3-4 anni. “Il laser consente di rimandare l’intervento chirurgico e di combinarlo con un’operazione della cataratta nei pazienti più anziani”, spiega il Prof. Renard.

Un altro approccio è la tecnica con gli ultrasuoni. Questi ultimi agiscono sul corpo ciliare, che produce l’umore acqueo, diminuendone la produzione in modo da ridurre la pressione intraoculare. Il trattamento è ambulatoriale (non necessita di ricovero) e ha una percentuale di successo del 60% dopo 1 anno, precisa il medico. Molto spesso, un trattamento tramite collirio dovrà essere ripreso qualche mese più tardi. Il suo costo, due volte più elevato del laser, per il momento limita l’utilizzo ad alcuni centri di oftalmologia “privilegiati”, in grado di investire sui macchinari facendo ripercuotere il costo sui pazienti. Questa tecnica, tuttavia, è in pieno sviluppo e in futuro dovrebbe diventare più democratica, prevede il Dott. Sellem.

  • Trattamento chirurgico

Resta infine la chirurgia. Anche qui, la tecnica non garantisce il successo nel 100% dei casi. La sua scelta deve dunque essere discussa con il paziente, in base allo stadio del glaucoma, alle caratteristiche oculari, ai rischi operatori, ecc. In genere è riservata ai pazienti resistenti al trattamento medico e al laser, nei quali la malattia continua a progredire.

Per evitare, però, di arrivare fino a quel punto, c’è una sola soluzione: consultare il proprio oftalmologo ogni 2-3 anni dai 40 anni in poi.

 

Amélie Pelletier

Fonte: Conferenza stampa organizzata dalla Société française d’ophtalmologie (SFO) il 10 gennaio 2014, a monte del 120o congresso della SFO, dal 10 al 13 maggio 2014.

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31/03/2014

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