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Il trattamento del cancro al colon-retto

Il cancro del colon-retto è il più diffuso tra i tumori e interessa in ugual misura entrambi i sessi. In Italia si verificano circa 20.000 nuovi casi ogni anno, e circa 10.000 decessi. Anche se il tasso di sopravvivenza resta basso, i passi avanti nell’ambito dei trattamenti sono continui, grazie ai progressi nel campo della chirurgia e delle chemioterapie.

Il trattamento del cancro del colon-retto
© Getty Images

La scelta a favore di un trattamento o dell’altro dipende dallo stadio evolutivo e dalla localizzazione del cancro, e non è mai effettuata da un solo specialista ma è il risultato di una concertazione multidisciplinare.

La chirurgia prima di tutto

La chirurgia rappresenta il trattamento principale per il cancro del colon-retto. L’intervento consiste nell’ablazione del segmento di colon colpito. Se si tratta di cancro del retto, il chirurgo effettua l’ablazione del retto preservando, se possibile, lo sfintere. La resezione del mesoretto (zona adiposa situata attorno al retto, che contiene i vasi sanguigni e linfatici e i nervi del retto) diminuisce il rischio di recidive. La chirurgia endoscopica produce risultati simili a quelli ottenuti con la chirurgia classica, e consiste nell’introduzione di una telecamera e degli strumenti chirurgici attraverso una serie di piccole incisioni. Il chirurgo conduce l’intervento osservando l’immagine che appare sullo schermo. Questo tipo di chirurgia presenta il vantaggio di ridurre la durata del ricovero ospedaliero, di limitare i dolori post-operatori, di consentire una ripresa più rapida delle normali attività e di rendere meno visibili le cicatrici; per contro, presenta l’inconveniente di una maggiore durata dell’intervento.  

In alcuni casi può risultare necessario effettuare una colostomia: si tratta di un’apertura effettuata dal chirurgo a livello del ventre, per permettere l’evacuazione delle feci all’interno di un sacchetto posto all’esterno del corpo; può essere provvisoria, nei casi in cui è realizzata per proteggere la sutura. In caso sia stato possibile eliminare completamente il cancro, l’intervento chirurgico è in grado di garantire da solo la guarigione.

La chirurgia associata alla radioterapia

Nel cancro del retto, la radioterapia pre-operatoria – eventualmente associata alla chemioterapia – riduce il rischio di recidive locali, ed è indicata nei casi in cui il cancro ha invaso tutta la parete o se sono interessati i linfonodi. La stadiazione del tumore è determinata grazie all’ecoendoscopia o ecografia endoscopica, un esame praticato per mezzo di un endoscopio munito all’estremità di una sonda ecografica). Nella maggior parte dei casi la radioterapia viene somministrata per 5 settimane, in ragione di 5 sedute a settimana. L’intervento chirurgico viene effettuato 4-6 settimane dopo l’ultima seduta di radioterapia.

La chemioterapia adiuvante

La chemioterapia è complementare all’intervento chirurgico, riduce i rischi di recidiva e aumenta le possibilità di sopravvivenza. La sua efficacia è dimostrata nel caso del cancro del colon con… dei linfonodi. La chemioterapia standard applicata attualmente associa 5FU, acido folico e oxaliplatina o “FOLFOX” con cicli di cura di due giorni ogni 15 giorni per 6 mesi.

Il contributo delle terapie mirate

L’introduzione delle terapie mirate rappresenta un nuovo passo avanti, con particolare riferimento agli antiangiogenici, tra cui il bevacizumab comunemente noto con il nome commerciale di Avastin®. Questi farmaci consentono di bloccare la formazione di neovasi sanguigni (piccoli vasi di nuova formazione) destinati a fornire l’energia necessaria alla crescita del tumore, che viene privato dei nutrienti indispensabili alla sua proliferazione e quindi regredisce.

Un ulteriore approccio mirato concerne i tumori che sovraesprimono un fattore di crescita cellulare (EGF). Un anticorpo monoclonale, le cetuximab, in commercio con il nome di Erbitux®, blocca questo meccanismo.

I primi risultati mostrano che queste molecole, associate alla chemioterapia, aumentano il tasso di risposta dei pazienti, e sono attualmente oggetto di numerosi studi.

Se possibile, la chemioterapia deve essere seguita dalla rimozione chirurgica delle metastasi. La distruzione delle metastasi può eventualmente essere effettuata tramite radiofrequenza: questa tecnica consiste nell’introduzione di un elettrodo nella metastasi che, grazie a delle onde di radiofrequenza, viene portata a una temperatura superiore ai 60° e quindi distrutta dal calore. Questa tecnica viene applicata in particolare alle metastasi localizzate nel fegato o nel polmone.

Il cancro colorettale è oggetto di numerose ricerche promettenti che riguardano in particolare: la valutazione di nuove terapie (antiangiogenici, anticorpi monoclonali), la ricerca dei fattori predittivi di sensibilità alla chemioterapia o di nuovi marker diagnostici grazie alle tecniche della biologia molecolare o della proteomica.

Fonte: Dossier stampa per la settimana nazionale contro il cancro del colon-retto

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12/06/2012

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