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Herpes: il sesso orale aumenta il rischio di infezione

A lungo considerato come responsabile unicamente della febbre del labbro, il virus dell'herpes labiale è presente sempre più spesso anche a livello genitale. L'evoluzione delle pratiche sessuali sarebbe all'origine di questa insolita migrazione. Doctissimo fa il punto sull'argomento con la dermatologa Françoise Ramel.

Herpes e sesso orale
© Getty Images

Si stima che in Italia siano circa 12 milioni le persone colpite da herpes labiale e 2 milioni da herpes genitale. Di fronte a queste cifre in continuo aumento, gli esperti dichiarano la loro preoccupazione a riguardo. Tanto più che il virus dell'herpes rimane per tutta la vita nell'organismo. Alcuni farmaci antivirali consentono di limitarne la durata nel tempo o di prevenire le crisi, anche se non è possibile debellare definitivamente il virus.

Herpes genitale e virus di tipo 1

Responsabile di questa infezione, il virus noto come Herpes Simplex Virus (HSV) esiste in due forme:

• Il virus di tipo 1 (HSV-1) responsabile della maggior parte degli herpes situati nella regione al di sotto della vita, corrisponde generalmente all'herpes labiale, ovvero alla classica "febbre del labbro". Tuttavia, l'herpes può anche svilupparsi su altre parti del viso, ad esempio gli occhi;

• Il virus di tipo 2 (HSV-2) corrisponde nella maggioranza dei casi all'herpes genitale. Colpisce solitamente i genitali, ma può anche svilupparsi su cosce e glutei.

Eppure, questa distinzione sembra oggi svanire. Infatti, esistono sempre più attestazioni di infezione da virus di tipo 1 a livello genitale, in particolare nelle giovani donne. Questo virus può essere trasmesso anche in assenza di manifestazioni visibili, come la famosa "febbre del labbro". Secondo i recenti studi effettuati dai centri1 per le diagnosi delle Malattie Sessualmente Trasmissibili (MST), il 20% dei casi di herpes genitale dignosticati sono legati al virus HSV-1.

Il sesso orale aumenta il rischio di infezione

Perché questi virus si delocalizzano? Recentemente, alcuni ricercatori dell'università di Pittsburgh hanno tentato di spiegare i fattori di rischio legati a questo tipo di infezione2 intervistando oltre 1.200 donne di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Risultato: le donne che avevano rapporti sessuali vaginali e orali correvano un rischio di contrarre il virus HSV-1 sei volte maggiore rispetto alle donne sessualmente non attive. Per quelle donne che praticavano unicamente del sesso orale senza penetrazione vaginale, il rischio era addirittura otto volte più alto.

Secondo la Dr.ssa Ramel, questi dati non sorprendono affatto e si possono spiegare attraverso due fenomeni ben distinti.

L'evoluzione delle pratiche sessuali

La banalizzazione dei rapporti oro-genitali determina l'insorgenza di infezioni genitali da virus labiale. Coppie formatesi da poco, amori e flirt estivi, bisogna fare maggiore attenzione ai rapporti ed evitare di contrarre malattie sessualmente trasmissibili: la protezione è importante.

L'assenza di contagio nell'infanzia

La prima infezione da virus HSV-1 (responsabile dell'herpes labiale) sopraggiunge in genere tra i 6 mesi di vita e i 4 anni. In seguito a questo evento, l'organismo produce anticorpi in grado di offrire una certa protezione contro il virus, che si rifugia in un ganglio nervoso. Lì, il virus elegge il suo domicilio a vita e diventa un ospite invisibile. Ricomparirà solo in occasione di ricadute, quando l'organismo è debilitato.

Tuttavia, oggi, grazie al miglioramento delle condizioni igieniche, alcuni bambini risultano completamente immuni da qualsiasi tipo di contagio, fino all'inizio della loro vita sessuale. È allora che possono insorgere le prime infezioni da HSV-1 a livello genitale.

Queste prime infezioni, note come infezione primaria, sono accompagnate da sintomi particolarmente fastidiosi, soprattutto nelle donne: gonfiore della vulva, comparsa di vescicole e piaghe che possono impedire la posizione seduta e, nei casi più gravi, conseguenze neurologiche, come la ritenzione di urine, un dolore a livello dell'ano e del retto, una sciatica e persino una lombalgia. Peraltro, queste lesioni aumenterebbero anche il rischio di infezione da HIV/AIDS.

Dalla prevenzione alla cura

I cambiamenti delle pratiche sessuali e le infezioni primarie tardive agirebbero in modo congiunto per aumentare la vulnerabilità dei giovani adulti all'HSV-1 e potenziare il suo ruolo nella crescente epidemia di herpes genitale. Sono altrettanti dati epidemiologici che dovrebbero orientare le future strategie di prevenzione.

Le ricerche riguardanti la messa a punto di un vaccino si concentrano attualmente sul virus HSV-2. "Anche se la messa a punto di un vaccino contro l'herpes pare talvolta fantomatica, è altrettanto vero che lo sviluppo di vaccini che prendono di mira i due virus erpetici è maggiormente giustificato, ma certamente più difficile dal punto di vista tecnico…", spiega la Dr.ssa Ramel.

Infine, ricordiamo che nei confronti dell'herpes così come delle infezioni sessualmente trasmissibili, la mancanza di informazioni e il peso del tabù rivestono un'importanza fondamentale nella diffusione dell'epidemia. Consultare un medico consente di beneficiare di una diagnosi corretta, ma anche di farmaci antivirali efficaci per il trattamento delle crisi, per evitarle, o per diradarle nel tempo e, soprattutto, conoscere i mezzi per proteggere se stessi e gli altri. Ecco perché l'informazione costituisce un'arma efficace contro questa infezione. 

 

 

David Bême

1 - Int J STD AIDS;10(8):522-6.

2 - Sex Transm Dis. 2005 Feb;32(2):84-9.

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09/04/2014

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