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Herpes e infanzia: il virus erpetico nei bambini

Dopo i sei mesi di vita, quando vengono meno gli anticorpi protettivi materni, il bambino è più vulnerabile all'herpes. Si registra un picco di infezione primaria verso i due anni di età. A quattro - cinque anni, un terzo dei bambini è già venuto in contatto con il virus dell'herpes. Quali sono i sintomi, le modalità di contagio e le complicazioni? Per saperne di più, abbiamo intervistato il Professore Alain Taïeb, presidente della Società francese di dermatologia pediatrica e primario del reparto di dermatologia presso l'ospedale Saint-André di Bordeaux (Francia).

L'herpes nei bambini
© Getty Images

Doctissimo: Quando si entra in contatto la prima volta con il virus dell'herpes?

Prof. Taïeb: L'infezione da virus dell'herpes può avvenire alla nascita, in gran parte dei casi trasmessa in modo asintomatico dalla madre durante il parto. L'herpes neonatale è la manifestazione più temuta dai medici, nella maggioranza dei casi legato al virus di tipo II (herpes genitale a trasmissione sessuale), ma il numero di casi è relativamente basso. Il tasso di mortalità nei neonati con malattia disseminata non trattata è pari all'85%; in quelli con malattia localizzata non trattata e con encefalite, è pari circa al 50%. Almeno il 95% dei sopravvissuti presenta esiti neurologici gravi. Le infezioni neonatali da herpes simplex virus (HSV) presentano un'alta mortalità e una significativa morbilità.

Nei primi sei mesi di vita il neonato è parzialmente protetto dagli anticorpi trasmessi dalla madre durante la gravidanza. Ricordiamo che il 70% degli adulti presenta anticorpi contro il virus herpes di tipo 1, ovvero i casi di herpes localizzati in gran parte dei casi al di sotto della vita. In seguito, il bambino diventa vulnerabile e si osserva un picco di contagiosità verso i due anni, poiché la socializzazione in asilo nido aumenta il rischio di entrare in contatto con il virus dell'herpes.

D.: Oltre che negli asili, quali sono le modalità di trasmissione dell'infezione?

Prof. Taïeb: Nella maggior parte dei casi, il contagio avviene in ambito familiare. La classica "febbre del labbro" è la forma più diffusa di herpes nell'adulto causata dal virus di tipo 1. Durante la fase di formazione delle vescicole, il soggetto è particolarmente contagioso, anche se la contagiosità va dai segnali di fastidio alla formazione della crosta. È proprio in questa fase che un semplice bacio sulla guancia può determinare il contagio. Anche la saliva e le secrezioni nasali contengono agenti infettivi e questi episodi sono asintomatici. Goccioline di saliva possono quindi rimanere contagiose per diverse ore.

D.: Quali sono i sintomi?

Prof. Taïeb: Si riteneva che una percentuale inferiore al 10% dei primi contatti con il virus, noti come "infezione primaria", fosse accompagnata da sintomi apprezzabili. Questo dato sta per essere modificato: si stima attualmente che la percentuale di manifestazioni visibili, anche se minori, sarebbe superiore alle infezioni asintomatiche.

La manifestazione più ricorrente è una lesione della parte interna della bocca, chiamata gengivostomatite erpetica. In un centro ospedaliero regionale come il nostro, ricoveriamo in media 10 bambini per questo motivo, per forme estese o gravi che disturbano l'alimentazione.

D.: Quali sono i principali rischi e le complicazioni più ricorrenti?

Prof. Taïeb: Nel caso di gengivostomatite, si osservano erosioni della mucosa, della lingua e delle gengive, febbre, e talvolta la presenza di vescicole disseminate sul viso. Il dolore che si avverte può causare il rifiuto di cibi e bevande. Pertanto, nel caso di bambini ricoverati in ospedale, il primo fattore da considerare è la disidratazione.

I bambini colpiti da eczema sono particolarmente vulnerabili al virus dell'herpes, che può causare lesioni cutanee molto estese.

Le lesioni oculari possono causare un'infiammazione, di cui la più grave è la cheratite erpetica (infiammazione della cornea). Tuttavia, questo tipo di infezione è rara nel contesto di un'infezione primaria nel bambino. In una serie di 80 infezioni primarie abbiamo riscontrato un solo caso di cheratite erpetica. Le cheratiti devono essere oggetto di controlli specialistici.

D.: In caso di crisi erpetica, cosa fare per il bambino e per gli altri?

Prof. Taïeb: Per prima cosa, in caso di infezione primaria sintomatica, è opportuno ricorrere a un trattamento antivirale erpetico somministrabile sotto forma di sospensione orale per prevenire la diffusione e il ricovero ospedaliero. In caso di gengivostomatite particolarmente acuta, è possibile associarvi un trattamento antidolorifico e, all'occorrenza, un trattamento antibiotico in caso di sovrainfezione (in caso di forme cutanee diffuse nel bambino colpito da eczema).

Per evitare che il virus venga trasmesso ad altri bambini, è possibile fare in modo che non entrino in contatto. Ciò nonostante, è noto che più l'infezione primaria sopraggiunge in ritardo, più la manifestazione iniziale è potenzialmente grave. Dal punto di vista della salute pubblica, il contagio in età infantile contribuisce alla formazione del sistema immunitario.

 

David Bême

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03/04/2014

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