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L'herpes: una malattia virale recidivante

Dall'herpes non si guarisce. Il virus rimane nascosto nell'organismo prima di ricomparire sotto forma di "ricadute" o "attacchi" o "crisi". Queste manifestazioni ricompaiono spesso nello stesso distretto anatomico. Quali sono i sintomi dell'infezione erpetica? Le ricadute sono violente come la prima infezione? Per saperne di più sulle peculiarità dell'infezione erpetica, abbiamo intervistato la dottoressa Françoise Ramel, dermatologa di Sèvre (Francia) e membro del Comitato scientifico dell'Association Herpes.

L'herpes, una malattia virale recidivante
© Getty Images

Doctissimo: Gli anni in cui si è assistito alla diffusione dell'AIDS e all'uso massiccio del preservativo hanno influenzato l'aumento del numero di infezioni erpetiche?

Dr.ssa Françoise Ramel: L'epidemia del virus dell'AIDS ha modificato i comportamenti sessuali e negli anni '90 si è assistito a una riduzione del numero delle malattie sessualmente trasmissibili grazie, tra l'altro, all'uso del preservativo. Infatti, malattie come la sifilide, l'infezione da gonococco e la clamidia hanno subito una battuta d'arresto. In questo stesso periodo, invece, è aumentato il numero di casi di herpes e vegetazioni veneree.

D.: Questo significa che il preservativo non rappresenta una protezione sufficiente contro l'herpes?

Dr.ssa Ramel: Se l'infezione erpetica è localizzata sul pene, sul glande o nella vagina, il preservativo può garantire una protezione. Ma quando l'herpes si trova in altri distretti, o in caso di rapporti sessuali oro-genitali, il preservativo non può garantire una protezione totale.

In realtà, in caso di crisi acute di herpes i rapporti sessuali sono rari: le crisi, infatti, sono molto dolorose e l'aspetto delle lesioni provocate dall'infezione può bastare da solo a spegnere ogni ardore.

D.: Come si manifesta la prima infezione erpetica?

Dr.ssa Ramel: Nella maggioranza dei casi, l'infezione primaria da virus HSV1 (responsabile dell'herpes labiale) sopraggiunge in età giovanile. Nel 90% dei casi passa inosservata, eventualmente accompagnata da lieve stanchezza. Nel 10% dei casi, si registrano sintomi di gengivostomatite, un'infezione della bocca e delle gengive che causa gonfiore e piaghe; i dolori possono essere così intensi che il bambino inizia a rifiutare di mangiare e di bere, con il conseguente rischio di disidratazione e, in alcuni casi, rendendo necessario il ricovero ospedaliero.

L'infezione primaria genitale sopraggiunge in occasione dei primi rapporti sessuali. È causata dal virus HSV2, ma talvolta anche da HSV1. Può anche provocare manifestazioni violente.

Nella donna, la vulva appare molto gonfia e coperta di vescicole e piaghe, che impediscono la posizione seduta. Sono anche osservabili conseguenze neurologiche, come la ritenzione di urina, un dolore nella regione anale e del retto, una sciatica e persino una lombalgia.

D.: Anche le ricadute sono violente?

Dr.ssa Ramel: In genere, no. Nel caso dell'herpes labiale o "febbre del labbro", il malato avverte quasi sempre formicolio e bruciore nello stesso distretto anatomico; successivamente, nota la comparsa di un arrossamento, poi di un edema e, infine, di vescicole disposte a grappolo. Le vescicole purulente lasciano quindi il posto alle croste. La crisi erpetica dura da 6 a 10 giorni senza lasciare cicatrici.

Nel caso di herpes genitale, si ripete pressoché lo stesso schema: formicolio, arrossamento, vescicole che scompaiono rapidamente in seguito allo sfregamento degli indumenti, per lasciare il posto a piccole piaghe. La crisi dura da 6 a 10 giorni.

D.: Un'infezione da varicella o herpes zoster rende immuni dall'herpes?

Dr.ssa Ramel: No, si tratta di una falsa credenza, anche se sono virus appartenenti a una stessa famiglia, e nonostante si manifestino entrambi sulla cute o sulle mucose. Il fatto di aver contratto un herpes zoster non rende quindi immuni dal virus dell'herpes.

D.: La contagiosità dell'herpes si limita al periodo della fase acuta?

Dr.ssa Ramel: No. Si ritiene che l'infettività sia presente circa 48 ore prima e 48 ore dopo la crisi erpetica. È altresì noto che, nonostante in alcuni soggetti non siano visibili lesioni, queste persone possono comunque trasmettere il virus, perché la secrezione avviene in modo non manifesto. Peraltro, diverse persone possono avvertire bruciore e osservare la comparsa di vescicole, senza comunque attribuire questi segni all'herpes, finendo quindi per contagiare a loro insaputa.

D.: Come si è sicuri della diagnosi?

Dr.ssa Ramel: La diagnosi può essere confermata solo attraverso un prelievo con tampone (una specie di cotton fioc di dimensioni più grandi) per la messa in coltura.

La ricerca di anticorpi antierpetici nel sangue indicherà se il soggetto è già entrato o meno in contatto con il virus. La ricerca di ADN virale mediante la tecnica PCR (reazione a catena della polimerasi) è un esame costoso, non rimborsato dal Servizio sanitario nazionale. Oggi questo esame è riservato a casi gravi di herpes neonatale o a pazienti immunodepressi.

 

David Bême

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03/04/2014

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