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MICI: disturbi in pieno sviluppo

Poco conosciute, le malattie croniche infiammatorie dell'intestino sono particolarmente invalidanti. Espressioni di una risposta anormale delle difese naturali dell'organismo, queste patologie sarebbero addirittura in aumento. Come spiegare questa evoluzione? Proponiamo alcuni spunti di riflessione con il Prof. Pierre Desreumaux del CHU di Lille.

MICI: disturbi in pieno sviluppo
© Getty Images

Dal 1945, si osserva un aumento delle malattie croniche infiammatorie dell'intestino (MICI), tra cui rientrano la malattia di Crohn e la rettocolite emorragica. Questa tendenza è dovuta semplicemente a una migliore diagnosi? No, a parere del Prof. Desreumaux dell'Istituto nazionale della sanità e della ricerca medica e specialista di queste malattie, che ci presenta le diverse cause: ipotesi biologiche influenzate dall'ambiente.

Un sistema immunitario troppo "irritabile"…

Dalla poliartrite reumatoide alla psoriasi*, le malattie infiammatorie croniche sono tutte caratterizzate da una risposta inadeguata del sistema immunitario di fronte a elementi naturali. Nel caso delle malattie croniche intestinali, i batteri naturali della flora intestinale scatenano una reazione sproporzionata delle difese dell'organismo. Sentendosi ingiustamente aggredito, scatena l'infiammazione della mucosa intestinale. Un meccanismo che mira generalmente a impedire la propagazione di agenti tossici, a eliminare gli agenti patogeni e a dare inizio alle prime fasi della riparazione.

Quattro sono i segni attraverso cui si caratterizzano queste infiammazioni: arrossamenti (causati da una dilatazione dei vasi sanguigni a livello della zona lesa), calore (provocato dall'afflusso di sangue e dalla liberazione di sostanze in grado di provocare febbre), tumefazione con la formazione di un edema, che comprime le terminazioni nervose all'origine del dolore (oltre alla secrezione di sostanze liberate dalle cellule lese).

"Nella maggior parte dei casi, queste malattie colpiscono tra i 20 e i 25 anni. Ma possono insorgere a qualsiasi età: infatti, dal 15 al 20% dei pazienti ha meno di 15 anni. L'evoluzione di queste patologie è caratterizzata da crisi inframmezzate da periodi di remissione più o meno lunghi, che ne rende l'evoluzione piuttosto simile a quella dell'asma", precisa il Prof. Desreumaux.

Le MICI in pieno sviluppo

Delle 100.00 persone affette da malattie croniche infiammatorie dell'intestino in Italia, il 30-40% è affetto da malattia di Crohn. L'incidenza di tale patologia è di 4 - 6 nuovi casi/anno per 100.000 abitanti. In Italia la distribuzione della malattia non differisce da quella degli altri Paesi Europei con 5 - 6 nuovi casi ogni 100.000 persone all'anno e una prevalenza di 60 - 70 casi ogni 100.000 persone. Il Prof. Desreumaux precisa che tra il 1945 e il 1980, il numero di casi è passato da 8 a 10 nei paesi industrializzati (essenzialmente Europa e Stati Uniti). In seguito, il numero di casi di malattia di Crohn si è stabilizzato, tranne in Francia e in Belgio dove la malattia di Crohn continua a progredire senza che si possa veramente spiegare l'origine di questo fenomeno.

"In Francia sono state osservate importanti discrepanze regionali. Infatti, la regione del Nord-Pas de Calais conta 10.000 pazienti, molto più che il Sud della Francia. Questa regione riunisce tre particolarità: la persistenza di un aumento del numero di casi della malattia di Crohn, mentre invece rimane costante o diminuisce negli altri paesi, l'esistenza di forme familiari più frequenti che altrove e il sopraggiungere di nuovi casi di malattia di Crohn e di rettocolite emorragica (la sola regione a registrare questa distribuzione con il Belgio)", precisa il Prof. Desreumaux.

Si registrano anche più malattie nel Nord Europa che nel Sud. Una distribuzione che i ricercatori stentano a spiegare. Tuttavia, constatano che il maggior progresso riguarda oggi i paesi in via di sviluppo, come alcuni paesi dell'Asia o del Sudafrica. Un'osservazione che giustifica l'influenza dell'ambiente (stile di vita, abitudini alimentari…).

Fattori genetici e ambientali

Come spiegare il fatto che in alcune regioni del mondo queste due malattie colpiscono sempre più persone? Secondo il Prof. Desreumaux, sono in causa fattori genetici e ambientali.

Fattori genetici legati a forme familiari

È risaputo che esistono forme familiari del morbo di Crohn, la cui frequenza varia dal 5 al 35% secondo i paesi. Di recente, è stato identificato un primo gene di suscettibilità battezzato NOD2/CARD15. Tre sono le principali mutazioni che permettono di distinguere gruppi di pazienti che presentano un rischio 40 volte maggiore di essere colpiti dal morbo di Crohn. "Ma il punto è che queste forme rappresentano un paziente su cinque… Inutile dire che un dépistage genetico non è disponibile nell'immediato futuro. Inoltre, questi geni non sembrano legati a forme più gravi della malattia o a una risposta migliore ad alcuni trattamenti. Per il momento, queste influenze genetiche possono solo aiutarci nella comprensione della malattia e, forse, in futuro, nella messa a punto di nuove cure", confessa il Prof. Desreumaux.

Fattori ambientali da esplorare

Gli aumenti più significativi del numero di casi riguardano i paesi in via di sviluppo. Così, numerosi sono i fattori proposti per spiegare questa evoluzione: inquinamento, alimentazione, stile di vita, stress… ma finora senza alcuna prova. Il Prof. Desreumaux precisa che "solo il tabagismo è stato formalmente identificato come causa che favorisce l'insorgenza della malattia di Crohn, ma che protegge dalla rettocolite emorragica. Tra gli altri fattori di rischio individuati, sembrerebbe che un'appendicectomia prima dell'età adulta proteggerebbe dalla rettocolite emorragica, mentre la cattiva alimentazione aumenterebbe simultaneamente il rischio delle due malattie". Infine, proprio come nel caso delle allergie alimentari, l'aumento del livello di igiene potrà avere un'influenza (tesi igienista): un eccesso di pulizia durante l'infanzia impedirebbe al tubo digerente di adattarsi a diversi batteri e provocherebbe una reazione eccessiva in età adulta. Un'ipotesi che meriterà una conferma…

Nonostante il fatto che le cure abbiano fatto enormi progressi in questi ultimi anni, continuano a esistere ancora molte zone d'ombra attorno alle MICI. Una migliore comprensione delle interazioni tra il sistema immunitario e la flora intestinale potrebbe chiarirle nell'immediato futuro. Un ampio cantiere in prospettiva.

 

David Bême

 

* Le malattie croniche infiammatorie riguardano oggi diversi organi: le articolazioni con la poliartrite reumatoide o le spondiloartropatie, la pelle con la psoriasi e, infine, l'intestino con la malattia di Crohn e la rettocolite emorragica, raggruppate sotto la denominazione di malattie croniche infiammatorie dell'intestino (MICI).

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29/10/2010

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