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La cura delle MICI

Alcune forme del morbo di di Crohn e la rettocolite emorragica rendono difficile la vita quotidiana dei malati. Per queste persone diventa necessario un trattamento specifico. Dai farmaci alla chirurgia, scopriamo insieme le cure attuali e quelle di prossima generazione per le malattie croniche infiammatorie dell'intestino.

La cura delle MICI
© Getty Images

Oltre un terzo dei pazienti (35%) colpiti da malattie croniche infiammatorie dell'intestino (MICI) presentano una forma severa con spinte regolari e molto invalidanti. Per queste migliaia di pazienti, esistono alcuni trattamenti che permettono loro di ritrovare una vita normale.

Due tipi di cure

Diarrea, dolori addominali, perdita ponderale, febbre… Quando i sintomi si ripetono senza preavviso e la vita di tutti i giorni si trasforma in un vero inferno, si impone una presa in carico. Secondo il Prof. Desreumaux dell'Istituto nazionale della sanità e della ricerca medica e specialista nella cura di queste malattie, è anzitutto opportuno distinguere due tipi di cure:

  • Il trattamento delle fasi acute destinate ad accorciare la loro durata e a limitare i sintomi;
  • La cura preventiva di fasi acute in fase di remissione.

Principali strategie terapeutiche nelle MICI

Quattro famiglie di farmaci

È possibile distinguere quattro famiglie di farmaci, così come il ricorso alla chirurgia in funzione delle due fasi della malattia:

- I 5-aminosalicilati (5-ASA) sono i trattamenti prescritti nell'85% dei pazienti in ragione del buon livello di tolleranza (in particolare, nel caso di rettocolite emorragica) e del numero ridotto di effetti collaterali di questi trattamenti;

- I corticoidi, prescritti come terapia di seconda istanza in caso di inefficacia o di una severa impennata della malattia. Più efficaci, presentano tuttavia un certo numero di effetti collaterali;

- Gli immunosoppressori, in particolare l'azatioprina (Imurel® e il metotressato), ritenuti essenziali in un trattamento di mantenimento;

- Le bioterapie mirate ai farmaci TNF-alfa di tipo infliximab (Rémicade®) riguarderebbero circa il 10% dei pazienti. "In caso di fallimento terapeutico a base di corticoidi e di immunosoppressori, le bioterapie offrono oggi la possibilità di alleviare le condizioni di vita di circa la metà dei pazienti che fino ad allora non disponevano di cure. Infine, in presenza di forme gravi che comportano rischi di lesioni perforanti (fistolizzanti) o di stenosi, il ricorso alle bioterapie può essere più rapido", precisa il Dott. Jacques Corallo, epato-gastroenterologo a Nizza;

- La chirurgia: il 90% dei pazienti colpiti dal morbo di Crohn subisce interventi chirurgici almeno una volta nella vita per rimuovere il tratto di tubo digerente più colpito, con un tasso di recidiva endoscopica un anno dopo la chirurgia nell'80% dei pazienti. Si riserva la chirurgia alle forme refrattarie, ai trattamenti terapeutici, alle stenosi e alle complicazioni della malattia, al tipo di peritonite e di cancro. In presenza della malattia di Crohn, la chirurgia si limita quindi alle forme più gravi localizzate nelle zone difficilmente raggiungibili. In presenza di rettocolite emorragica, la chirurgia è riservata alle forme sovracute, caratterizzate da evoluzioni croniche mal controllate. Può trattarsi tuttavia di un trattamento curativo che può arrivare fino all'ablazione del colon (o colectomia). "Ma questa alternativa non è priva di conseguenze. Gli escrementi si presentano quindi molli e frequenti (da 5 a 10 volte al giorno) con rischi di incontinenze fecali", precisa il Dott. Desmeuraux.

I trattamenti di prossima generazione

Secondo il parere di diversi esperti, l'associazione di farmaci dovrebbe presto far progredire la presa in carico: in particolare, bioterapia+immunosoppressori. Peraltro, parecchie altre bioterapie (diverse dal Remicade®) potrebbero a breve essere introdotte sul mercato, come l'adalimumab (Humira®) e il CDP870 (Cimzia®).

"Peraltro, una nuova strategia terapeutica sembra essere promettente. Alcuni risultati preliminari lasciano intendere che un'associazione con forti dosi di immunosoppressori e di bioterapie per un periodo di tempo piuttosto ridotto potrebbe provocare una remissione completa in un vasto numero di pazienti. Ma dobbiamo lasciar passare un po' più di tempo prima di considerare un cambiamento delle nostre pratiche mediche", precisa il Dott. Corallo.

Altre classi di farmaci potrebbero presto completare l'arsenale terapeutico per la cura delle MICI:

  • Agendo su altri fattori dell'infiammazione, il natalizumab (Antegren®) si è rivelato promettente, prima che la sua introduzione in commercio per il trattamento della sclerosi a placche non sia stata bloccata negli Stati Uniti in seguito a gravi effetti collaterali;
  • Il GM-CSF, un farmaco la cui indicazione attuale riguarda solo le neutropenie (caduta dei globuli bianchi) indotte dalla chemioterapia, sembra anche dare buoni risultati negli studi in fase preliminare;
  • Per il Dott. Desreumaux, molto c'è da aspettarsi dalla messa a punto di una nuova generazione di 5-aminosalicilati (5-ASA), più efficaci e con proprietà antinfiammatorie e preventive sulla comparsa del cancro, mantenendo lo stesso ottimo livello di tolleranza.

La ricerca in ambito reumatologico è in pieno fermento, mentre nuovi farmaci, nuove associazioni di farmaci o nuovi approcci terapeutici potrebbero fare molto presto la loro comparsa. Tanti motivi che ridanno speranza ai malati, spesso disarmati. Peraltro, il Dott. Desreumaux sottolinea che al di là dei progressi terapeutici, la generalizzazione delle reti sanitarie multidisciplinari dovrebbe rivelarsi molto utile ai pazienti. Oggi, in Francia esiste una sola rete di questo tipo: Intestinfo per la regione Nord-Pas de Calais.

 

David Bême

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29/10/2010

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