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L’escherichia coli: il batterio che vive in noi

Ha la forma di un bastoncello; cresce alla temperatura di 44, 5 gradi centigradi; comprende circa 171 sierotipi; ogni giorno un uomo ne espelle un numero compreso fra i 100 miliardi e i 10 trilioni. Cos’è? L’escherichia coli!

L’escherichia coli
© Getty Images

L’escherichia coli è la specie, di enterobatteri, più nota appartenente al genere Escherichia. Il suo nome è un “omaggio” al suo scopritore, il tedesco - austriaco, Theodor Escherich. Si tratta di una delle principali specie di batteri che “abitano” la parte inferiore dell’intestino degli animali a sangue caldo: mammiferi, uccelli e, naturalmente, l’uomo. La sua presenza, all’interno, degli organismi ospitanti, è necessaria per la corretta digestione del cibo. Insomma, l’escherichia coli, è un “amico” dell’uomo. Questo batterio, infatti, è un inquilino del nostro intestino e svolge un ruolo fondamentale nel nostro processo digestivo. Tuttavia, questo invisibile alleato, può causare gravi malattie nell’uomo e negli animali.

Quali sono le malattie causate dall’escherichia coli?

Alcuni ceppi dell’escherichia coli, infatti, costituiscono il principale agente eziologico di malattie intestinali ed extra - intestinali. Un “ceppo” è un gruppo con particolari caratteristiche in grado di renderlo riconoscibile da altri ceppi dello stesso batterio. In sostanza, insomma, i ceppi sono tutti riconducibili all’escherichia coli ma sono di “razze” diverse. Nuovi ceppi di escherichia coli nascono, continuamente, dal naturale processo biologico della mutazione. Alcuni di questi “neonati”, però, hanno caratteristiche che possono essere nocive. Nella maggioranza dei casi, in un adulto, un ceppo patogeno potrebbe provocare una banale diarrea. Nei bambini o in persone malate o debilitate, invece, un nuovo ceppo potrebbe causare malattie gravi. Le principali malattie causate dall’escherichia coli sono le gastroenteriti, infezioni dell’apparato urinario, meningite, peritonite, polmonite.

Ma quali sono i ceppi più pericolosi?

L’escherichia coli enteropatogeno è il primo responsabile della dissenteria in pazienti in età pediatrica. Questo ceppo, infatti, è in grado di aderire all’epitelio, la sostanza che riveste l’intestino tenue, e di interferire con l’assorbimento delle sostanze. L’escherichia coli enterotossigeno è in grado di provocare gastroenteriti molto gravi soprattutto nei viaggiatori che possono avere ingerito cibi o liquidi contaminati da feci. Negli USA, ogni anno, vengono registrati circa 80 mila casi di gastroenteriti causate da questo ceppo. L’escherichia coli enteroemorragico è il principale responsabile di malattia nei paesi industrializzati. Questo ceppo batterico, infatti, causa, negli USA, circa 73 mila casi di infezione e 600 decessi ogni anno. La malattia è associata, principalmente, al consumo di carne di manzo non ben cotta, di latte non pastorizzato, di succhi di frutta contaminati e di verdura cruda. La malattia si manifesta a carico dell’intestino crasso dopo un periodo di incubazione di 3 - 4 giorni. I principali sintomi sono forti dolori addominali e diarrea sanguinolenta. L’eschrichia coli enteroinvasivo causa, oltre all’aumento dei globuli bianchi - leucociti - crampi addominali, diarrea sanguinolenta, febbre. I casi più gravi, inoltre, possono evolversi in ulcerazioni dell’intestino. L’escherichia coli enteroaggregante causa una diarrea acquosa e colpisce, soprattutto, i viaggiatori e i bambini nei paesi in via di sviluppo. La colonizzazione dell’intestino tenue stimola la produzione di muco. Questo, poi, forma una “pellicola” - biofilm - in grado di isolare e aggregare i batteri.

Come avviene il contagio?

La principale fonte di contagio nell’uomo avviene attraverso alimenti contaminati. L’acqua rappresenta il veicolo primario di contaminazione degli alimenti. Acque destinate al consumo alimentare, piscine, acque adibite alla balneazione devono, per legge, essere esenti da escherichia coli. La sua presenza, infatti, indica una contaminazione fecale e, di conseguenza, la non conformità del prodotto. Carni infette non adeguatamente cotte, latte non pastorizzato, formaggi, verdure crude sono, infatti, fra i principali responsabili del contagio. Per questo è opportuno prestare sempre molta attenzione alla cura nella preparazione, cottura e conservazione, dei cibi. Insomma, questo microscopico batterio, può essere uno “spietato killer” ma conoscere il “nemico” è sempre la migliore arma di prevenzione.

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29/06/2011

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