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Diarrea e malattie intestinali
 
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Il morbo di Crohn colpisce anche il cervello

La malattia di Crohn, una patologia cronica intestinale, avrebbe ripercussioni non solo sull'apparato digerente dei pazienti che ne sono affetti, ma anche sulla sfera cognitiva.

Il morbo di Crohn e gli effetti sul cervello
© Getty Images

Il morbo di Crohn è una delle due principali forme di malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) insieme alla rettocolite emorragica. Negli ultimi decenni la sua incidenza è aumentata in modo significativo in gran parte dell'Europa, registrando il maggior numero di casi nei paesi nord-occidentali del continente. Questo disturbo può essere estremamente invalidante. Ne rimane ignota la causa, anche se si ritiene possa derivare dalla commistione di fattori genetici e ambientali.

L'importanza dei sintomi intestinali associati ai problemi cognitivi

Oltre ai sintomi intestinali ben noti caratterizzanti la malattia di Crohn, come dolori addominali, diarrea, e così via, questo disturbo si riflette anche sulla funzione cognitiva. I pazienti, infatti, lamentano spesso sintomi cognitivi, problemi frequentemente trascurati dai medici. Per confermare la loro esistenza e valutarli, alcuni ricercatori australiani hanno somministrato una serie di test a 80 volontari (di cui 49 affetti da malattia di Crohn e 31 in buone condizioni di salute).

I tempi di risposta cognitivi erano il 10% più lenti rispetto alla norma. Più i sintomi dell'infiammazione, tra cui dolori addominali e spossatezza, erano rilevanti, più i tempi di risposta aumentavano. Confrontando questi risultati con quelli di uno studio condotto in precedenza dalla stessa équipe di ricercatori e con gli stessi test, risulta che i tempi di risposta tra i pazienti fossero addirittura più lenti di quelli valutati nelle persone con un tasso alcolemico superiore al valore limite consentito (oltre 0,05 g/100 ml).

Gli effetti della malattia di Crohn non si limitano all'intestino

I risultati dello studio confermano la presenza del lieve deficit cognitivo nei pazienti affetti da morbo di Crohn. Tali risultati avvalorano anche l'esistenza di disturbi spesso riferiti dai pazienti, come difficoltà di concentrazione, disturbi del pensiero e vuoti di memoria. Lo studio ha inoltre evidenziato che tali pazienti sono più soggetti a depressione e che non godono di una buona qualità del sonno, due parametri correlati a un deficit cognitivo più grave.

Il Dr. Daniel van Langenberg, principale autore dello studio, ritiene che la ricerca dimostri un coinvolgimento sistemico caratterizzato da manifestazioni extraintestinali della malattia. Il ricercatore aggiunge inoltre che: "I risultati appaiono in linea con gli studi, i quali hanno dimostrato che l'infiammazione dell'intestino determina un'infiammazione dell'ippocampo a livello cerebrale. Questo dato potrebbe giustificare i tempi di risposta più lenti osservati durante lo studio".

In un commento a questa ricerca, il Professor Gigi Veereman, specialista in malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), ritiene che: "Per curare il morbo di Crohn nella sua totalità, la ricerca evidenzia la necessità di un follow-up regolare con l'aiuto di équipe multidisciplinari dedicate alle MICI. Ciò permetterà di conoscere più a fondo questa malattia complessa, migliorando di conseguenza il servizio e le cure offerte a ciascun paziente".

David Bême

Fonti: Cognitive impairment in Crohn’s disease is associated with systemic inflammation, symptom burden and sleep disturbance - Daniel van Langenberg et al. - United European Gastroenterology Journal August 8, 2016 (ricerca consultabile online)

 

 

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12/09/2016

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