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Dalla diagnosi alla cura delle malattie croniche dell'intestino

Con oltre 5.000 nuovi casi all'anno, le malattie infiammatorie croniche dell'intestino (MICI) sono difficili da vivere. Quali sono i sintomi? Come viene formulata la diagnosi? Quali sono le cure?… Tutte le risposte con il Dott. Jacques Corallo, epato-gastroenterologo a Nizza.

Doctissimo: Le malattie croniche infiammatorie dell'intestino (MICI) sono frequenti?

Dalla diagnosi alla cura delle MICI
© Thinkstock

Jacques Corallo: In Francia, queste malattie colpiscono circa 200.000 persone. Si calcolano ogni anno da 5.000 a 6.000 nuovi casi. Alcuni studi riferiscono un numero molto più significativo del morbo di Crohn rispetto alla rettocolite emorragica. Infine, l'aumento del numero di queste malattie rimane assai dibattuto, dal momento che potrebbe essere la conseguenza di una diagnosi migliore piuttosto che di un effettivo aumento.

Doctissimo: Come viene formulata la diagnosi?

Jacques Corallo: La diagnosi viene stabilita principalmente attraverso una serie di visualizzazioni endoscopiche e/o di biopsie del colon (o dell'intestino crasso) e dell'ileo (parte terminale dell'intestino tenue). È possibile distinguere le due forme di malattie croniche infiammatorie dell'intestino attraverso la loro individuazione e la profondità delle lesioni.

Nel caso della rettocolite emorragica, le lesioni sono unicamente localizzate nel colon e nel retto. Nella maggior parte dei casi, si tratta di lesioni superficiali e particolarmente emorragiche. La malattia di Crohn può invece colpire tutto il sistema digestivo dalla bocca all'ano. Le lesioni sono generalmente più profonde e possono talvolta essere all'origine di fistole (buchi anomali che mettono in comunicazione due viscere).

Queste due malattie possono anche accompagnarsi a manifestazioni di carattere extraintestinale: reumatismi, problemi dermatologici come la psoriasi, ecc…

Doctissimo: Quali sono le cure disponibili?

Jacques Corallo: È possibile distinguere quattro grandi famiglie di trattamenti:

  • I 5-aminosalicilati (5-ASA), che vengono prescritti in un gran numero di pazienti (soprattutto in presenza di rettocolite emorragica) per il buon livello di tolleranza e il numero ridotto di effetti collaterali;
  • I corticoidi, che rimangono prescritti come terapia di seconda istanza in caso di gravi spinte della malattia. Più efficaci, determinano tuttavia un maggior numero di effetti collaterali (osteoporosi, ecc…);
  • Gli immunosoppressori, che possono essere impiegati per trattamenti di mantenimento;
  • E, più di recente, le bioterapie, tra cui l'infliximab (Remicade®) che dispone di un'autorizzazione in presenza della malattia di Crohn.

Doctissimo: Qual è l'apporto di queste bioterapie? A chi riservarle?

Jacques Corallo: In caso di fallimento terapeutico con i corticoidi e gli immunosoppressori, le bioterapie danno oggi la possibilità di alleviare i pazienti per i quali non si disponesse fino a quel momento di una cura. Infine, il ricorso alle bioterapie può risultare più rapido in presenza di forme gravi che comportano i rischi di lesioni perforanti (fistolizzanti) o di stenosi.

Doctissimo: A quali soggetti si riserva la chirurgia?

Jacques Corallo: La chirurgia viene utilizzata per i pazienti colpiti dal morbo di Crohn in forme gravi e complicate con gravi rischi di fistole e stenosi. In questo caso, si asporta la parte di intestino tenuo più colpita dalle lesioni. Tuttavia, anche se l'intervento permette di ottenere un rapido sollievo non impedisce il sopraggiungere di recidive molto frequenti.

Nel caso della rettocolite emorragica, la chirurgia è riservata a forme sovracute, caratterizzate da evoluzioni croniche mal controllate o da patologie molto vecchie di cui si teme una degenerazione maligna. L'équipe chirurgica può, quindi, asportare il colon (si parla in questo caso di colectomia). La parte terminale dell'intestino tenue viene quindi "modellata" in una piccola tasca prima di essere direttamente collegata all'ano. Questo metodo è del tutto curativo, ma presenta diversi inconvenienti nella vita di tutti i giorni (escrementi frequenti e liquidi, rischio di incontinenza fecale, ecc…).

Doctissimo: Quali sono le prossime piste terapeutiche?

Jacques Corallo: Il futuro è senza dubbio quello delle bioterapie. Quindi, più associazioni di farmaci (bioterapia+immunosoppressori) sono in fase di test. Peraltro, promette bene una nuova strategia terapeutica. Alcuni risultati preliminari lasciano intendere che un'associazione con forti dosi di immunosoppressori e di bioterapie per un periodo di tempo piuttosto ridotto potrebbe provocare una remissione completa in un vasto numero di pazienti. Ma dobbiamo lasciar passare un po' più di tempo prima di considerare un cambiamento delle nostre pratiche mediche.

Peraltro, altri progressi riguardano la diagnosi mediante l'utilizzo di una capsula con videocamera, che permette di visualizzare in dettaglio la mucosa e quindi le lesioni, e l'enterografia o enteroclisi mediante TC, che favorisce una visualizzazione precisa della parete intestinale. Questi due metodi diagnostici sono molto spesso utilizzati per le lesioni dell'intestino tenue. Ma per il momento, l'utilizzo di queste tecniche rimane raro. Infatti, è attraverso la colonscopia che il colon viene e continuerà a essere esplorato.

 

David Bême

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29/10/2010

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