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Le infezioni urinarie: cause, sintomi e cura

L’infezione urinaria, che cos'è? È un’infezione – acuta o cronica – che colpisce un organo dell’apparato urinario: la vescica (serbatoio dell’urina), il rene (che fabbrica l’urina), l’uretra (canale situato sotto la vescica, che permette di evacuare l’urina) o la prostata (ghiandola situata intorno all’uretra nell’uomo).

Infezioni urinarie
© Getty Images

Per ragioni anatomiche, l’infezione urinaria si manifesta più frequentemente nelle donne. Infatti, nella donna, l’orifizio urinario è vicino all’ano, dove sono sempre presenti dei batteri. Questi batteri possono risalire nell’uretra fino alla vescica e proliferare nell’urina.
Una scarsa igiene locale può favorire le infezioni urinarie nella donna.

L’uomo è relativamente protetto dalle infezioni urinarie grazie alla distanza che separa l’ano dall’orifizio urinario – che si situa all’estremità del glande – (la lunghezza dell’uretra maschile è in media di 16 cm mentre quella dell’uretra femminile è di 2 cm). L’infezione urinaria nell’uomo è quindi spesso sintomo di un’anomalia delle vie urinarie, in particolare dell’esistenza di un adenoma della prostata (che provoca un ristagno dell’urina nella vescica).

I batteri (o germi) responsabili fanno generalmente parte della famiglia degli enterobatteri (batteri digestivi).

  • Escherichia coli (80 % dei casi);
  • Proteus mirabilis (che favorisce i calcoli);
  • Enterobacter, Citrobacter, ecc.

Cause e fattori di rischio dell'infezione urinaria

L’urina costituisce un buon terreno di coltura per questi germi. L’organismo si difende contro l’infezione urinaria attraverso lo svuotamento della vescita: è quindi fondamentale bere a sufficienza per assicurare un buon flusso urinario.

Nella donna, l’infezione urinaria è generalmente legata a una scarsa idratazione.

Il fatto di asciugarsi da dietro in avanti dopo la defecazione favorisce le infezioni, avvicinando i batteri all’orifizio urinario.

Il fatto di non urinare subito dopo i rapporti sessuali (per evacuare i batteri che sono entrati nell’uretra) è un altro fattore importante nello sviluppo delle infezioni urinarie.

Anche la stitichezza favorisce il loro sviluppo, in quanto il ristagno prolungato delle materie fecali nel retto è una fonte permanente di infestazioni.
Più di rado, l’infezione urinaria può essere provocata da una malformazione dell’apparato urinario (che provoca risalite dell’urina dalla vescica al rene, per esempio) o ginecologico (resti imenali - o resti dell’imene - non evacuati).
Nell’uomo, non viene generalmente individuata nessuna causa per l’infezione urinaria.

Prima dei 50 anni, l’infezione viene provocata generalmente da un rapporto sessuale non protetto. Negli uomini più anziani, la causa più frequente è la presenza di un’ipertrofia della prostata (adenoma prostatico) che comprime l’uretra e provoca il ristagno dell’urina nella vescica.

Tutti gli ostacoli alla fuoriuscita dell’urina sono fattori di infezione urinaria: compressioni delle vie urinarie, calcoli, malattie del collo della vescita, patologie della prostata nell’uomo, restringimento dell’uretra ecc.

Esistono anche alcune cause più rare, come le disfunzioni neurologiche della vescica, le infezioni degli organi vicini (sfera ginecologica, ano) e tutte le manipolazioni intra-uretrali (ad esempio le sonde urinarie).

I sintomi delle infezioni urinarie

A volte, le infezioni urinarie non provocano nessun sintomo, soprattutto nelle persone anziane.

L’infezione urinaria può manifestarsi con una febbre isolata, senza nessun altro disturbo, soprattutto nei bambini o nelle persone anziane.
L’infezione della vescica (cistite) si manifesta con un bruciore durante la minzione e il bisogno frequente di urinare. L’urina può essere torbida, emorragica e/o malodorante. Spesso è presente una sensazione di dolore o di pesantezza nelle pelvi.
L’infezione dell’uretra (uretrite) presenta gli stessi sintomi della cistite.
L’infezione del rene (pielonefrite) è responsabile di sintomi più estesi: febbre a 39-40°, brividi, alterazione dello stato di salute generale. Si associano dei dolori lombari che possono essere bilaterali. A volte si prensentano anche i sintomi della cistite.
L’infezione della prostata (prostatite) si manifesta con un bruciore alla minzione, un bisogno frequente di urinare e uno scarso volume urinario. A volte il malato presenta anche febbre alta, brividi e sintomi influenzali (dolori muscolari o articolari). Può verificarsi anche una perdita di pus attraverso l’orifizio urinario. L’urina può essere torbida e malodorante.

La visita

Durante la visita dal medico, il paziente conferma i disturbi della minzione caratteristici, l’esistenza di manifestazioni precedenti o di patologie associate. La visita verifica per prima cosa la presenza di febbre (pielonefrite, prostatite). Poi si concentra sulle fosse lombari (dolenti al tocco in caso di pielonefrite), l’esplorazione rettale nell’uomo (prostata dolente e infiammata in caso di prostatite) e l’esame ginecologico della donna (resti dell’imene? Infezione?). In caso di prostatite, bisogna cercare un globo (blocco completo della vescica) attraverso la palpazione addominale.

Esami ed analisi complementari

La striscia per l’analisi delle urine permette di orientare la diagnosi in pochi minuti, rilevando la presenza di polinucleati neutrofili (globuli bianchi) e nitriti.

L’esame citobatteriologico delle urine (ECBU) conferma la diagnosi identificando il batterio, la cui sensibilità a vari antibiotici viene testata (antibiogramma). Il suo risultato dipende dalle condizioni di prelievo. Quando si teme una setticemia (passaggio del batterio nel sangue), viene effettuato anche un prelievo sanguigno.
Quando si tratta di una pielonefrite acuta, può essere necessario effettuare un check up radiologico (lastra addominale, ecografia renale) per individuare un’eventuale causa scatenante (ad esempio dei calcoli).

Qualora le infezioni urinarie continuassero a ripetizione, il medico richiederà un check up radiologico più approfondito per individuare un’eventuale malformazione anatomica.

Evoluzione della malattia

L’infezione urinaria fa correre vari rischi.

Le infezioni urinarie basse (cistite, uretrite) possono, in caso di ritardo terapeutico, evolvere verso un’infezione urinaria alta, che va quindi a toccare il rene (pielonefrite).

Tutte le infezioni urinarie che provocano febbre (pielonefrite, prostatite) possono provocare una setticemia (passaggio dei germi nella circolazione del sangue) con rischio di shock settico (collasso degli organi vitali) che richiede un ricovero in rianimazione.
L’infezione può provocare un ascesso renale o la distruzione completa del rene.

Queste infezioni sono ancora più gravi se il paziente è fragile (diabete, deficit immunitario, età avanzata...).

Il rischio più grave è l’insufficienza renale terminale, che va curata con l’emodialisi (rene artificiale) o con un trapianto di rene.
La prostatite genera delle complicazioni particolari, quali la ritenzione urinaria acuta (blocco completo della vescica) e la disseminazione dell’infezione ai testicoli (orchite).
Nel corso della gravidanza, l’infezione urinaria è pericolosa per la madre ma anche per il feto in quanto aumenta il rischio di parto prematuro.

Cura dell’infezione urinaria

L’infezione urinaria viene curata con antibiotici, l’ingestione di liquidi e la cura dei fattori che favoriscono la comparsa dell’infezione.

Se si tratta di una cistite semplice o di un’uretrite (infezione urinaria bassa isolata e non recidiva), la cura consiste in:

  • O un antisettico urinario per 10 giorni;
  • O una cura antibiotica breve di 3 giorni: antibiotici della famiglia delle penicilline o dei chinoloni;
  • O una cura monodose in un’unica assunzione. Questa dose unica è efficace contro la maggior parte dei germi coinvolti nelle cistiti acute.

Se si tratta di pielonefrite acuta o prostatite acuta, vengono prescritti generalmente degli antibiotici per 2 o 3 settimane. L’antibioterapia dev’essere adattata a seconda dei risultati dell’antibiogramma.

Se il paziente ha molta febbre, delle alterazioni dello stato di salute generale o delle complicazioni (setticemia, ascesso renale), è necessario ricoverarlo per tenerlo sotto controllo costantemente. Una doppia antibioterapia viene generalmente prescritta via flebo per i primi 2 o 3 giorni, per poi passare ad antibiotici in pastiglie.

Nel caso di una pielonefrite provocata da un ostacolo (rene ostruito da un calcolo, ad esempio), spesso è necessario un intervento di drenaggio per salvaguardare il rene. Questo viene generalmente realizzato passando per le vie naturali.

Dopo 2 giorni dalla fine della cura, viene generalmente effettuato un esame citobatteriologico delle urine per verificare che il trattamento abbia fatto effetto.

Fatto salvo dei casi nei quali un intervento di drenaggio del rene è necessario – e per il quale il paziente deve rimanere a digiuno – è importante che il paziente beva abbondantemente per assicurare il corretto lavaggio della vescica.

Consigli pratici e informazioni

Visto che sono molti i fattori che partecipano alla contaminazione della vescica, alcuni semplici consigli igienici bastano a far sparire le cistiti nella donna sessualmente attiva:

  • Bere più di 1,5 litri d’acqua al giorno;
  • Durante la minzione, svuotare completamente la vescica, rilassandosi;
  • Effettuare lavaggi intimi con sapone;
  • Lavarsi correttamente dopo la defecazione;
  • Combattere la stitichezza;
  • Asciugarsi con la carta igienica da davanti a dietro;
  • Evitare i lavaggi peritoneali troppo energici;
  • Urinare subito dopo un rapporto sessuale;
  • Evitare i pantaloni stretti e la biancheria sintetica che favorisce la sudorazione e la moltiplicazione dei germi.

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17/06/2015

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