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Il vaccino per le allergie

Le allergie respiratorie e quelle ai veleni beneficiano di trattamenti specifici come la desensibilizzazione o l’immunoterapia. Numerosi lavori in corso lasciano pensare che presto potrà essere proposta la desensibilizzazione anche per le allergie alimentari. Approfondimento su questo tipo di cura che ha festeggiato il suo centenario nel 2011.

La desensibilizzazione allergica
© Getty Images

Vero e proprio problema di sanità pubblica, le malattie allergiche riguardano il 30% degli italiani, di cui circa il 20% per le allergie respiratorie. Le altre allergie (farmacologiche, alimentari, al veleno di imenotteri, allergie da contatto e professionali) rappresentano quasi il 10 %.

I progressi dell'immunoterapia

L’immunoterapia specifica consiste nel ridurre la sensibilità dell’organismo di fronte a un allergene, modulando poco a poco la risposta immunitaria davanti a questo allergene. È l’unico trattamento curativo dell’allergia (oltre all’evizione). Costituisce oggi un trattamento globale per le allergie ai pollini, agli acari, nella rinite e nell’asma, nell’adulto e nel bambino, con un effetto duraturo a lungo termine1. L’immunoterapia è stata introdotta nel 1911 da Noon e Freeman per il trattamento della rinite e dell’asma da allergia ai pollini. Per analogia con il vaccino, il principio consisteva nel somministrare la sostanza responsabile, l’allergene, a dosi progressivamente crescenti, allo scopo di indurre una tolleranza. Nel 1918, Cooke inizia a definire le tecniche di desensibilizzazione e a formulare ipotesi sui meccanismi d’azione. In seguito, una migliore conoscenza dei meccanismi allergici e la standardizzazione degli allergeni hanno consentito di ottenere un trattamento efficace, con effetti a lungo termine che permangono anche dopo la fine della cura. La desensibilizzazione specifica per via sottocutanea è usata per il trattamento della rinocongiuntivite e dell’asma leggero o moderato, perenne o stagionale. Inoltre, l’immunoterapia al veleno di imenottero, usata da 30 anni, è considerata il trattamento standard delle allergie agli imenotteri. La validazione nel 2006 della via sublinguale rappresenta una svolta importante. Oggi sappiamo che l’immunoterapia consente anche di modificare favorevolmente il corso naturale delle malattie allergiche, prevenendo la comparsa di nuove sensibilizzazioni. L’immunoterapia specifica al polline riduce l’insorgere dell’asma nelle persone che soffrono di rinite allergica.

Allergia: le modalità di desensibilizzazione

Oggi i due metodi principali di somministrazione sono:

• La via sottocutanea. Utilizzata dal 1911, la desensibilizzazione classica consiste in iniezioni sotto la pelle del braccio. Queste iniezioni sono indolori, ma necessitano di una sorveglianza medica di 30 minuti nell’ambulatorio del medico (c’è il rischio di una grave reazione generale). Le iniezioni devono essere eseguite a cadenza regolare (1 volta al mese oppure ogni 6 settimane) e per una durata media di 3 anni.

• La via sublinguale (mucosa orale) ha visto funzionare i primi tentativi nel 1990 e nel 1998 è stata riconosciuta dall’OMS.

Può essere in forma liquida con gocce da mettere sotto la lingua. Il trattamento non richiede consulti frequenti dal medico (la rivalutazione avviene dopo un anno), è può essere assunta a casa propria ogni giorno. Ciò rappresenta un grandissimo progresso per i pazienti, i quali però devono rispettare alcune regole, soprattutto quella di dover assumere ogni giorno la cura, senza mai dimenticarsene. Occorre pertanto una certa autodisciplina. In termini di efficacia la via sublinguale tende a essere equivalente rispetto alla via sottocutanea. Ma è molto più sicura perché gli effetti secondari sono meno frequenti. Dal 2009 esiste anche sotto forma di compresse. Attualmente è riservata alle allergie ai pollini di graminacee e consente ai pazienti di avere grandi benefici con uno sforzo minimo. Le altre vie (nasale, intrabronchiale, orale) fino a ora non hanno dimostrato la loro efficacia. Ma sono allo studio altre vie di ricerca che offrano all’immunoterapia nuove prospettive di applicazione.

Il futuro dell’immunoterapia

Oggi i principali limiti dell’immunoterapia sono le sue ristrette indicazioni (nessuna indicazione per gli allergeni di animali, farmaci, alimenti) e, talvolta, la sua inefficacia (solo il 60-70% risponde alla desensibilizzazione, a dispetto di un’indicazione molto chiara). Attualmente, comunque, sono in corso ricerche per ampliare il suo potere e i suoi effetti.

• I peptidi: molti sviluppi vanno in direzione dei peptidi provenienti dai maggiori allergeni animali, soprattutto del gatto, ma vi sono ancora troppi effetti secondari per essere commercializzati. Rappresentano un’importante ipotesi di cura2.

• Gli allergeni ricombinanti: l’idea è che la desensibilizzazione sarebbe efficace anche utilizzando molecole sintetizzate invece di estratti allergenici provenienti direttamente dal polline. La proteina corrispondente all’allergene maggiore viene sintetizzato, la tecnica permette una riproduttività affidabile e di qualità. Sono in corso studi riguardanti l’allergia ai pollini di betulla3.

• L’utilizzo dei coadiuvanti: l’uso di coadiuvanti naturali o sintetizzati permetterebbe di arrivare a un’immunità e di conseguenza alla tolleranza all’allergene.

• L’utilizzo degli anticorpi anti-IgE (capaci di bloccare la cascata allergica) permette il potenziamento dell’immunoterapia tramite l’uso concomitante di trattamenti antiallergici. L’uso degli anti-IgE consentirebbe in alcuni casi di diminuire gli effetti secondari dell’immunoterapia allergenica4.

Sono allo studio anche nuove vie di somministrazione per accorciare i tempi di durata del trattamento e indurre una migliore tolleranza.

• In una ricerca condotta a Zurigo, la via intralinfatica (gangli del collo o dell’inguine) ha permesso, con 4 iniezioni in 2 mesi, di ottenere gli stessi risultati di efficacia di una desensibilizzazione sottocutanea classica, nei casi di rinite allergica al polline di graminacee. Questo studio lascia presagire che la via intralinfatica potrebbe consentire una desensibilizzazione per così dire equivalente alla vaccinazione5.

• L’utilizzo dei peptidi lunghi per via sottocutanea (una successione di acidi ottenuti tramite sintesi) consentirebbe di ottenere una migliore tolleranza e una migliore efficacia. Uno studio svizzero sull’allergia al polline di betulla avrebbe indotto una tolleranza a lungo termine in sole 5 iniezioni.

• La via percutanea consiste nell’applicazione di estratti allergici sulla pelle irritata dalle scarificazioni: il principio è d’indurre in questo modo una desensibilizzazione. Rappresenta una via particolarmente interessante per l’allergia al latte e all’arachide6.

Benché abbia più di 100 anni, l’immunoterapia offre ancora oggi numerose prospettive di miglioramento riguardo alla diminuzione delle dosi di allergeni, all’efficacia della desensibilizzazione a lungo termine (effetto che dura nel tempo) e all’ampliamento delle sue indicazioni. In occasione di un congresso annuale, il 13 giugno 2011, l’Accademia europea di allergologia e immunologia clinica (EAACI) ha lanciato una “dichiarazione europea sull’immunoterapia allergica” al fine di sensibilizzare i politici in Europa e coordinare azioni volte a migliorare il benessere dei pazienti allergici, promuovendo soprattutto l’utilizzo dell’immunoterapia e l’informazione del pubblico riguardo a questo metodo terapeutico. L’EAACI chiede inoltre di promuovere e sostenere la ricerca. Questa dichiarazione è stata pubblicata a ottobre 20127.

David Bême

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10/06/2013

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