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I nuovi trattamenti del diabete

Il diabete di tipo 2, patologia silente e cronica, colpisce oggigiorno circa 3 milioni di italiani già in cura e altri 500.000 non ancora diagnosticati. Sul mercato approdano nuovi trattamenti. Il buon senso invita alla prudenza, finché non se ne dimostreranno l'efficacia e gli effetti collaterali.

Diabete: i nuovi trattamenti
© Getty Images

Perché dei nuovi trattamenti antidiabetici? La risposta è che i "vecchi" trattamenti orali (metformina e sulfamidici ipoglicemizzanti) presentano dei limiti. Sono efficaci all'inizio del diabete di tipo 2, ma con il passare del tempo il deficit relativo alla secrezione di insulina nel diabetico di questo tipo si aggrava. Diversi studi hanno dimostrato l'aumento progressivo, pressoché ineluttabile, dell'HbA1c anche nei pazienti che riescono a non prendere peso. Un farmaco in grado di arrestare tale deficit della secrezione di insulina sarebbe dunque il benvenuto. Gli esperimenti condotti sul topo e alcuni studi preliminari sull'uomo avevano lasciato sperare che i glitazoni potessero avere questa proprietà. Il regresso clinico dimostra che non le cose non stanno così...

Il Rimonabant

Il Rimonabant (Acomplia) è un antagonista selettivo per il recettore di tipo 1 degli endocannabinoidi. Viene rimborsato se prescritto ai pazienti diabetici di tipo 2 in sovrappeso, quando associato alla metformina o ai sulfamidici ipoglicemizzanti. Il rapporto rischio/beneficio di questo farmaco in termini di effetto ipoglicemizzante non è significativo e non arresta il deficit della secrezione di insulina. Può essere utile nei pazienti diabetici in cui il problema del sovrappeso è primario, ma pone dei dubbi circa l'utilizzo protratto per un periodo molto lungo.

Le incretine

Il GLP-1 è un'incretina naturale prodotta dall'organismo. Viene rilasciato già dall'inizio del pasto e agisce a più livelli: frena la secrezione di glucagone, stimola la secrezione di insulina, rallenta lo svuotamento gastrico e pare svolga un ruolo importante sulla sensazione di sazietà. Tuttavia, questo ormone naturale ha un'emivita cortissima perché viene disattivato da un enzima proteolitico denominato DPP-4. Sono stati sviluppati 2 tipi di molecole: gli analoghi e agonisti del recettore GLP-1, che resistono all'azione dell'enzima (l'unico attualmente commercializzato in Italia è l'Exenatide), e gli inibitori del DPP-4, che prolungano la durata di vita del GLP-1 naturale (in Italia sono in vendita il Sitagliptin, il Saxagliptin e il Vildagliptin).

Dal punto di vista glicemico, il Sitagliptin ha la stessa efficacia di un sulfamidico poco potente (il Glibenese), ma comporta un minor numero di episodi di ipoglicemia e un aumento ponderale ridotto rispetto a quest'ultimo. Tuttavia, questa molecola presenta alcuni effetti collaterali che inducono a utilizzarla con prudenza e, al momento, non esistono prove che gli inibitori del DPP-4 arrestino la distruzione delle cellule insuliniche. Pertanto, la classica associazione metformina-sulfamidici è sempre la più attuale.

L'Exenatide fa parte delle alternative all'insulina lenta da assumere prima di andare a dormire. Probabilmente è meno efficace in termini di HbA1c rispetto a un'insulina ben titolata da somministrare la sera prima di coricarsi. Comporta un aumento ponderale ridotto e viene somministrato a dosaggio fisso. Tuttavia, produce alcuni effetti collaterali di tipo digestivo e rimane un farmaco costoso (in media 2 volte più caro rispetto a un'iniezione di insulina glargine).

Fonte: Colloqui di Bichat, Terapie, S. Jacqueminet, A. Hartemann-Heurtier, "I nuovi trattamenti del diabete di tipo 2"

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17/12/2012

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