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Sovrappeso e diabete: quali sono i rischi?

Sovrappeso e diabete sono strettamente collegati. I tre quarti dei diabetici di tipo 2 soffrono di obesità. Quali sono i legami di causalità tra queste due malattie? Come influiscono i trattamenti del diabete sul peso? Esistono nuovi farmaci che possono agire su entrambi i livelli? Le risposte alle tue domande.

La relazione tra diabete e sovrappeso
© Getty Images

Il diabete e l'obesità sono due grandi epidemie in avanzata nel mondo. Il bilancio è semplice: sul pianeta vi sono 400 milioni di adulti obesi e il numero salirà a oltre 700 milioni nel 2025. In un futuro prossimo l'obesità potrebbe diventare la prima causa di mortalità negli USA.

Per quanto concerne il diabete, al mondo ne soffrono 246 milioni di persone. Ogni anno, 7 milioni di individui sviluppano un diabete, ovvero 2 al secondo! Di questo passo, nel 2025 se ne conteranno 380 milioni. Se il numero di casi aumenta in Europa e in America, viene constatata una vera e propria esplosione anche in Cina e in India. Il diabete, che raddoppia il rischio di decesso, sarebbe dunque responsabile di 3 milioni di morti e di 1 milione di amputazioni.

Obesità e diabete: due malattie strettamente collegate

Non è un caso se le epidemie di diabete e di obesità sembrano procedere di pari passo: queste due malattie sono intimamente collegate, al punto che si parla spesso di un'epidemia di "diabesità".

Innanzitutto occorre distinguere i tipi di diabete 1 e 2: è il secondo, che riguarda il 90% dei diabetici, a essere direttamente collegato al sovrappeso. "Se tutti gli obesi non diventano diabetici, al contrario i tre quarti dei pazienti affetti da diabete sono obesi", sottolinea il Prof. Michel Pinget, responsabile del reparto di endocrinologia del CHU di Strasburgo.

Obesità e diabete: cause comuni?

Allora, come spiegare questi legami tra le due malattie? È semplice fare un bilancio: il 90% dei diabeti di tipo 2 si manifesta in seguito a un aumento di peso. Ma, come specifica il Prof. Pinget: "Il sovrappeso da solo non è sufficiente a provocare la malattia. Se non si è predisposti, non si avrà mai il diabete, nemmeno a 200 kg".

Deve quindi sussistere un terreno genetico favorevole, che provocherà un diabete in caso di squilibrio alimentare e di aumento ponderale considerevole. In questo caso, è il meccanismo all'origine del diabete a essere direttamente collegato ai chili di troppo: l'insulinoresistenza. Perché, prima che insorga il vero diabete, la malattia si sviluppa in maniera insidiosa, con una resistenza progressiva all'azione dell'insulina (ormone che permette di ridurre il livello di zuccheri nel sangue e di immagazzinarli). Il corpo è obbligato a produrne sempre di più, finché non sarà più sufficiente, ed è questo il diabete.

Le cause dell'insulinoresistenza sono: l'invecchiamento (e in particolare la perdita muscolare legata all'età); l'alimentazione a base di grassi e zuccheri; la sedentarizzazione; e, infine, l'urbanizzazione e lo stress. Non è quindi difficile tirare le somme: 2 delle 4 cause della resistenza all'insulina sono comuni anche all'obesità: l'alimentazione e la sedentarietà.

Trattare il sovrappeso per curare il diabete

Una volta che il diabetico viene preso in cura, il trattamento deve permettere di evitare le complicanze, soprattutto cardiovascolari. Questo approccio si basa su diversi fattori: controllo della glicemia, del colesterolo, della pressione (il 70% dei diabetici è iperteso). Ma, soprattutto, il diabetico deve perdere il 10% del proprio peso e praticare un'attività fisica regolare. Perché con il sovrappeso aumentano sensibilmente i rischi di complicanze.
"Il problema è che l'80% dei pazienti ai quali viene detto di mangiare meglio e di fare dell'esercizio non seguono le raccomandazioni", sottolinea il Prof. Pinget.
Ciò costringe a curare i pazienti con gli antidiabetici orali e successivamente con l'insulina.

I trattamenti antidiabetici che favoriscono l'aumento ponderale

Oltre a fare attenzione all'alimentazione e all'attività fisica, i diabetici di tipo 2 possono essere messi sotto trattamento (antidiabetici orali o insulina). Tuttavia, si assiste a un vero paradosso, come precisa il Prof. Pinget: "Quanto meglio si cura il diabete e si tiene sotto controllo la glicemia, tanto più le persone aumentano di peso"! Tale fenomeno è soprattutto legato al migliore equilibrio glicemico: non si perdono più zuccheri nelle urine... ma di colpo le calorie vengono immagazzinate meglio e si riprende qualche chilo... Ciò accade in particolare con gli antidiabetici orali (tranne che con la Metformina, che ha un effetto "brucia-grassi").
Ma anche quando passano all'insulina i pazienti prendono qualche chilo (in media 5 il primo anno). D'altra parte, l'aumento di peso sotto insulina è il secondo problema dei pazienti, dopo il timore dell'ipoglicemia. Le ragioni di questo aumento ponderale sono numerose:

  • un'assunzione di alimenti "difensivi", per evitare le ipoglicemie che possono manifestarsi con le iniezioni di insulina;
  • un effetto dell'insulina sul sistema nervoso centrale;
  • un effetto anabolizzante dell'insulina, che favorisce l'immagazzinamento dei grassi.

Questo aumento ponderale durante il trattamento può avere un effetto deleterio nei pazienti già in sovrappeso od obesi, rendendo in particolare più difficile il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Ciò rischia inoltre di ridurre l'impegno dei pazienti...
Va tuttavia notato che non tutte le insuline producono il medesimo effetto: quelle più recenti non provocano neppure lo stesso impatto sul peso. In particolare, l'insulina Detemir (Levemir®) comporta un aumento ponderale meno importante nei diabetici.

Trattamenti antidiabetici e per contrastare l'aumento ponderale

Oggi, alcuni trattamenti agiscono in modo mirato sul sovrappeso e sul diabete.
È possibile citare nello specifico lo Xenical, che, secondo quanto dimostrato dallo studio Xendos, poteva favorire una perdita di peso pur diminuendo i casi di diabete.
Attualmente, un nuovo farmaco ancora in fase sperimentale sembra particolarmente efficace contro il diabete e contro l'obesità: il Liraglutide di Novo Nordisk, che agisce nel contempo sulla produzione di insulina e sull'appetito. Non solo permette di ridurre la glicemia, ma comporta anche una perdita di peso. Nell'ambito di test effettuati su pazienti con un indice di massa corporea pari a 35 (peso spesso superiore ai 100 chili), si sono constatati dimagrimenti di 7 kg in media: il 75% ha perso più del 5% di peso, il 25% addirittura oltre il 10%.
Sarà necessario attendere il seguito dei test per sapere se questo nuovo trattamento manterrà quanto promette.

Tuttavia, qualunque sia il trattamento, il consiglio di mangiare in modo più equilibrato rimane essenziale; anche l'attività fisica non può mancare per combattere i chili di troppo, favorendo al tempo stesso il controllo della glicemia.
Che tu soffra o meno di sovrappeso, che tu sia diabetico oppure no, mangiare in maniera equilibrata e muoverti sono le chiavi di una buona salute. Ricorda che non è mai troppo tardi per fare le cose per bene...

Alain Sousa

Fonti:
Intervento del Prof. Michel Pinget, Conferenza Novo Nordisk, novembre 2007.
Hermansen et al. 2006 - Detemir vs. NPH in T2DM:
Studio PREDICTIVE. Diabetic Medicine 2006;23(suppl4)-Poster IDF (P370).

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04/12/2012

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