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Diabete, l’importanza di uno stile di vita corretto

Attività fisica e alimentazione corretta rappresentano due alleati fondamentali contro il diabete di tipo 2, il più diffuso, non solo sono capisaldi della terapia, ma sono anche le armi della prevenzione.

Diabete, l’importanza di uno stile di vita corretto
© Getty Images

Oltre il 90% dei casi di diabete sono di tipo 2 e un loro aumento è previsto nei prossimi anni in corrispondenza con l’invecchiamento della popolazione – la percentuale di incidenza supera il 18% nei pazienti che hanno superato il 70 anni – e la diffusione di obesità e vita sedentaria, nonostante le possibilità di prevenzione sono le cause principali di questa epidemia. «Sappiamo che questo tipo di diabete è legato a cause di tipo multifattoriale» spiega la dottoressa Valeria Manicardi, diabetologa e direttore del dipartimento di Medicina dell’Ospedale Franchini di Montecchio Emilia (AUSL di Reggio Emilia). «Esiste infatti una predisposizione genetica ereditaria cui si associano però fattori ambientali legati allo stile di vita. Eliminare questi fattori non solo rappresenta quindi la terapia principale di questa forma di diabete, ma anche la principale arma di prevenzione a nostra disposizione. Per esempio un grande studio - condotto ormai diversi anni fa - il Diabetes Prevention Program (DPP) ha dimostrato che l’intervento intensivo sullo stile di vita è più efficace nel ridurre la comparsa del diabete sia della metformina che dell’acarbose, due farmaci che pure limitano le probabilità di comparsa della malattia».

I due fattori  su cui concentrarsi per uno stile di vita corretto sono alimentazione e attività fisica.
«Le norme per una giusta nutrizione in un diabetico di tipo 2 o un soggetto considerato a rischio non sono diverse da quelle consigliate a chiunque, se non per la necessità di una maggiore attenzione all’apporto di zuccheri semplici» chiarisce l’esperta. L’altro consiglio fondamentale è quello di evitare una vita sedentaria. «Non è necessario scegliere uno sport in particolare, l’importante è fare attività fisica» sottolinea la dottoressa Manicardi. «Certo, in linea teorica sono preferibili attività di tipo aerobico, dove i muscoli, lavorando in presenza di ossigeno, sono in grado di bruciare completamente il glucosio senza lasciare scorie, ma quel che veramente conta è fare movimento. Anche camminare 30-40 minuti al giorno è un’ottima abitudine che permette di mantenere il peso corporeo ideale, migliorare la sensibilità all’insulina e tenere più bassi i livelli di grassi e glicemia nel sangue». Lo sport può essere poi un alleato anche per i diabetici di tipo 1, non solo per i benefici fisici che possono trarne, ma anche per motivazioni psicologiche, soprattutto per i più giovani: aiuta ad accrescere la fiducia in se stessi e facilita le relazioni sociali con i propri coetanei. L’importante, per evitare complicazioni ed eventuali situazioni imbarazzanti di fronte ai loro compagni, sarà tenere presente qualche piccolo accorgimento. «Il principale consiglio, per i pazienti diabetici di tipo 1 che fanno insulina ad ogni pasto, è quello di non fare attività fisica nelle due ore immediatamente successive, per non correre il rischio di crolli molto veloci della glicemia (ipoglicemia) con conseguenze anche rischiose» spiega la diabetologa. «La scelta ideale sarebbe quella di praticare lo sport scelto verso sera, prima del pasto, o se lo si deve fare dopo cena, occorre anticipare una cena leggera e controllare i livelli di glicemia prima di iniziare». Può essere utile anche tenere a portata di mano bevande zuccherate da assumere durante lo sforzo se la glicemia dovesse scendere troppo ed è necessario fare particolare attenzione a mantenere un giusto livello di idratazione. Restano poi valide le piccole regole consigliate a tutti coloro che si accingono a fare sport: il programma dell’attività fisica dovrà prevedere un graduale aumento dello sforzo e fissare obiettivi realistici, ogni allenamento deve iniziare con una fase di riscaldamento e una di defaticamento e prevedere un momento dedicato allo stretching. In ogni caso sarà fondamentale la collaborazione con il diabetologo per regolare l’alimentazione e la terapia insulinica in base all’intensità e alla durata dell’allenamento e imparare ad autocontrollarsi per gestire al meglio la attività fisica. Esistono campioni di diverse specialità che sono diabetici.

Cecilia Lulli

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04/12/2012

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