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Gli antidiabetici orali

Il diabete di tipo 2 colpisce sempre più persone nel mondo, in particolare nei Paesi occidentali. Il trattamento di riferimento per questa malattia è costituito da un insieme di misure riguardanti il regime alimentare e lo stile di vita, ma anche e soprattutto dagli antidiabetici orali. Facciamo il punto su queste terapie.

Gli antidiabetici orali
© Getty Images

Quando le cellule del pancreas impazziscono!

Il diabete di tipo 2 si manifesta in genere nelle persone in sovrappeso intorno ai 50 anni. Nel loro caso, un'irregolarità impedisce all'insulina di essere efficace o di essere prodotta in quantità sufficiente per ridurre il livello di zuccheri nel sangue. Per migliorare questa situazione, il medico prescriverà in primo luogo una dieta e un cambiamento delle abitudini di vita, inserendo in particolare la pratica di uno sport. Qualora questo trattamento d'urto non funzionasse, il medico proporrà nel giro di alcuni mesi una terapia farmacologica. In certi casi molto particolari e rari per il diabete di tipo 2, potrà essere considerata un'insulinoterapia per via iniettabile.

I farmaci e la loro modalità di azione

Esistono 4 grandi famiglie di farmaci per il trattamento del diabete:

• La prima è composta dai biguanidi, il cui capofila è la metformina (ad esempio Glucophage®, Stagid® …). Questi farmaci hanno la proprietà di favorire l'azione dell'insulina nell'organismo. Riducono la produzione di zucchero da parte del fegato e l'assorbimento del glucosio a livello dell'intestino.

• La seconda famiglia: i sulfamidici ipoglicemizzanti, tra cui carbutamide, glipizide, glibenclamide, gliclazide, glibornuride, glimepiride, agiscono direttamente sul pancreas stimolandone la secrezione di insulina. Tra questi si possono citare il Daonil® oppure l'Amarel®.

• In terza posizione troviamo gli inibitori dell'alfa glucosidasi (Diastabol® e Glucor®), che agiscono principalmente sull'aumento del livello dei glucidi subito dopo i pasti (glicemia post-prandiale), rallentando l'assorbimento degli zuccheri contenuti negli alimenti.

• Infine, i glinidi (Novonorm®) agiscono allo stesso modo dei sulfamidici ipoglicemizzanti, stimolando la secrezione di insulina.

Ad ogni paziente il suo farmaco!

Innanzitutto, si raccomandano caldamente la dieta, la ripresa di un'attività fisica e la sospensione del fumo. Se, nel giro di 4-6 mesi dall'inizio di questo trattamento, l'HbA1c (che permette di misurare il mantenimento di una glicemia normale in quel periodo) resta superiore al 7%, il medico sceglierà allora un antidiabetico orale.

In caso di sovrappeso, è generalmente indicata la famiglia dei biguanidi. Questo tipo di farmaco necessita di un controllo biologico regolare e vengono spesso constatati disturbi digestivi associati alle assunzioni. Saranno prescritti più facilmente i sulfamidici, se il sovrappeso del paziente è moderato. Sarà allora indispensabile iniziare la cura a piccole dosi e aumentare molto lentamente la posologia al fine di evitare le ipoglicemie, frequenti con i sulfamidici. Prima dell'inizio della terapia verrà eseguito un controllo epatico e renale. Anche gli inibitori dell'alfa glucosidasi sono indicati dopo il fallimento della dieta e possono inoltre essere utilizzati in combinazione con gli altri antidiabetici. I glinidi, spesso associati alla metformina, quando quest'ultima non è sufficiente a mantenere in equilibrio il diabete, provocano a loro volta delle ipoglicemie. Anche i glitazoni possono essere prescritti soli o in associazione, dal momento che il loro principale effetto collaterale è una forte ritenzione di acqua, che provoca edemi e aumento ponderale.

Ogni paziente presenta le proprie peculiarità, e soltanto il medico generico o il diabetologo saranno in grado di scegliere la terapia corretta. Una terapia che dovrà essere modificata e adattata, ma in ogni caso seguita per tutta la vita.

Anne-Aurélie Epis de Fleurian, farmacista

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17/12/2012

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