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I diabetici sottovalutano i rischi

Nell'affrontare il diabete, i pazienti sono troppo spesso negligenti. Tuttavia, solo un corretto controllo della glicemia consente di prevenire complicanze gravi. Uno studio europeo rivela che troppi pochi malati sono informati dell'importanza di un simile approccio1.

I diabetici sottovalutano i rischi
© Getty Images

Il diabete di tipo 2 sta assumendo un andamento epidemico nei Paesi occidentali. Di fronte alla diffusione di questo flagello, è necessario prevenire l'insorgenza della malattia, ma allo stesso modo le sue complicanze una volta che viene diagnosticata. Soltanto un controllo regolare della glicemia permette di evitare conseguenze gravi: malattie cardiovascolari, problemi oculari, nervosi, renali, amputazione.

Gravi complicanze da evitare

Il controllo della glicemia, le terapie antidiabetiche e il cambiamento dello stile di vita (in primo luogo nutrizione e attività fisica) permettono di gestire la malattia e di prevenire l'insorgenza di complicanze gravi. Ma fra la teoria e la pratica vi è uno scarto che preoccupa tantissimi specialisti. Oggi, il diabete di tipo 2 curato con antidiabetici orali è lungi dall'essere sempre ben controllato: in Francia, dal 34 al 46% dei malati curati con antidiabetici orali presenta un livello di emoglobina glicata (HbA1C) superiore all'8%. Una percentuale di gran lunga superiore a quanto raccomandato dalla Haute Autorité de Santé (Alta Autorità di Sanità), che indica di non superare il 6,5%. "Misurando l'HbA1C2 si ha un'idea del controllo del diabete nel corso degli ultimi 3 mesi, a differenza della glicemia, che fornisce un valore istantaneo del livello di zuccheri nel sangue. Un dosaggio trimestrale permette quindi di seguire con precisione l'andamento del diabete, l'efficacia dei trattamenti e l'evoluzione della malattia", afferma il Prof. Jean-François Gautier dell'ospedale St. Louis di Parigi.

Per comprendere meglio le ragioni di questo cattivo controllo del diabete, un'indagine denominata "Choose Control" è stata condotta in 5 Paesi europei, in collaborazione con l'International Diabetes Federation (IDF) Europe e l'Association Française des diabétiques (AFD), con il sostegno dei laboratori Lilly. Ne emerge un'immagine del vissuto e della percezione della malattia da parte dei diabetici.

Informare meglio il paziente diabetico

Pessima memoria, mancanza di informazione adeguata o cattiva interpretazione? L'emoglobina glicata è perlopiù sconosciuta. Un paziente diabetico su 3 non ne ha mai sentito parlare e 1 su 4 non si ricorda di avere fatto eseguire questo dosaggio nel corso dell'anno passato. Due su 3, fra coloro che l'hanno fatto, non si ricordano del risultato ottenuto. In ogni caso, i pazienti ignorano quale sia la soglia da non superare.

"Non vi è da sorprendersi se 3 pazienti su 4 credono di essere ben controllati. Uno su 2 minimizza il rischio di complicanze e la gravità della malattia", dichiara dispiaciuto Pierre-Albert Lefebvre dell'Associazione francese dei diabetici. Inoltre, pochi comprendono il legame che intercorre tra l'equilibrio glicemico e il rischio di insorgenza di complicanze: 4 pazienti su 10 non se ne preoccupano affatto! Cattiva volontà? No, perché 7 diabetici su 10 richiedono un migliore controllo, ma 9 su 10 non hanno potuto ottenere un obiettivo personale di controllo. Infine, i pazienti interpellati si mostrano preoccupati di dovere presto essere curati con l'insulina. Mentre pongono eccessivamente l'accento sugli inconvenienti (come la necessità dell'iniezione), hanno un'idea sorprendentemente vaga dei suoi vantaggi, tra cui il miglioramento del controllo della glicemia, della speranza di vita e della qualità di vita.

Nel quotidiano, è l'impossibilità di mangiare e bere ciò che si vuole il principale punto negativo citato da 9 diabetici su 10. Il legame tra obesità e diabete è ben noto, anche se riesce loro difficile perdere peso (soltanto 4 su 10 sono dimagriti). Oscillando tra frustrazione e preoccupazione, l'aumento di peso li allarma. Ma il dimagrimento agisce al contrario come fattore stimolante sugli altri aspetti dello stile di vita.

Favorire l'educazione terapeutica

Notando i punti deboli del trattamento dei diabetici di tipo 2 curati con i farmaci ordinari, questa indagine sottolinea ancora una volta l'importanza dell'informazione e dell'educazione dei pazienti. Pone l'accento sul vantaggio di un dialogo costante fra medico e paziente per fare incontrare gli obiettivi del primo con le aspettative del secondo. Soltanto un progetto di trattamento ragionato e personalizzato, discusso periodicamente insieme, può evidentemente garantire la partecipazione del malato e spingerlo a impegnarsi per giungere a un migliore controllo del proprio diabete, del proprio peso, del proprio stile di vita e del passaggio ad altre opzioni terapeutiche.

Di fronte alla bomba a orologeria di un'epidemia silenziosa con conseguenze gravi, l'International Diabetes Federation (IDF) Europe raccomanda che i pazienti vengano immediatamente educati meglio per comprendere e controllare il loro diabete, l'importanza del valore dell'HbA1C e la soglia da non superare, e che i medici si impegnino di più in questa necessaria educazione terapeutica3.

David Bême

 

1 - "Come capire bene il diabete di tipo 2 per controllarlo meglio?" - conferenza del 16 marzo 2007 nell'ambito del MEDEC 2007

2 - Per comprendere come l'HbA1c può esprimere 3 mesi di controllo glicemico, ecco spiegato il meccanismo in gioco:

• il glucosio può aderire alle proteine, se il tempo di contatto tra il primo e le seconde è sufficientemente lungo;

• se tutte le proteine hanno questa peculiarità, l'emoglobina A1c dei globuli rossi permette di rivelare meglio il livello di zucchero nel sangue;

• poiché il ciclo di vita di un globulo rosso è di 120 giorni, la misurazione dell'HbA1c è indice del livello medio del tasso di zucchero nel sangue durante tale periodo;

• il suo valore viene espresso come percentuale dell'emoglobina totale. Il valore normale è solitamente compreso tra il 4 e il 6%. Oltre l'8% rilevato con 2 controlli successivi, è necessario rivedere e adattare il trattamento.

Un tasso di emoglobina A1c al di sotto del 6,5% permette di prevenire le complicanze legate al diabete.

3 – Raccomandazioni divulgate in anteprima in occasione della conferenza del 16 marzo 2007.

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04/12/2012

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