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Il diabete: i rischi per il cuore e la circolazione

Oltre il 4% degli italiani è colpito dal diabete, una malattia che attualmente tende a diffondersi. Inoltre, questa patologia espone all'insorgenza precoce di complicanze cardiovascolari che possono essere gravi.

I rischi cardiovascolari del diabete
© Getty Images

Per definizione, il diabete corrisponde a un eccesso di glucosio nel sangue. In più di 9 casi su 10, si tratta di un diabete di tipo 2, riscontrabile in adulti che abbiano superato la cinquantina, spesso sedentari e in sovrappeso. Il diabete di tipo 1 è meno frequente e può essere diagnosticato sin dall'infanzia o dall'adolescenza. Ad ogni modo, in entrambe le forme di diabete, si osservano alterazioni dei grandi e dei piccoli vasi sanguigni.

Sono spesso colpite le grandi arterie del cuore, delle gambe e del cervello

A causa dell'iperglicemia cronica e/o della sua associazione ad altri fattori di rischio cardiovascolare (come l'eccesso di trigliceridi nel sangue, l'obesità, l'ipertensione arteriosa, la sedentarietà, ecc.), il diabete favorisce lo sviluppo di placche adipose (aterosclerosi) al livello delle grandi arterie (macroangiopatia).

L'invecchiamento accelerato delle arterie coronarie del cuore è, infatti, causa di una mortalità prematura tra i diabetici, in particolare tra le donne, normalmente protette contro le malattie cardiovascolari fino alla menopausa.

  • La probabilità di sviluppare un infarto del miocardio è maggiore da 2 a 4 volte in un diabetico rispetto a un non diabetico, e questi infarti sono 2 volte più frequentemente letali.
  • Rispetto alle persone non diabetiche, i diabetici sono 2 volte più inclini a sviluppare un'arterite degli arti inferiori, un rischio addirittura maggiore se fumano parecchio.
  • Infine, questi pazienti sono più spesso vittime di incidenti vascolari cerebrali, problemi che, in generale, sono ancora una volta più gravi rispetto al caso dei non diabetici.

Ma sono colpiti anche i piccoli vasi

Se l'interessamento dei grandi vasi determina la gravità della malattia diabetica (infarto del miocardio, incidenti vascolari cerebrali), quello dei piccoli vasi, come le arteriole e i capillari, provoca complicanze tipiche del diabete. Questa microangiopatia è in rapporto diretto con l'iperglicemia. L'interessamento dei piccoli vasi che irrorano la retina determina così alterazioni visive, che non vengono notate per molto tempo, ma che possono sfociare in una cecità. Spesso la circolazione sanguigna è anche meno buona a livello dei vasi dei piedi. Ciò aggrava le conseguenze di un eventuale interessamento delle grandi arterie delle gambe e spiega la necessità di ricorrere a volte a un'amputazione degli alluci, quando questi ultimi non sono più sufficientemente irrorati. Inoltre, il diabete espone al rischio di lesioni precoci dei piccoli vasi che irrorano i reni, con la conseguente eventualità di vedere svilupparsi un'insufficienza renale.

Come limitare i rischi per il cuore e per i vasi sanguigni?

Molti diabetici, in particolare di tipo 2, presentano numerosi fattori di rischio, i cui effetti negativi si rafforzano l'uno con l'altro. Se è fondamentale normalizzare il livello di glucosio nel sangue tramite il regime alimentare e l'assunzione di farmaci antidiabetici orali o di insulina, è allo stesso tempo essenziale eliminare anche questi parametri di rischio supplementare.

Tali misure riguarderanno la correzione di un sovrappeso e di un'alimentazione troppo ricca di grassi o di alcol, e la pratica regolare di un'attività fisica. Ovviamente, la scoperta di un diabete deve anche indurre a smettere definitivamente di fumare. Infine, una buona igiene dei piedi è indispensabile per prevenire la comparsa di infezioni a livello degli alluci, che aggraverebbero le lesioni vascolari delle estremità. Sarà inoltre necessario normalizzare il più possibile i valori della pressione arteriosa e correggere eventuali anomalie lipidiche che continuino a persistere dopo la riduzione degli apporti di grassi. Ciò potrebbe richiedere l'assunzione di farmaci antiipertensivi o ipolipemizzanti.

Malati adeguatamente seguiti sul piano cardiovascolare

I diabetici devono essere seguiti con attenzione sul piano cardiovascolare. È di prassi eseguire un elettrocardiogramma per determinare se le arterie coronarie sono affette da aterosclerosi. Tuttavia, le affezioni coronariche sono accompagnate, meno frequentemente nei diabetici rispetto agli altri malati coronarici, da stati elettrici di riposo. Pertanto, vi è la tendenza a domandare loro più volentieri una prova sotto sforzo o un ecodoppler per verificare le condizioni del cuore, oppure a praticare una coronarografia se si sospetta una stenosi, ovvero il restringimento delle arterie coronarie. Un ecodoppler verrà prescritto anche quando si ritiene che le arterie delle gambe o le arterie carotidi del collo siano colpite dall'aterosclerosi. Infine, un regolare esame del fondo oculare permetterà di verificare la qualità della circolazione retinica. La capacità di filtrazione dei reni verrà valutata indirettamente osservando il tasso sanguigno di creatinina, nonché la quantità di albumina che passa nelle urine.

Trattamenti specifici in caso di anomalia cardiaca o arteriosa

Oltre ai farmaci antianginosi, il trattamento delle anomalie coronariche si fonda sulla chirurgia (by-pass) o, sempre più spesso, sull'angioplastica, una tecnica che consiste nell'allargare il diametro delle arterie coronarie ostruite introducendovi un catetere a palloncino e successivamente gonfiandolo. Al termine, verrà lasciata in loco una piccola rete metallica, detta "stent". Rimane il fatto che, nei diabetici, il rischio di restringimento secondario, o "restenosi", è particolarmente considerevole, anche in presenza di stent, in quanto le lesioni aterosclerotiche sono sovente lunghe e multiple. Per limitare l'ampiezza del problema, oggi si dibatte quindi della possibilità di utilizzare, in via prioritaria in questi malati, degli stent ricoperti di una sostanza antistenotica, come il "sirolimus". Sfortunatamente, se questi stent attivi sono molto efficaci, hanno d'altro canto l'inconveniente di essere estremamente onerosi! Quanto alle lesioni delle arterie delle gambe o delle arterie carotidi, vengono trattate sia chirurgicamente sia ricorrendo all'angioplastica.

Dr.ssa Corinne Tutin

Fonti:

Gu K, Cowie CC, Harris MI. Diabetes and decline in heart disease mortality in US adults. JAMA 1999;281:1291-1297.
Kannel WB, McGee DL. Diabetes and cardiovascular disease: the Framingham study. JAMA 1979;241:2035-2038.
Manson JE, Colditz GA, Stampfer MJ, et al. A prospective study of maturity-onset diabetes mellitus and risk of coronary heart disease and stroke in women. Arch Intern Med 1991;151:1141-1147.
Wingard DL, Barrett-Connor E. Heart disease and diabetes. In: Harris MI, Cowie CC, Stern MP, Boyko EJ, Rieber GE, Bennett PH, eds. Diabetes in America. 2nd ed. Bethesda, Md.: National Institutes of Health, 1995:429-48. (NIH publication no. 95-1468.)
Panzram G. Mortality and survival in type 2 (non-insulin-dependent) diabetes mellitus. Diabetologia 1987; 30: 123-31.

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27/12/2012

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