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Quali sono le complicanze del diabete?

Insidiosa per molti anni nel caso del diabete di tipo 2, la malattia può avere conseguenze molto serie. Cecità, cataratta, trombosi, nefropatia… le conseguenze del diabete non curato sono varie e devastanti. Prima della scoperta dell'insulina, il suo esito era letale nel caso del diabete di tipo 1. Ma oggi i farmaci esistono e permettono ai malati di vivere normalmente.

Le complicanze del diabete
© Getty Images

Nei Paesi occidentali, il diabete è la principale causa di cecità e di ricorso a un rene artificiale o al trapianto renale.

Complicanze dermatologiche

Se la loro glicemia viene curata male, i diabetici sono più sensibili rispetto alla media alle infezioni cutanee, boccali e ginecologiche perché i batteri "amano" lo zucchero. I piedi sono particolarmente fragili e le piaghe mal curate possono sfociare in ascessi o cancrene, quindi in amputazioni.

Complicanze acute

Le complicanze acute del diabete di tipo 1 sono talvolta malesseri o stati di coma causati da iperglicemia e chetoacidosi, ma molto più spesso dall'ipoglicemia, dovute, rispettivamente, a un'insulina non iniettata o mal dosata.

  • La chetoacidosi si manifesta quando l'organismo non può più utilizzare completamente il glucosio come carburante (lo zucchero non penetra più nelle cellule a causa dell'assenza di insulina). Le cellule si attaccano di conseguenza ai grassi, provocandone una degradazione eccezionalmente massiccia in corpi chetonici, residui tossici per l'organismo. Non curata, la chetoacidosi si evolve verso il coma e la morte.
  • L'ipoglicemia, complicazione di gran lunga più frequente, può causare soltanto un leggero disturbo, ma se non curata può anche portare al coma con conseguenze neurologiche irreversibili.
  • Il coma iperosmolare, complicanza rara, si manifesta soprattutto in soggetti di età superiore ai 60 anni in seguito a una forte disidratazione in concomitanza con infezioni, diarrea o assunzione di diuretici. La glicemia è in questo caso molto elevata e il ricovero immediato. La mortalità è ingente (50% dei casi) e avviene per un brusco calo della pressione arteriosa, nonostante il trattamento con l'insulina somministrata d'urgenza.

Una vita normale attraverso l'osservanza del trattamento

  • Le complicanze non sono una conseguenza inevitabile della malattia. Si manifestano perché il livello degli zuccheri nel sangue è rimasto troppo elevato per troppo tempo. Un diabetico che si cura bene e che tiene equilibrata la propria glicemia entro limiti corretti corre a malapena più rischi di chiunque altro di manifestare suddette complicanze.
  • L'iperglicemia cronica, eventualmente associata al colesterolo, all'ipertensione arteriosa o al tabagismo, "incrosta" progressivamente le grandi arterie dell'organismo. Può provocare l'infarto a livello del cuore, l'arterite a livello delle gambe oppure un'emiplegia se alcune arterie del cervello sono ostruite.
  • Queste schede sono state realizzate dall'Association Française des Diabétiques (AFD, Associazione Francese dei Diabetici), il cui obiettivo è attuare ogni mezzo per aiutare, difendere e informare le persone diabetiche.

Il diabete legato ad un declino mentale

Un altro buon motivo per mantenere il tuo corpo in salute: il diabete e l'ipertensione arteriosa, spesso associati a problemi di inattività fisica, sono ormai collegati a una diminuzione rapida delle capacità cognitive. Questa scoperta pubblicata sulla rivista Neurology si basa sulla valutazione, a 6 anni di distanza, delle capacità mentali di 10.963 persone tra i 47 e i 70 anni. I risultati rivelano un declino mentale nell'insieme dei partecipanti; tuttavia, nei pazienti che soffrono di ipertensione arteriosa e di diabete, la diminuzione è molto più rilevante. Il diabete avrebbe un'influenza nefasta a qualunque età, mentre pare che l'ipertensione arteriosa inizi la propria azione deleteria solo a partire dai 58 anni. Il tabagismo e alti livelli di colesterolo non sembrano influire sull'evoluzione delle nostre capacità mentali.
I ricercatori sostengono che il diabete e l'ipertensione arteriosa potrebbero, senza tuttavia esserne la causa, rendere le persone più inclini a sviluppare il morbo di Alzheimer.

David Bême

* Neurology 2001; 56:42-48

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27/12/2012

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