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Sindrome metabolica: evitarla per prevenire il diabete.

Giro vita ampio, anomalie della pressione arteriosa, dello zucchero e dei grassi… La sindrome metabolica avanza silenziosa, senza nessun sintomo. Eppure, è tutt'altro che innocua e aumenta il rischio di complicanze cardiovascolari e di diabete. Chi ne è interessato? Come diagnosticare questa malattia insidiosa?… Ecco tutte le risposte di Beverley Balkau, ricercatrice all'Inserm.

La sindrome metabolica
© Getty Images

Secondo gli studi più allarmanti, la sindrome metabolica (o sindrome da insulino-resistenza) aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e di diabete. Di fronte a simili minacce, un depistaggio precoce di questo nuovo nemico rappresenta una vera e propria sfida in materia di sanità pubblica.

Un fenomeno in aumento

La sindrome metabolica è caratterizzata da un giro vita ampio, da un eccesso di grassi nel sangue e da una pressione arteriosa troppo alta. Anche se l'ereditarietà sembra svolgere un qualche ruolo, sono soprattutto uno stile di vita troppo sedentario e un'alimentazione non equilibrata a essere chiamati in causa. Nei Paesi occidentali, la cattiva alimentazione e l'assenza di attività fisica minano lo stato di salute di un numero crescente di persone. Pare che, negli Stati Uniti, la sindrome X o sindrome metabolica colpisca 1 americano su 4. Nella popolazione di età superiore ai 60 anni, la situazione sarebbe ancora più preoccupante poiché tale sindrome riguarderebbe oltre il 40% degli anziani. Sembra che gli afroamericani e gli ispanici ne siano interessati con maggiore frequenza. In totale, la sindrome metabolica colpisce quasi 47 milioni di americani1.

In Europa, pare che la situazione sia meno allarmante, con una percentuale di persone colpite pari al 15%2. Ma queste cifre variano in funzione della definizione di sindrome metabolica. Infatti, un altro studio europeo basato sui criteri dell'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che "nei soggetti non diabetici, la frequenza della sindrome, come definita dall'OMS, si differenzia a seconda dello studio mostrando una variazione dal 7% al 36% negli uomini dai 40 ai 55 anni e, nelle donne della stessa fascia di età, dal 5% al 22%".

Una bomba a orologeria

Da una sponda all'altra dell'Atlantico, il profilo dei pazienti è sostanzialmente lo stesso. Tra i fattori di rischio non modificabili figurano l'età e i precedenti familiari di diabete o di malattie cardiovascolari. Tuttavia, si può agire sui principali, che sono la mancanza di attività fisica, l'alimentazione squilibrata, il tabagismo e lo stress. Ma, di fronte all'americanizzazione delle nostre abitudini alimentari, possiamo attenderci una potenziale crescita della sindrome metabolica in Europa e in Italia.

Peraltro, le conseguenze non saranno prettamente estetiche, poiché questa patologia aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e di diabete, due dei principali flagelli del mondo occidentale. "Secondo i risultati francesi, il rischio di malattia cardiovascolare è pressoché raddoppiato (moltiplicato per 1,4 per gli uomini e per 1,7 per le donne), mentre quello di diabete è triplicato (moltiplicato per 2,4 per gli uomini e per 3,4 per le donne)", precisa la ricercatrice. Pare che, negli Stati Uniti, questo nemico silenzioso scalzerà presto il tabagismo come prima causa di malattie cardiovascolari4. L'impegno per un depistage e un trattamento precoci si impone quindi come priorità.

Misurare il giro vita nello stesso modo in cui si misura la pressione

Secondo la definizione più utilizzata, la sindrome metabolica è caratterizzata dalla presenza di 3 fattori tra i 5 seguenti:

  • giro vita > 102 cm negli uomini e > 88 cm nelle donne – queste misure potrebbero essere adeguate a seconda del gruppo etnico;
  • colesterolo HDL (colesterolo buono) < 40 mg/dl negli uomini e < 50 mg/dl nelle donne;
  • trigliceridi > 150 mg/dl (1,7 mmol/L);
  • glicemia a digiuno > 1 g/dl;
  • pressione arteriosa > 130-85 mmHg.

Anche il trattamento di queste anomalie (colesterolo, ipertensione, eccesso di trigliceridi) può rientrare in alcune definizioni della sindrome metabolica. Se ci si attiene alla definizione clinica di questa sindrome, si comprende che il depistage tramite analisi cliniche risulta eccessivamente costoso e troppo difficile da effettuare. Tuttavia, l'individuazione dei pazienti può essere notevolmente semplificata. È sufficiente misurare il giro vita e il tasso di trigliceridi (superiore a 1,7 mmol/l)5, anche nei bambini6. Questo metodo avrebbe permesso di individuare l'80%7 delle persone colpite dalla sindrome metabolica nell'ambito di alcuni studi canadesi. Più aneddotici, altri studi raccomandano di misurare anche la circonferenza del collo8.

"In pratica, l'ideale sarebbe che il metro da sarta entrasse ufficialmente negli studi dei medici generici e che la misura del giro vita diventasse un gesto comune. A poco a poco le cose si stanno muovendo in questa direzione", dichiara la ricercatrice. Un'eccessiva adiposità addominale, rilevata tramite un giro vita superiore a 88 cm nella donna e a 102 nell'uomo, dovrebbe, infatti, mettere in allarme e indurre a fare analisi supplementari (misurazione della pressione, controllo dei grassi e degli zuccheri in particolare). Il trattamento verte principalmente su un cambiamento dello stile di vita e, in alcuni casi, su cure farmacologiche.

David Bême

1 - JAMA 2002;287:356-9.
2 - Arch Intern Med. 2004 May 24;164(10):1066-76.
3 - Diabetes Metab. 2003 Nov;29(5):526-32.
4 - Am Fam Physician. 2004 Jun 15;69(12):2875-82.
5 – JAMA 2002 Dec 4;288(21):2709-16
6 - Acta Paediatr 2002;91(12):1307-12
7 - Ann Med 2001 Nov;33(8):534-41
8 - Obes Res 2003 Feb;11(2):226-31

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27/12/2012

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