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È possibile prevenire il diabete e le sue complicanze?

La mortalità e la riduzione dell'aspettativa di vita dei diabetici sono soprattutto dovute alle complicanze a livello cardiaco e vascolare. Ora più che mai, ogni diabetico può avere una vita attiva, autonoma e piena, a condizione che la sua malattia venga diagnosticata in tempo e curata correttamente. In questo modo, è possibile evitare l'evoluzione verso lo stadio critico delle complicanze (cecità, amputazione, insufficienza renale...).

La prevenzione del diabete
© Getty Images

Quando una dieta alimentare e la pratica di esercizio fisico regolare non bastano a tenere sotto controllo la glicemia, sono indicati dei trattamenti a base di insulina. In attesa della messa a punto di nuove armi terapeutiche, questo ormone è la chiave per l'equilibrio della glicemia.

Proteggere le persone predisposte

La fase di "prediabete" del tipo 1 potrebbe in futuro essere identificata tramite alcuni marcatori dell'attivazione del sistema immunitario, permettendo così di individuare preventivamente i soggetti a rischio. Si potrebbe allora tentare di arrestare il processo di autodistruzione del loro pancreas somministrando un farmaco non tossico ancora da inventare, "congelando" l'aggressività del sistema immunitario.

Per il diabete di tipo 2, malattia indolore che si sviluppa in modo silente, il ritardo della diagnosi può essere determinante, favorendo l'insorgenza di complicanze invalidanti. L'assenza di sintomi fastidiosi purtroppo non stimola il paziente a curarsi. La prevenzione resta quindi difficile. L'individuo con un eccesso di zucchero nel sangue è invitato dal medico a cambiare le proprie abitudini alimentari e a praticare un'attività fisica regolare. Ciò è talvolta vissuto come una privazione e un vincolo, senza beneficio apparente. Sebbene sia in parte familiare, non vi è nessuna "fatalità": il rischio genetico del diabete può essere contenuto da genitori responsabili che trasmettono il piacere di fare sport ai propri figli sin dalla più tenera età e che vigilano affinché non siano in sovrappeso, sensibilizzandoli a un'alimentazione equilibrata. In futuro, la ricerca dei geni di predisposizione nelle famiglie di diabetici di tipo 2 potrà individuare i soggetti a rischio.

La chiave del successo

Nel 1993, uno studio americano ha fornito la prova inconfutabile dell'importanza dell'equilibrio della glicemia nel trattamento del diabete di tipo 1. Questa ricerca ha dimostrato che i pazienti che controllano la propria glicemia 4 volte al giorno e che si iniettano 3 volte al giorno delle dosi adeguate di insulina presentano molti meno rischi di lesioni alla retina, di malattia del rene o di lesioni a livello dei nervi delle gambe, rispetto ai pazienti che seguono un trattamento convenzionale con solo 1 o 2 iniezioni e 1 solo controllo della glicemia al giorno. Studi importanti sono stati realizzati altresì per il diabete di tipo 2 e hanno dimostrato che il miglioramento della glicemia, ma anche del colesterolo e della pressione, permette di evitare le complicanze.

Gestire le inevitabili ipoglicemie

Un diabetico trattato con insulina (e a volte con determinate compresse) deve sapere fare fronte alle ipoglicemie, che, in caso di crisi grave, possono portare al coma. L'insufficienza di glucosio nel sangue può essere la conseguenza di uno scorretto dosaggio dell'insulina, di uno sforzo fisico non previsto, di un pasto saltato, ecc.

Ai primi segnali ("buco" allo stomaco, fame da lupo, stanchezza, sudori, palpitazioni, vomito, vertigini, crampi, problemi di equilibrio, formicolii all'estremità degli arti), il diabetico deve, se possibile, misurarsi la glicemia e ingerire dello zucchero.

Il trattamento è soprattutto preventivo: il diabetico deve sapere adattare le proprie dosi di insulina in funzione dell'alimentazione, dell'attività fisica, nonché dei dosaggi quotidiani della glicemia sulla punta del dito.

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26/12/2012

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