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La scoperta del diabete e la sua storia

Il diabete occupa un posto singolare nella storia della medicina. Il testo più antico a farne menzione è il papiro di Eber, che risale al 1500 a.c. Grazie ai suoi sintomi tipici, (urine abbondanti e zuccherine, sete e fame eccessive), ha potuto essere osservato e descritto dai più grandi medici, quali Aristotele, Galeno, Avicenna e Paracelso.

La scoperta del diabete
© Getty Images

Data la sua complessità, il diabete richiede un approccio multidisciplinare (chimica, fisiologia, metabolismo, chirurgia, dietetica, immunologia, genetica…). Quanto all’insulina, “prodotto-miracolo”, nell’immaginario popolare essa rimane l’emblema della ricerca scientifica ed è valsa il premio Nobel per la medicina ai suoi scopritori.

Aspettando di scoprire l’insulina

Alla fine del XVIII secolo, è l’analisi chimica che dimostra la presenza dello zucchero nelle urine, mentre per diagnosticare la malattia si parte da un’alimentazione squilibrata. Nel XIX sec. i medici si concentrano sulla presenza di zucchero nel sangue. Si devono poi citare anche gli studi di Claude Bernard sulla glicemia animale e sulla produzione di zucchero da parte del fegato.

Alla fine del XIX sec., Oscar Minkowski mette in evidenza il ruolo principale del pancreas nel controllo della glicemia. E’ sempre in questo periodo che Lanceraux, un medico francese, opera una distinzione precisa tra le due diverse forme di diabete.

Scoperta del ruolo del pancreas e dell’insulina

Nel 1921, i due ricercatori canadesi Banting e Best riescono a ottenere l’insulina pura, partendo da estratti pancreatici. In un’epoca in cui il diabete di tipo 1 era letale nella quali totalità dei casi, i primi esperimenti di cura danno risultati eccezionali. Un anno dopo l’insulina viene prodotta a livello industriale.

Gli antibiotici segnano un ulteriore miglioramento, consentendo la cura delle complicanze infettive dovute al diabete scarsamente controllato. La ricerca si sposta anche nei campi dell’epidemiologia, della diagnosi e della prevenzione.

Necessità della prevenzione e nascita della genetica

Durante gli anni 60 e 70 si registrano progressi nella cura delle complicanze oftalmologiche (grazie all’impiego dei laser) e renali (per mezzo della dialisi). Vengono inoltre tentati i primi trapianti di pancreas. Il decennio successivo è caratterizzato dalla creazione di associazioni di formazione e inquadramento  dei diabetici e dall’adozione di tecniche di autocontrollo della glicemia sempre più affidabili.

L’ultimo decennio vede infine la nascita della ricerca genetica. Il determinismo del diabete sembra essere dovuto a una molteplicità di fattori, tuttavia le corrispondenze accertate tra alcuni marcatori genetici e il rischio di diabete (geni predisponenti) aprono la strada ad approcci predittivi in grado di condurre a nuovi criteri di individuazione della malattia. Comprendere il ruolo di questi geni predisponenti dovrebbe anche consentire di mettere a punto nuovi farmaci in grado di inibirne o, al contrario, di stimolarne l’attività.

Alla fine del XX secolo predomina la tendenza a prendere coscienza della necessità della prevenzione, poiché la cura del diabete rimane difficile e costosa.

Queste schede sono state realizzate a cura dell’Associazione Francese Diabetici (AFD –Association Française des Diabétiques) il cui obiettivo è fare tutto il possibile per aiutare, difendere e informare le persone affette da diabete.

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04/12/2012

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