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Diabete e obesità: una nuova epidemia

Alimentazione sbagliata, vita sedentaria… Il diabete è oggi la complicanza dell’obesità più diffusa nel mondo. Di fronte alla crescita simultanea di questi fenomeni, gli esperti parlano di un'epidemia che hanno battezzato di "diabesità". Tra sovrappeso e salute, come far pendere la bilancia dalla parte giusta?

L'epidemia di diabete
© Getty Images

Il diabete rappresenta ad oggi una delle cinque principali cause di morte in molti paesi occidentali. Poiché oltre il 75% dei rischi causati dal diabete sono conseguenza dell'obesità, alcuni scienziati parlano ormai di diabesità.

Una parola nuova per un problema che è già realtà

Il sovrappeso e l'obesità progrediscono a un ritmo tale che gli esperti sono arrivati a parlare di epidemia. Contemporaneamente, si rileva una crescita del diabete di tipo 2 o diabete mellito. Sono 150 milioni le persone  affette da diabete nel mondo, il 90% delle quali da diabete mellito. E le previsioni sono a dir poco pessimiste, giacché si ritiene che la cifra raddoppierà nei prossimi venticinque anni.

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (1) "si è calcolato in passato che i decessi attribuiti al diabete superassero di poco gli 800.000, ma si sa da tempo che si tratta di un dato ampiamente sottostimato. E' più probabile che la cifra si aggiri in realtà attorno ai 4 milioni di morti all'anno, ossia il 9% della mortalità totale".

Viste le complicanze gravi a livello della salute (complicanze cardiovascolari, cecità, amputazioni, etc.) e i costi elevati, organizzazioni come l'International Diabetes Federation (IDF) hanno esortato a intensificare gli sforzi per prevenire l'insorgere di questo tipo di diabete. Il presidente dell'IDF, il professor George Alberti, ha dichiarato di recente "non si deve sottovalutare l'importanza della prevenzione del diabete".

Prevenire piuttosto che ingrassare

Lo strumento più efficace per prevenire l'insorgere del diabete di tipo 2 è rappresentato da un cambiamento del proprio stile di vita che privilegi una dieta equilibrata e un'attività fisica regolare. Questi semplici rimedi hanno inoltre degli effetti benefici che vanno al di là del diabete: riduzione dell'obesità, abbassamento della pressione arteriosa, diminuzione del livello del colesterolo e miglioramento della qualità della vita.

Sull’altra sponda dell’Atlantico le dimensioni del problema sono tali da richiedere di affrontarlo a monte. La nuova strategia consiste nell'individuare i casi di pre-diabete, segnalati da un livello di glucosio nel sangue lievemente superiore alla norma, che hanno tutte le probabilità di degenerare in diabete vero e proprio se la persona non attua alcun cambiamento nel proprio stile di vita. Misure che potrebbero fare prendere coscienza della malattia a persone che ignorano le proprie condizioni. Le autorità incoraggiano i medici di base a effettuare uno screening prescrivendo  abitualmente l'esame della glicemia… Riguardo alla Francia, la questione del pre-diabete non è ancora all'ordine del giorno.

Nonostante se ne conoscano le misure di prevenzione, la situazione continua ad aggravarsi: gli scienziati hanno infatti rilevato che obesità e diabete colpiscono soggetti sempre più giovani (2). Nel maggio 2002, l'Institut de veille sanitaire (Istituto di sorveglianza sanitaria) denunciava con inquietudine l’insorgenza del diabete di tipo 2 nel bambino e le sue implicazioni a livello della salute. Segnalato soprattutto negli Stati Uniti, il diabete di tipo 2 comincia a colpire i bambini in varie parti del mondo. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito indagini epidemiologiche stanno attualmente cercando di valutare l'ampiezza e l'andamento del problema.

In Francia sono stati registrati i primi casi: trattandosi di una malattia infantile di nuovo tipo, tende ad essere sottovalutata; manca inoltre una raccolta dei dati che la riguardano. Carenze che impediscono di contrastare con efficacia un problema che il programma nazionale di prevenzione in materia di alimentazione intende risolvere.

David Bême

1. Comunicato dell'Organizzazione Mondiale della Sanità del 3 settembre 2002

2. Ann Intern Med. 18 giu 2002; 136(12): 857-64

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04/12/2012

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