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Diabete: l'epidemia galoppante!

Obesità galoppante, cambiamenti brutali delle abitudini alimentari, differenze di accesso alle cure, applicazione scorretta delle terapie prescritte, informazione inadeguata, ecc. Numerosi sono i fattori alla base dello sconcerto dei medici davanti alla situazione del diabete nel mondo. Eppure, esistono soluzioni pratiche e farmaceutiche!

Diabete: l'epidemia galoppante!
© Getty Images

Il diabete di tipo 2 è una malattia cronica difficile da controllare, da cui l'importanza di un'informazione costante dei pazienti, ma anche dei medici, riuniti in simposio al Medec per fare il punto su questa patologia.

Cifre che fanno paura

Nel mondo, si contano 150 milioni di diabetici, che diventeranno 300 milioni nel 2025. In Occidente il diabete di tipo 2 è responsabile del 15% di infarti e interventi di angioplastica e bypass, del 20% delle dialisi renali, di casi di cecità fra i 500 e i 1000 all'anno e di 8500 amputazioni all'anno.

Il costo stimato della gestione del diabete di tipo 2 è compreso fra il 4 e il 6% della spesa sanitaria nazionale.

Inoltre, l'osservazione della situazione negli Stati Uniti, che potrebbe prefigurare quella dell'Italia fra qualche anno, è ancora più inquietante: negli USA al diabete è riconducibile il 40% delle dialisi, o ancora dal 20 al 30% degli eventi cardiovascolari gravi.

Quindi è urgente contenere questa epidemia mondiale di diabete!

Un contesto socio-economico mondiale predisponente

Uno studio ben noto agli specialisti aveva dimostrato fin dal 1970 che ai cambiamenti radicali dello stile di vita si accompagnava un aumento del numero dei diabetici: questo studio ha dimostrato che quasi la metà degli indiani Pima in Arizona è diabetico, un fenomeno attribuito alla loro sedentarietà forzata in una riserva e al facile accesso al "cibo spazzatura" americano. Secondo il Dott. Fontbonne, dell'Inserm (Montpellier - Francia), "questo scenario si ripete oggi su scala planetaria. Il fenomeno più inquietante, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, è l'adozione generalizzata di uno stile di vita che associa il desiderio occidentale di consumismo alla relativa mancanza di mezzi".

A parte il caso molto specifico di questi indiani (la brutalità del cambiamento dello stile di vita), si nota ugualmente che ad esempio l'11,5% degli indiani dell'India che abitano in centri urbani sono diabetici, a differenza del 2,7% degli abitanti rurali.

Pare proprio che la "coca-colonizzazione" evocata dai diabetologi non sia un termine vano: in passato, le persone con redditi modesti erano piuttosto rurali, vivevano dei prodotti della terra ed erano in buone condizioni fisiche. Al giorno d'oggi, queste persone vivono in centri urbani o periferici, fanno poco sport, hanno un'alimentazione ipercalorica, ricca di grassi e zuccheri, e pertanto un'obesità sempre più frequente!

A questi problemi di cambiamento dello stile di vita si aggiungono l'invecchiamento della popolazione, la disparità di accessibilità alle cure e il coordinamento inefficace delle stesse.

Una strategia terapeutica da ottimizzare

Secondo il Prof. Grimaldi, dell'ospedale la Pitié-Salpétrière di Parigi, "il diabetico è già un vascolare (ovvero una persona che soffre di problemi cardiovascolari) quando gli viene scoperto il diabete". In effetti, questa malattia si insinua progressivamente, con un aumento della resistenza dell'organismo all'azione regolatrice dell'insulina. Ed è solo quando l'organismo non arriva più a controllare la situazione (aumentando la secrezione pancreatica di insulina) che le analisi mostrano un aumento della glicemia, che sfocia nella diagnosi di diabete.

Quindi occorre agire immediatamente: oltre a misure igienico-dietetiche e compresse, in un paziente cardiovascolare l'associazione di una statina, di un antipertensivoe di aspirina a basso dosaggio riduce sensibilmente il rischio di complicanze gravi.

D'altra parte, il trattamento ipoglicemico proposto dall'ANAES (Agenzia nazionale di accreditamento e valutazione nella sanità, N.d.T.) probabilmente si evolverà: secondo il Prof. Grimaldi, "gli insulino-sensibilizzanti [ndr: le compresse] devono essere prescritti fin dalla scoperta del diabete, anzi, ai pazienti prediabetici con l'obiettivo di raggiungere una HbA1c inferiore a 6". Occorrerà ugualmente preferire una biterapia (associazione di due farmaci) ad una monoterapia a dose massimale non appena la glicemia sarà superiore a 1,26g/l, per mantenere l'HbA1c inferiore a 6,5%. Allo stesso modo, l'insulina non dovrà essere più un tabù ed essere prescritta la sera del giorno in cui "la glicemia a digiuno supera 1,6 g/l".

Infine, i grandi studi recenti, cinese, finlandese e americano mostrano che un cambiamento radicale dello stile di vita - attività sportiva svolta in modo intenso, una dieta equilibrata - rimane un trattamento molto efficace del diabete di tipo 2.

Certamente, in pratica, è difficile capovolgere le abitudini della gente, anche se ad esempio si vedono moltiplicare i pattinatori a Milano o a Roma! Ma se i genitori insegneranno ai loro figli nuove abitudini, si può sperare che lo stile di vita della fine del ventesimo secolo venga sostituito da abitudini più sane, un ritorno allo sport e all'igiene alimentare per tutti. 

Dott. Jean-Philippe Rivière

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04/12/2012

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