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Diabete: il flagello del XXI secolo

Subito dopo la conclusione del Congrès de la Fédération internationale du Diabète (Congresso della Federazione internazionale del diabete, N.d.T.) nuove previsioni rischiano di fare del diabete il flagello del XXI secolo. Da qui a 25 anni, il numero di diabetici raggiungerà 333 milioni. Agiamo prima che sia troppo tardi!

Diabete: il flagello del XXI secolo
© Getty Images

Una grande sfida per i prossimi anni

Più di 300 milioni di persone sono a rischio di sviluppare il diabete: è quanto rivela un nuovo rapporto pubblicato nell'Atlante del diabete, opera pubblicata dalla Fédération Internationale du Diabète (FID, Federazione Internazionale del Diabete, N.d.T.). Si stima che 314 milioni di persone al mondo, ovvero l'8,2% della popolazione adulta, soffrano di ridotta tolleranza al glucosio, una condizione che spesso anticipa il diabete. Secondo il Prof. Alberti, Presidente della FID, "è la prima volta che vengono raccolte su scala mondiale cifre sulla ridotta tolleranza al glucosio. Queste informazioni ci danno un'immagine più giusta del peso probabile del diabete e attestano che ci avviamo verso una delle maggiori catastrofi che il mondo abbia mai conosciuto". Le persone affette da ridotta tolleranza al glucosio corrono il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 e di sviluppare una malattia cardiovascolare. È il caso di circa il 70% dei pazienti che soffrono di questa condizione.

La proporzione di diabetici dovrebbe passare dall'odierno 5,1% a 6,3% nel 2025. Da qui a 25 anni, la popolazione adulta che vive con il diabete nel mondo passerà da 194 milioni a 333 milioni. Due terzi di essi abitano in paesi in via di sviluppo, dove è previsto un rapido aumento delle cifre. Nel 2025, la regione del mondo che conterà il maggior numero di diabetici sarà il Sud-est asiatico, con 82 milioni di malati.

Agire oggi!

Il diabete di tipo 2 costituisce fra l'85 e il 95% di tutti i casi di diabete nei paesi sviluppati, e una proporzione ancora più elevata nei paesi in via di sviluppo. Questi ultimi devono anche affrontare un altro problema: l'accessibilità limitata all'insulina. Nel 2003, la Task Force sull'insulina della Federazione internazionale del diabete ha svolto un'inchiesta sull'accesso globale all'insulina. Risultato: su 74 paesi, 30 confessano di non aver fornito insulina in modo continuo e ininterrotto alle persone affette da diabete di tipo 1. "In Africa, l'insulina non è accessibile al 100% in nessun paese", spiega il Prof. Jean-Claude Mbanya (Camerun), vice-presidente della Federazione internazionale del diabete. La Repubblica Democratica del Congo ha così il triste primato di paese africano con la più bassa percentuale di accessibilità all'insulina, meno del 25% per i pazienti affetti da diabete di tipo 1. Ma non viene risparmiato nessun continente. In Europa, ad esempio, il primato spetta all'Ucrainia, con meno del 25%. Lo stesso accade in Sudamerica, dove, in Perù, un paziente diabetico su 4 riesce a procurarsi regolarmente l'insulina, o in America centrale, dove l'accessibilità all'insulina è compresa fra il 26 e il 49% in Salvador.

"Il tempo vola", ha dichiarato il Prof. Lefebvre, "se non vengono presi provvedimenti per arginare l'aumento del diabete, si profila un rischio di dimensioni enormi per governi, mentre i sistemi di sicurezza sociale si trovano nell'incapacità di garantire cure adatte a milioni di persone che soffriranno di diabete nel 2025.

Inoltre, incoraggiando la prevenzione del diabete, faremo in modo che milioni di pazienti già malati non subiranno una diminuzione della qualità delle cure sanitarie alle quali hanno diritto, e ci permetteranno ugualmente di migliorare la qualità delle cure nelle numerose regioni del mondo che ne hanno grande necessità."

Prevenire con l'alimentazione e l'attività fisica

Nella maggior parte dei paesi, l'aumento del numero di persone diabetiche è il risultato di rapidi cambiamenti sociali e culturali, di invecchiamento delle popolazioni, di una maggiore urbanizzazione, di cambiamenti nel regime alimentare, della ridotta attività fisica, e di altri modelli comportamentali e di stili di vita non salutari. "Oggi, il 90% dei diabetici sono obesi," insiste il Prof. Arnaud Basdevant, responsabile del servizio nutrizione dell'Hôtel Dieu (Parigi). Si stima che attualmente oltre 1,1 miliardi di persone siano in sovrappeso nel mondo e che, di queste, 320 milioni siano considerate obese. Da qui l'interesse per la prevenzione dell'obesità.

Una serie di studi ha dimostrato che il regolare esercizio fisico, associato ad altri cambiamenti dello stile di vita (dieta...) possono ridurre del 50% il rischio di essere diabetici. Allo stesso modo, una riduzione del peso anche modesta può prevenire lo sviluppo del diabete di tipo 2 negli adulti predisposti.

David Bême

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04/12/2012

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