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Diabete: gli specialisti suonano il campanello d'allarme

Il numero di persone interessate dal diabete oggi è assolutamente senza precedenti. Ma il fatto più allarmante è che quasi un quarto di questi pazienti ignorano la loro malattia... Davanti a questa minaccia, gli esperti suonano il campanello d'allarme.

Allarme diabete
© Getty Images

A causa del carattere silenzioso per lungo tempo della malattia, troppo spesso la diagnosi del diabete viene effettuata tardi, a volte alla comparsa delle prime complicanze. Per contrastare questa malattia dei tempi moderni, la lotta passa senza alcun dubbio attraverso un rafforzamento delle misure di rilevamento e un miglioramento del controllo terapeutico.

Un'epidemia dei tempi moderni

Gli esperti endocrinologi presenti al Medec per una conferenza sull'argomento hanno davvero suonato il campanello d'allarme. Secondo loro, questa malattia rimane difficile da capire per la popolazione a causa della necessità di terapia a vita ancor più perché la malattia è asintomatica.

I due grandi tipi della malattia

Tipo 1

Il diabete di tipo 1, insulino dipendente (DID) è anche noto come diabete "magro" perché uno dei primi sintomi è il dimagrimento, o "giovanile" perché interessa soggetti giovani.

È responsabile di circa il 10% dei casi e viene obbligatoriamente trattato con insulina.

Tipo 2

Il diabete di tipo 2, non insulino dipendente (DNID), è noto anche come diabete "grasso" o diabete della maturità, perché sopravviene spesso nelle persone in sovrappeso.

È responsabile di circa il 90% dei casi e viene trattato con diete, associate a farmaci assunti per via orale se necessario, ed eventualmente insulina, dopo qualche anno di evoluzione.

La situazione è particolarmente preoccupante per il diabete di tipo 2, per il quale 2 milioni di francesi vengono trattati con compresse antidiabetiche e/o insulina. Ma questa cifra già molto preoccupante continua ad aumentare, in particolare nei soggetti di età avanzata e nelle classi sociali più svantaggiate. "Inoltre, 800.000 diabetici non sanno di avere la malattia fino alla comparsa di una complicanza che un trattamento corretto e precoce avrebbe permesso di prevenire", dichiara il Prof. Philippe Passa dell’Hôpital Saint-Louis.

L'invecchiamento della popolazione, il cambiamento di abitudini alimentari, l'obesità e la mancanza di esercizio fisico sono altrettanti fattori di rischio propri delle nostre società sviluppate. Ultimi testimoni di questa "epidemia", sono i casi di diabete che si vedono comparire nella popolazione dei giovani obesi.

Nonostante le numerose complicanze possibili di un diabete grave (cecità, amputazione, insufficienza renale, incidenti cerebrovascolari…), la terapia pone un problema come per tutte le malattie "silenziose". Come migliorare il rilevamento e la partecipazione attiva del malato nel controllo della sua malattia? Oggi esistono dei semplici test di rilevamento, come il controllo della glicemia sulla punta del dito nei soggetti a rischio, interessanti per gli uomini e le donne ultraquarantenni in sovrappeso o affetti da ipertensione arteriosa.

Ma la collaborazione del malato passa per una migliore informazione sulla sua malattia. "Il medico deve essere convinto e convincente per evitare che il ricorso all'insulinoterapia venga differito", precisa Grimaldi.

Uno studio in 13 paesi

Al fine di valutare meglio le relazioni fra i pazienti e i professionisti sanitari, il laboratorio Novo Nordisk ha realizzato lo studio internazionale Dawn. Questa inchiesta ha permesso di sottolineare parecchi punti molto importanti sul vissuto del paziente diabetico in generale e più precisamente sul paziente francese rispetto agli omologhi europei.

I diabetologi e i medici generici partecipanti allo studio dovevano proporre due diabetici di tipo 2 e un diabetico di tipo 1. Con oltre 5000 pazienti, la rappresentatività del campione rivela tratti comuni: età, sesso, proporzione, anzianità del diabete, modalità terapeutica.

Su scala internazionale, pare che le buone relazioni sociali e affettive con il prossimo possano contribuire ad un migliore controllo della malattia. Ma solo il 10% dei pazienti interrogati hanno avuto una sensazione di benessere e un terzo ha detto di sentire un "malessere". Meno della metà dei professionisti sanitari si sente capace di identificare e valutare le necessità psicologiche dei pazienti.

David Bême

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04/12/2012

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