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Il diabete: quali sono i sintomi?
 
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Diabete: chi sono le persone a rischio?

Questa malattia dall'evoluzione che può sembrare insidiosa è facile da individuare… a condizione di rilevare il glucosio nel sangue. Tuttavia, alcuni ritengono che questo esame venga richiesto troppo di rado dai medici. È invece maggiormente diffuso il test di rilevamento nelle urine, più rapido e meno costoso. Di qualità mediocre, questo tipo di depistage rileva unicamente i casi di diabete accertato. Si stima che il numero di diabetici che ignorano di essere affetti dalla malattia sia compreso tra i 500.000 e il milione.

Chi rischia il diabete?
© Getty Images

Il test di rilevamento del glucosio nelle urine indicherebbe soltanto i livelli di zucchero nel sangue superiori a 1,80 g/l. Ma il diabete si manifesta già quando il livello di glucosio nel sangue raggiunge il valore di 1,26 g/l a digiuno. Gli stati di "prediabete" o i diabetici di tipo 2 (nei quali il pancreas non produce una quantità sufficiente di insulina) sfuggono con ogni probabilità a questo tipo di depistage.

Per sopperire ai limiti di questo metodo di rilevamento, è possibile stabilire in prima istanza quali sono le persone a rischio? Non del tutto. Chiunque, indipendentemente dall'età, può sviluppare il diabete. Tuttavia, è possibile identificare alcuni fattori di rischio, tra cui:

  • obesità;
  • età (il diabete di tipo 2 si sviluppa soprattutto dopo i 40 anni);
  • sedentarietà;
  • antecedenti familiari;
  • o stress.

L'ereditarietà

Il carattere familiare del diabete è ormai noto da molto tempo per il tipo 2, mentre nella maggioranza dei casi è assente per il diabete di tipo 1. Il diabete di tipo 2 è, infatti, una malattia determinata geneticamente, ma che non si manifesta se non in presenza di fattori ambientali favorevoli, quali l'alimentazione o lo stile di vita sedentario. Si sta iniziando a identificare i geni responsabili della predisposizione al diabete. La Francia, molto attiva in questo ambito, possiede presso l'Institut Pasteur di Lille la più grande banca mondiale di campioni di DNA di famiglie di diabetici. I primi risultati sono promettenti e sono stati individuati diversi geni coinvolti nella malattia. Queste scoperte dovrebbero permettere presto di individuare le persone a rischio e di proporre loro una serie di misure preventive. Analogamente, esistono alcuni geni responsabili della predisposizione al diabete di tipo 1.

Depistaggio del diabete di tipo 1

Per il diabete di tipo 1, la predisposizione ereditaria è scarsa e meno del 5% dei casi presenta familiarità. Tale incidenza è tuttavia 20 volte superiore al rischio esistente nella popolazione generale. Presente soprattutto in soggetti giovani, questo diabete è dovuto alla distruzione delle cellule del pancreas che secernono l'insulina. Si tratta di una malattia autoimmune, vale a dire che l'organismo rivolge i propri meccanismi di difesa contro se stesso.

Prima dei segni evidenti (dimagrimento accompagnato da una fame e da una sete intense e da un'eliminazione eccessiva di urina), sarebbe possibile individuarlo grazie a un prelievo del sangue che dosi gli anticorpi diretti contro le cellule del pancreas. Se questi anticorpi sono numerosi, è segno che il processo di auto-rigetto è probabilmente in atto. In tal caso, il rischio di comparsa del diabete nei 7 anni successivi è dell'80%.

Depistaggio del diabete di tipo 2

Questa forma della malattia è fortemente ereditaria. Se uno dei genitori ne è affetto, il figlio ha il 30% di rischio di esserlo a sua volta. Questo diabete si manifesta spesso verso i 50 anni ed è quasi sempre associato a un sovraccarico ponderale. Gli altri fattori di rischio di questo diabete sono la sedentarietà e gli eccessi alimentari.

Con un inizio insidioso, associa 2 anomalie: un'inefficacia dell'insulina a livello degli organi e una secrezione insufficiente. Il pancreas si sovraffatica secernendo sempre più insulina, che non basta a normalizzare la glicemia. Il futuro diabetico di tipo 2 ha quindi un tasso di insulina nel sangue più elevato del normale.

Scoperta di un nuovo gene del diabete di tipo 2

Di recente, la prestigiosa rivista scientifica Nature si è resa portavoce della scoperta di uno dei geni coinvolti nello sviluppo del diabete di tipo 2. Tale scoperta potrebbe permettere ai medici, nel prossimo futuro, di individuare i soggetti a rischio fin dai primi stadi della malattia. Nel mondo, oltre 100 milioni di persone sono colpite da questo tipo di diabete. Sebbene una cattiva alimentazione e un'eccessiva sedentarietà siano alcuni dei fattori di rischio, è stato confermato che il diabete di tipo 2 ha un'origine genetica. Il gene individuato, denominato SHIP2, era inizialmente associato al cancro. Dopo aver disattivato questo gene in un topo, i ricercatori non hanno constatato lo sviluppo di tumori, bensì un livello molto basso di zucchero nel sangue. In mancanza di questo gene, i livelli di insulina aumentavano senza più nessuna regolazione, facendo abbassare il tasso di glucosio a livelli pericolosi. Questa scoperta potrebbe dunque essere di ausilio nella diagnosi precoce delle malattie che attualmente vengono perlopiù individuate solo dopo l'insorgenza di complicazioni. Più a lungo termine, i ricercatori auspicano di riuscire a mettere a punto un farmaco che consenta un migliore funzionamento di questo gene.

* Nature, gennaio 2001, vol. 409, pp.92-97

I sintomi comuni al tipo 1 (minzioni frequenti, vista offuscata, sete, dimagrimento) sono meno evidenti e si aggravano più lentamente. Di fatto, questo diabete è più subdolo e spesso viene scoperto per caso nel corso di un esame clinico di controllo o durante una gravidanza. Un peso stranamente elevato del neonato è segno di un notevole rischio di diabete per la madre (e non per il bambino).

L'Associazione americana dei medici diabetologi raccomanda che la glicemia delle persone con fattori di rischio venga controllata con frequenza triennale dopo i 45 anni di età. In Italia, si è ancora lontani da questo genere di raccomandazioni.

David Bême

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04/12/2012

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