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Le caratteristiche del diabete infantile

L’aumento del numero dei diabetici interessa tutte le fasce d’età. Contrariamente a quanto si è portati a credere, la malattia non risparmia i più giovani. Negli ultimi dieci anni si conta un incremento del 75% dei casi di diabete nei bambini sotto i quattro anni. Scopri l’essenziale sul diabete del bambino.

Il diabete infantile
© Getty Images

Il numero dei casi di diabete di tipo 1 (diabete insulino-dipendente) nel bambino varia sensibilmente da un paese all’altro. Si passa da un’incidenza di 0,1 bambini diabetici ogni 100.000 nati in Cina a 36,8 su 100.000 in Finlandia. In Italia, tra i giovani, si contano circa 20.000 diabetici.

Sempre più bambini colpiti

Tra il 1988 e il 1997 è stato registrato un forte incremento dei casi di diabete insulino-dipendente nei bambini: più 75% nei minori di 4 anni, più 30% nella fascia tra i 4 e i 14 anni. L’incidenza non sembra invece aumentare nei ragazzi tra i 15 e 19 anni.

Non si tratta di una dinamica senza conseguenze ma, al contrario, di una sfida per la medicina. Con un diabete che compare già nell’infanzia aumenta infatti la durata del monitoraggio e, di conseguenza, il rischio di complicanze. Oltrettutto, il diabete di tipo 2, che interessava un tempo soltanto gli adulti, colpisce ormai un numero sempre maggiore di adolescenti a seguito dell’aumento costante del numero dei bambini obesi.

Alla ricerca delle cause

Sono state avanzate varie ipotesi per spiegare la crescita dell’incidenza del diabete di tipo 1 nei bambini. Da un lato sono sotto accusa l’ambiente e l’alimentazione: si evidenzia, per es., che il numero dei casi di diabete tra i bambini cresce in misura inversamente proporzionale a quello dei bambini allattati al seno. Dall’altro fattori igienici, come la sterilizzazione dell’ambiente dei lattanti,  potrebbero essere in grado di modificare il terreno immunitario generale attraverso l’apparato digestivo.

Non dimentichiamo che il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune, vale a dire una reazione d’attacco dell’organismo contro le sue stesse cellule. A farne le spese sono in questo caso le cellule del pancreas che secernono l’insulina, necessaria alla corretta assimilazione degli zuccheri da parte del nostro organismo.

Più di un motivo per considerarlo un diabete a sé.

Malgrado il diabete del bambino abbia più di un punto in comune con il diabete dell’adulto, vari elementi ne fanno una malattia a sé. La precocità dell’insorgenza e la possibilità di evoluzione nel lungo periodo aumentano il rischio di complicanze. Inoltre, il bambino attraversa varie fasi chiave. La pubertà è per esempio un periodo critico della malattia, che necessita di adeguamenti della terapia. Infine, poiché il bambino non può essere il medico di se stesso, l’ambiente socio culturale nel quale vive diventa determinante per la scelta di una terapia adeguata.

Così come avviene con altre patologie, anche i bambini affetti da diabete presentano un maggior rischio di difficoltà affettive e psichiatriche rispetto al resto della popolazione. Tuttavia gli studi finora effettuati sull’argomento non giungono a conclusioni unanimi. Durante l’adolescenza può venire registrato un rifiuto della malattia che provoca una scorretta osservanza della terapia, l’eccesso o l’assenza di iniezioni di insulina. I conflitti affettivi più gravi nei bambini diabetici possono comportarne il ricovero per ipoglicemia o chetoacidosi (iperglicemia).

Dai sintomi alla terapia

La carenza di insulina provoca una sete intensa. Il bambino beve e urina più del normale. Ricomincia a soffrire talvolta di enuresi, nonostante avesse già imparato a controllare lo stimolo durante la notte. All’insorgere della malattia in circa un quarto (23%) dei casi si riscontrano dolori addominali. I bambini più grandi presentano forte affaticamento e dimagrimento. Quando un bambino o un adolescente presenta sintomi caratteristici del diabete, un esame della glicemia è spesso sufficiente a confermarne la diagnosi.

Le insuline impiegate in pediatria hanno azione rapida e intermedia, con un dosaggio in genere di due iniezioni al giorno. Benché sia facile iniettarle, esigono tuttavia una tecnica rigorosa. L’età alla quale il bambino diabetico può iniettarsele da solo è estremamente variabile. Tra gli 8 e i 12 anni può comunque venire incoraggiato a diventare autonomo nella gestione della malattia. Da un punto di vista nutrizionale, gli apporti dietetici necessari ad una crescita e a uno sviluppo normale sono gli stessi nel bambino diabetico e in quello sano ma si devono tenere tuttavia sotto controllo la regolarità degli apporti alimentari e la quantità dei glucidi.

Nel bambino diabetico va incoraggiata l’attività fisica. I genitori devono essere però consapevoli che un’attività fisica intensa può provocare una chetoacidosi se il livello della glicemia non è nei limiti.

Le strade della ricerca dovranno condurre ad un miglioramento delle tecniche esistenti, attraverso la miniaturizzazione degli strumenti di iniezione, dei sensori per il monitoraggio del glucosio o delle pompe per l’insulina. L’immunoterapia (mirante a contrastare la risposta immunitaria dell’organismo) e la terapia cellulare (che consiste nel trapianto di nuove cellule del pancreas) sono altrettante piste che la medicina sta cercando di esplorare.

Luc Blanchot

Fonte: Materiale di stampa dell’Inserm (Istituto nazionale della sanità e della ricerca medica) del 26 ottobre 2006

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04/12/2012

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